E’ stata una bravata! Mio figlio è un ragazzo perbene! Non si può parlare di bullismo ma di un semplice scherzo tra compagni di scuola”. Queste sono le frasi che sentiamo pronunciare quotidianamente in seguito ad episodi di bullismo da genitori che sottovalutano il comportamento sconsiderato dei propri figli, limitandosi a difenderli senza andare alla radice del problema. Chi commette gesti simili ha solitamente una storia difficile alle spalle o comunque una situazione familiare che pone il bullo in una condizione di disagio. Facciamo riferimento a famiglie in cui il dialogo è inesistente e la presenza dei genitori è sporadica.
Vi è, quindi, un problema psicologico originario. Il bullo nutre insicurezze e paure che vengono sfogate sugli altri e a pagarne le conseguenze sono sempre i ragazzi più deboli. Colui che commette atti di bullismo non è un folle, è una persona che andrebbe aiutata dai genitori e secondariamente da figure specializzate. La famiglia, minimizzando l’episodio, non fa altro che aggravare la situazione e nascondere le difficoltà psicologiche dei propri figli. Un figlio viene aiutato nel momento in cui ci si siede a tavolino e si affronta la questione senza oscurare la realtà dei fatti.

bullismo
Fonte lavocedelgattopardo.com

E’ vitale il ruolo delle famiglie anche per quanto concerne le vittime di atti di bullismo. Spesso i genitori assumono comportamenti inidonei che infondono ulteriori insicurezze e fragilità ai propri figli. “Non sei in grado di difenderti da solo, devi crescere facendoti giustizia da te” e via dicendo. Queste sono alcune delle parole che amaramente si sentono pronunciare. La vittima va tutelata e deve sentirsi al sicuro tra i propri cari. Anche in tale caso occorre che il fenomeno non venga preso sotto gamba né considerato come un caso isolato. Immediatamente il soggetto coinvolto deve essere supportato a livello psicologico.
E’ fondamentale che ci sia un processo di educazione affinché il bullismo non resti invisibile e sconosciuto. Trattasi il più delle volte di bullismo psicologico che produce conseguenze che si ripercuotono anche in futuro e che segnano in maniera indelebile la personalità della vittima. Talvolta è peggio subire violenze psicologiche piuttosto che fisiche e – per tale motivo – giocano un ruolo significativo gli educatori e le stesse famiglie. Il bullismo psicologico vede come protagonista il bullo che emargina la vittima escludendola dal gruppo o calunniandola diffondendo false voci sul suo conto. L’Italia è in gravissimo ritardo rispetto ai Paesi europei sul fronte della psicologia scolastica ed è rimasta il solo Paese europeo a non avere veri e propri psicologi tra i banchi di scuola. La presenza di un professionista può facilitare il ruolo degli insegnanti nel dedicare attenzione a temi scottanti come il bullismo e rendere partecipi gli studenti che non conoscono il problema non essendo mai stato analizzato. Ma cosa ci si aspetta da un Paese in cui ancora andare dallo psicologo è visto come un tabù ed il paziente viene definito pazzo? E’ irrealizzabile un cambio di mentalità nel nostro sistema scolastico ed educativo? Chi subisce atti di bullismo e gli stessi aggressori dovrebbero essere assistiti da psicologi in modo da seguire una terapia di recupero comune che veda protagoniste anche le famiglie.

Patrizia Mattioli
Patrizia Mattioli. Fonte ilfattoquotidiano.it

Patrizia Mattioli, psicologa e psicoterapeuta, nel suo libro Uno psicologo nella scuola, pone in rilievo la centralità dello psicologo all’interno degli istituti scolastici ed i limiti presenti nel sistema educativo nostrano. Fa riferimento ad una esperienza svoltasi all’interno dei Centri di Informazione e Consulenza (C.I.C), regolati dalla legge 162 del 1990. L’istituzione di un Centro di Ascolto ha consentito di ricavare uno spazio in un’aula della scuola, in cui per tre ore settimanali è presente lo psicologo, a disposizione di chiunque abbia bisogno di un colloquio e possono parteciparvi tutti i protagonisti della scuola. Esiste, dunque, una legge che disciplina il ruolo dello psicologo nelle scuole ma tale figura non è definita da una norma che preveda l’inserimento stabile nelle strutture. Le scuole infatti godono di ampia discrezionalità e possono scegliere se avvalersi o meno di un servizio psicologico. Il punto di partenza deve essere la scuola ma l’Italia sembra ancora non averlo capito. Gli insegnanti da soli non possono realizzare progetti che pongano in sinergia i soggetti della scuola né avviare processi di educazione senza che ci sia una struttura ad hoc costituita da educatori e psicologi. Bisogna avvicinare i giovani, sin dalla scuola primaria, a tematiche che talvolta appaiono lontane perché non si è direttamente coinvolti. Soltanto la cultura e la formazione potranno costituire un’arma letale per la prevenzione del bullismo.

Cyberbullismo
Fonte adolescenday.it

Altra forma di discriminazione in grande espansione al giorno d’oggi è il cyberbullismo, ossia “bullismo online”. Quante volte ci siamo imbattuti nella lettura di commenti offensivi sui social o di offese denigratorie che possono provocare traumi psicologici a chi li riceve! E’ diffusissima – inoltre – la pubblicazione di video che ritraggono adolescenti intenti a picchiarsi come bestie con il sottofondo festante della folla inferocita che non può perdere l’occasione di pubblicare il filmato sui social network. Siamo davanti alla divinizzazione del Bullo, visto come un modello da seguire e che in realtà presenta enormi debolezze. E’ una cosa sconcertante scoprire che il bullismo ed il cyberbullismo siano molto diffusi già a partire dalle scuole medie ed è tragico scorgere che tali fenomeni vengano fortemente sottovalutati.
Negli ultimi anni diverse sono state le iniziative antibullismo ma ancora risultano troppo isolate. Basti pensare che a Pordenone, dove il cyberbullismo ha mietuto nel gennaio 2016 una nuova vittima, entro giugno sarà messa a disposizione una task force di formatori antibullo o al Lazio, che ha approvato una legge regionale per la prevenzione ed il contrasto al bullismo.
Nella speranza che vengano insediate presso le scuole di ogni ordine e grado strutture di ausilio psicologico, non possiamo far altro che incentivare la formazione e far sì che i ragazzi si sentano pienamente coinvolti in questa lotta. Non bisogna essere spettatori passivi del bullismo!

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