Arrivederci Galliani. La fine di un’era

Siamo giunti ai saluti.
La fine di un’era, iniziata nel 1986 con l’acquisizione dell’ AC Milan da parte di Silvio Berlusconi. L’era più vincente della storia del club.                                        “Passeremo dalla cronaca alla storia” ha riferito Adriano Galliani, ormai prossimo a diventare “ex” AD del Milan, a MilanTv qualche giorno fa, annunciando ufficiosamente la sua imminente uscita di scena dal club che ha portato ai vertici del mondo. Durante l’era Berlusconi sono arrivati ben 8 scudetti, 1 Tim Cup, 5 UEFA Champions League, 6 Supercoppa Italiana, 5 Supercoppa UEFA (record), 2 Coppe Intercontinentali ed un Mondiale per club FIFA. Tanti i trofei vinti, tantissimi i campioni passati da Milanello grazie alla visione strategica del presidente Berlusconi – “Abbiamo avuto 8 Palloni d’Oro, negli anni 90 avevamo titolare il Pallone d’Oro Van Basten e l’altro Pallone d’Oro Papin in panchina: questo faceva capire la mentalità del Presidente Berlusconi” – ma grazie soprattutto all’abilità di Adriano Galliani, consacratosi come uno dei migliori dirigenti della storia del calcio. Le ultime indecorose stagioni hanno scatenato l’ira del popolo milanista, partendo dalla famosa “Curva Sud”, che più volte ricorda quanto il dott. Galliani abbia “rovinato” il Milan attuale. Gli scarsi risultati raggiunti dal club rossonero hanno fatto sì che l’AD divenisse il capro espiatorio della crisi che il Milan sta vivendo. I deficit a livello societario – dettati da scelte sbagliate, poca chiarezza e probabilmente una programmazione non all’altezza del blasone del club – hanno influito anche sui risultati in campo ed hanno “infangato” il nome Milan sia dentro – “Sono al Milan da 15 anni e la cosa più fastidiosa è che ormai le squadre vengono a San Siro sapendo di potersela giocare, prima invece speravano solo di non subire goleade. Le cose devono tornare come prima” disse nel 2015 l’ex portiere Christian Abbiati – che fuori dal campo, come si è potuto notare dalla difficoltà del club di portare a Milanello campioni di fama mondiale, ricevendo, invece, rifiuti anche da calciatori che non rientrano in quest’ultima categoria (vedasi i casi Jackson Martinez e Geoffrey Kondogbia).

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È mancata, inoltre, la “disponibilità economica”, la lucidità nelle scelte, sia per quanto riguarda gli acquisti – molti ritenuti non consoni alla levatura della prestigiosa maglia del Milan – sia, anzi soprattutto, per ciò che concerne le cessioni – basti pensare che per i trasferimenti di Saponara, El Shaarawy e Verdi il club non ha monetizzato neanche 20 mln €. Ma anche quando, stagione 2015/16, il presidente Berlusconi ha stanziato circa 90 mln di budget, i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative (già di basso profilo per una squadra come il Milan).
Troppo importanti, forse, erano manager del calibro di Ariedo Braida – un DS che non ha bisogno di presentazioni (tanto è che adesso fa le fortune del Barcellona) – e Leonardo (consulente di mercato, osservatore, direttore sportivo ed anche allenatore), i quali guidavano la società nelle scelte di mercato, e con l’eccellente abilità e competenza del dott. Galliani, riuscivano a far accaparrare al Milan calciatori considerati tra i migliori al mondo. Le figure manageriali sopracitate non sono più presenti all’interno della società e anche la lucidità e la perizia dell’AD rossonero sembrano essere svanite, ed i tifosi, gli ultras, non fanno altro che ricordarlo ogni partita casalinga del diavolo tramite striscioni e cori rivolti alla società.
Tuttavia, nonostante gli ultimi fallimenti, nonostante le contestazioni, è lecito e doveroso ringraziare Adriano Galliani e ricordare quanto di buono fatto, quanti campioni abbia portato e quanto egli abbia contribuito alla nascita di quel Milan glorioso che dal 1986 ha aggiunto 5 coppe dei campioni in bacheca.
L’uscita di scena del dott. Galliani – “Non sono disponibile a nessun incarico che non sia quello di amministratore delegato. Non sono stato interpellato da nessuno ma dopo 30 anni non accetterei di fare un ruolo diverso da quello che ho fatto. Non sono disponibile a rimanere nel CdA, un minimo di rispetto per la carriera bisogna averla” – potrebbe arrecare una perdita non solo al Milan, ma tutto al mondo del calcio.
Ed è proprio a nome di quest’ultimo che è doveroso dire: GRAZIE DOTTORE.

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