Da sempre la cultura popolare ha influenzato la produzione letteraria in ogni parte del mondo. La sua rielaborazione da parte di grandi scrittori ha contribuito a modificare l’immaginario collettivo con le loro opere. Il Faustus di Marlowe è un chiaro esempio di come le credenze popolari abbiano fornito la base per l’elaborazione di un capolavoro letterario: il protagonista di quest’opera è, infatti, la condensazione di una serie di elementi culturali tra cui la pratica del patto col demonio legato alla magia occulta delle streghe.

Inquadrato in questa corrente di riscrittura della cultura popolare, il lavoro di Marina Warner risulta esemplare sia per i cultori della tradizione popolare sia per gli scrittori che intendono seguire la via della rielaborazione del patrimonio folkloristico, trasformandolo in opere letterarie. In particolare, The Difference in the Dose è il racconto della scrittrice italo-britannica che, rivisitando saggiamente la fiaba di Raperonzolo, affronta problemi modernissimi come la sterilità, la maternità e il rapporto madre-figlia. Alla base di questa narrazione si trova un attento lavoro di ricerca: la Warner, infatti, investigando l’incredibile patrimonio della «piccola tradizione» europea (secondo la definizione dello storico Redfield), ha rinvenuto tre varianti di questa fiaba: oltre alla celebre Rapunzel, messa per iscritto dai fratelli Grimm, bisogna citare la francese Percinette e la storia napoletana di Petrosinella, pubblicata da Basile nel Cuntu de li cunti.

Giambattista Basile
Giambattista Basile

La bravura indiscussa dell’autrice inglese sta nell’aver coniugato l’applicazione del metodo comparativo alla cultura popolare-cosciente della possibile migrazione degli elementi folkloristici da una regione all’altra e della discreta uniformità di tale cultura nell’Europa dell’età moderna- e alla tecnica della riscrittura che accompagna una vicenda, nata cinquecento anni fa, fino ai giorni nostri. Infatti, pur trasponendo tutto in termini contemporanei – alla torre/prigione si sostituisce un grattacielo a Manhattan, la strega/orchessa è soppiantata da una businesswoman e la madre reale della protagonista è una signora che vive nel più totale anonimato in America – la tecnica narrativa del racconto orale (in questo caso la bedtime story) e l’ossessione di ritrovare la madre biologica della protagonista stabiliscono una forte connessione, metaforica e concreta allo stesso tempo, della short story con le sue radici popolari e del suo personaggio principale con il suo passato.

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