Non vogliamo clandestini in casa nostra, che ci rubano il lavoro, hanno vitto e alloggio pagati dallo Stato, mentre molti italiani muoiono di fame e vengono sfrattati da casa: queste sono le parole pronunciabili da un cittadino medio italiano e da un politico in un talk-show per descrivere la situazione di emergenza migratoria che affligge il nostro Paese da alcuni anni, mettendo in crisi le politiche migratorie dell’UE, i governi dei paesi border-line – come l’Italia – il sistema di valori delle democrazie, come la solidarietà, la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Tappeto della vergogna
Tappeto della vergogna. Fonte vita.it

Ogni giorno sul tappeto in cui passeggiano i leader europei, all’ingresso degli edifici di Bruxelles e Strasburgo, vengono aggiunti migliaia di nomi: sono i nomi di chi annega nel Mar Mediterraneo. Si lasciano alle spalle la paura di essere uccisi sotto le bombe e acquistano la speranza di una vita più sicura e serena. Intanto nei pensieri degli italiani si presenta un’altra paura, quella dello smantellamento del tanto amato welfare State, quel sistema di protezione sociale che uno Stato democratico garantisce dal secondo dopoguerra ai suoi cittadini, secondo un insieme di diritti sociali ed economici di cui è titolare solo il cittadino. Da qui la paura di perdere il lavoro “per colpa loro”, di perdere le sicurezze nel campo della sanità, dell’abitazione e dell’istruzione.

A fronte di queste ondate di esseri umani che si riversano sulle coste mediterranee, molti sono stati gli interventi umanitari (insufficienti) e di gestione dei flussi (inefficaci), regolamentati dall’UE ed effettuati dai Paesi di primo approdo. Sembra impossibile trovare una soluzione, dato che è impraticabile la demagogica proposta di rimpatriare gli immigrati. Per capire la complessità della situazione, occorre innanzitutto fare un po’ di chiarezza. E’ da tempo inflazionato l’uso del termine clandestino, cioè immigrato irregolare, colui che è entrato in un Paese straniero violando la normativa europea sul permesso di soggiorno, a cui si deve allineare ogni legge nazionale che disciplina i diritti di residenza, domicilio e cittadinanza.

UE
UE

Le persone che fuggono dal proprio Paese possono essere migranti economici o rifugiati: i primi in cerca di lavoro, i secondi bisognosi di protezione umanitaria e di asilo, in fuga da persecuzione (per razza, religione, ideologia, sesso ecc.) e dalla guerra. In Italia, – secondo i dati ISTAT – solo il 9% di extracomunitari è immigrato per lavoro; tra i richiedenti asilo meno della metà ha ottenuto, nel 2015, protezione ed asilo politico. Questa popolazione non può tornare a casa propria perchè il rimpatrio degli immigrati è ammesso finchè non viola i diritti fondamentali: non può essere respinto un richiedente asilo che rischia la vita nel proprio Paese. L’immigrato può chiedere asilo solo al primo Paese in cui entra (la maggior parte delle volte è il Paese di frontiera, come l’Italia e la Grecia) e di conseguenza non può essere trasferito in un altro Paese europeo (ad es., Nord Europa), dove di solito il migrante vuole andare a vivere. Per questo, alcune volte la presa delle impronte digitali nel primo paese di approdo, sempre saturo, risulta essere controproducente.

Migranti
Migranti. Fonte mediciperidirittiumani.org

L’UE ha cercato di ridurre i flussi migratori finanziando quei paesi da cui essi partono, come la Turchia e l’Eritrea, sostenendo economicamente governi autoritari ed anti-democratici. Gli accordi con questi Paesi terzi, renderebbero questi ultimi dei Paesi sicuri, dove potrebbero essere rimpatriati gli stessi migranti senza diritto di asilo. Un Paese con un dittatore come capo politico, non eletto dai cittadini, e senza diritti e libertà democratiche, come può trasformarsi in un Paese sicuro? Altrettanto contraddittorio l’accordo UE-Turchia, conseguente alla crisi in Siria: tutti gli immigrati irregolari siriani in Grecia verranno trasferiti in Turchia, la quale in cambio non solo riceve 3 milioni di euro, ma può anche reinsediare un siriano in UE. Priva di risultati rilevanti anche la decisione di distribuire le quote di migranti tra i Paesi dell’Unione, per dividere il carico: quali governi dichiarerebbero ai propri cittadini di voler accogliere nuovi migranti per mero spirito di solidarietà? Solo la Germania volontariamente, pur essendo più satura dell’Italia, si è mostrata accondiscendente e fedele allo spirito europeo: se siamo una vera Unione, gli stati membri devono assumerne la responsabilità e gli oneri. La crisi migratoria ha dimostrato quanto l’UE sia troppo unione economica, troppo poco unione politica, gelosa dei propri interessi economici, ma negligente verso il suoi valori umanitari.

 

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