Another brick in the world

Libertà, unità, speranza: questi gli ideali che si respiravano a pieni polmoni il 9 novembre 1989, giorno della caduta del muro di Berlino.

Crollo del muro di Berlino. Fonte repubblica.it
Crollo del muro di Berlino. Fonte repubblica.it

Costruito dal 13 agosto del 1961 dal governo della Germania Est, aveva lo scopo di impedire la libera circolazione dei cittadini tra la parte ovest e la parte est della città, ma simboleggiava anche una sorta di linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e la zona d’influenza sovietica durante la Guerra Fredda. La frontiera era fortificata sia militarmente che da due muri paralleli di cemento armato separati dalla cosiddetta “striscia della morte”, larga alcune decine di metri, all’interno della quale in quegli anni furono uccise tra le 150 e le 200 persone dalla polizia di frontiera della DDR (Repubblica Democratica Tedesca). L’abbattimento del muro avviò il processo di riunificazione tedesca, conclusosi formalmente il 3 ottobre del 1990. Nel momento in cui si commemora un evento storico dall’impatto sociale così elevato, viene spontaneo fare un confronto con il mondo attuale e dunque sorge spontaneo chiedersi: quanti muri – fisici o ideologici – sono presenti oggigiorno? Ha fatto notizia, poco più di un anno fa, la recinzione di rete metallica di filo spinato fatta costruire nel luglio 2015 dal premier ungherese Orbán, al confine con la Serbia, per respingere i clandestini in arrivo dai Balcani, ritenendo non sufficienti le misure adottate dall’Unione Europea per contenere il flusso di migranti.

E’ tristemente nota anche la barriera di separazione eretta nel 2002 da Israele in Cisgiordania per impedire l’intrusione di cittadini palestinesi nel territorio nazionale. Definita dai palestinesi “jidār al-faṣl al-ʿunṣūrī”, “muro di separazione razzista”, è stata dichiarata illegale due anni dopo la sua costruzione dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, ma continua ad essere presente in una zona che negli ultimi anni è stata al centro di bombardamenti e guerriglie all’interno del conflitto israelo-palestinese che ha già portato a decine di migliaia di morti.

muro al confine tra Corea del Nord e Corea del Sud. Fonte IlPost.it
muro al confine tra Corea del Nord e Corea del Sud. Fonte IlPost.it

Per continuare, a separare le due Coree dal 1953 è invece la “Zona Demilitarizzata Coreana”, sorvegliata ogni giorno da centinaia di militari di entrambi i Paesi in teoria ancora in guerra non essendo mai stato firmato alcun accordo di pace. Non si può di certo trascurare in queste ore la barriera di filo spinato che dal 1994 divide USA e Messico con lo scopo di impedire l’immigrazione illegale oltre il confine statunitense, rivelatosi però non efficace in quanto dalla sua costruzione il numero di ingressi “irregolari” non è diminuito. Questo ha portato il neo-eletto presidente USA Donald Trump a rendere la costruzione di un muro “impenetrabile, fisico, alto, potente, bellissimo” uno dei capisaldi del proprio programma elettorale. Non esistono però solo muri che dividono due Paesi; ancora oggi vi sono esempi di barriere create all’interno di uno stesso stato o di una stessa città. Le “Peace Lines”, ad esempio, sono una serie di muri costruiti a Belfast nel 1969 quando le tensioni etnico-religiose tra cattolici e protestanti sfociarono nei “Troubles”, la fase più recente del conflitto nordirlandese. Invece, a Rio De Janeiro dal 2009 è stata eretta una sfilza di barriere che dividono sostanzialmente le zone residenziali e ricche della città da quelle povere, le favelas. Nonostante sia stata denunciata la realizzazione di queste costruzioni come prettamente discriminatorie, il governatore di Rio De Janeiro, non

Il muro tra Messico e USA, ansa.it

ché promotore dell’iniziativa, Sérgio Cabral ha definito il progetto “ecobarriera”, in quanto i muri sono stati sollevati per bloccare lo sviluppo sregolato di una favela, quella di Dona Marta, verso la foresta circostante.

“Oltre le mura delle città, un orizzonte insegue un orizzonte, a un’autostrada un’altra seguirà, gli spazi sono fatti per andare…”

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