19 Novembre 1985: quell’incontro Reagan-Gorbaciov che segnò la storia

A Ginevra il preludio di un disarmo epocale.

I veri appassionati sanno che la storia, di cui si è soliti ricordare mnemonicamente guerre e trattati, è fatta di tante piccole cose e che, allo stesso tempo, i singoli avvenimenti storici non nascono dal nulla. Superficialmente, infatti, i commentatori tendono a dare una rappresentazione esclusiva ed isolata degli eventi, tralasciando il fatto che, in applicazione al principio di causalità già proprio delle scienze naturali sin dai tempi di Galileo, il giungere a questo o quel determinato effetto (un fatto storico in questa circostanza) implica per forza di cose un altro fatto, ad esso antecedente, da cui lo stesso deriva.

Fiumi di parole e di pagine sono state scritte sulla Guerra Fredda, sul Muro di Berlino e sulle ragioni dell’implosione del blocco comunista. Molto più inosservato è passato, invece, l’incontro che il 19 Novembre di 31 anni fa vide come protagonisti il presidente americano Ronald Reagan ed il nuovo segretario del Pcus Michail Gorbaciov. Sono anni critici: i rapporti tra le due superpotenze sono tutt’altro che distesi e la corsa agli armamenti procede a vele spiegate. Ancora, nell’83 Reagan, in un celebre discorso pronunciato alla National association of evangelicals, definisce l’URSS un “evil empire”, facendo credere alla promozione di una politica di bellicoso contrasto del comunismo.

Eppure, complice l’entrata in scena di Gorbaciov, l’uomo del cambiamento, colui che si autodefinì “la persona che decise di non aggrapparsi al potere, ma di riformarlo” in un’intevista rilasciata alla CNN, a soli due anni da quel discorso di fuoco fu proprio lo stesso Reagan a spingere per incontrare il leader sovietico e dare il via a quel processo di distensione poi culminato nel trattato INF (Intermediate Range Nuclear) del 1987 con il quale, per la prima volta, i missili nucleari installati da USA e URSS sul territorio europeo (cd. euromissili) furono totalmente eliminati.

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L’inversione di rotta di Reagan, come emerso recentemente da alcuni dossier desecretati da Casa Bianca e CIA, fu dovuta alla presa di coscienza del reale rischio di quello che Ennio Caretto definì “un olocausto nucleare”: era chiaro a tutti, insomma, che un conflitto atomico sarebbe stata la fine della nostra civilità. Ci sarebbe voluta un’impresa, tuttavia, per riuscire in questa apertura senza un interlocutore come Gorbaciov, leader fermo e convinto ad abbandonare le politiche di Breznev, Chernenko e Andropov e deciso ad aprire un dialogo, come infatti accaduto, con gli USA.

Chissà: forse se il destino non avesse consegnato all’umanitá questi due uomini nello stesso momento storico, oggi avremmo avuto un’idea di libertà ben diversa da quella attuale; o forse, addirittura, gran parte della generazione ’90 non avrebbe mai visto la luce. Al lettore l’ardua sentenza.

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