A New York, a giugno, si celebra il mese del jazz, il Newport Jazz Festival, con molti cantanti nella zona del Rockefeller Center e una serie di concerti per le strade e teatri della città. Central Park è il luogo degli amanti della musica classica, dove la Metropolitan Opera Company esegue le opere dei grandi classici.

Wynton Marsalis
Wynton Marsalis

C’è chi sostiene che la musica sia morta, altri che la musica non sia mai stata così viva! Sono molti gli interrogativi che suscitano in ognuno di noi tante emozioni, ma chi riuscirebbe a dare una risposta certa?
Nei primi anni settanta, sull’onda del movimento dei diritti civili – quando James Brown, Marvin Gaye e Stevie Wander erano i sovrani della musica popolare afroamericana, quando la gente sfoggiava acconciature afro alte otto pollici e abbigliamenti casual in poliestere e c’era ancora nell’aria profumo di rivoluzione – , l’ultima cosa a cui chiunque si ritenesse minimamente alla moda poteva prestare attenzione era la musica dixieland: fazzoletti in testa, atteggiamento allo zio Tom, mossette parodistiche e sorrisi per tutti i turisti“. Inizia proprio così il libro di Wynton Marsalis, Come il jazz può cambiarti la vita. Questa introduzione denota come l’epoca dalla spinta rivoluzionistica stesse cavalcando l’onda del successo. Da lì a poco la cultura Jazz – considerata espressione dozzinale e una delle più scontate mode – iniziò a plasmare i più grandi musicisti.
Se oggi vi chiedessero cos’è il jazz, ognuno di voi darebbe risposte diverse; in qualche modo simili, ma decisamente diverse. D’altronde è questo lo spirito di questa cultura: ti scuote nelle tue decisioni e ti porta ad essere te stesso, ti coinvolge e ti inebria con le sue improvvisazioni.
Questa cultura è partita dal basso fino ad arrivare agli ambienti più colti delle società moderne. E in un contesto sociale che porta a dimenticarsi del proprio essere, il jazz rafforza l’essere se stessi: sei tu ad essere il capo di te stesso. Non può essere diversamente, in quanto l’identità e la personalità musicale devono inevitabilmente emergere per fare il jazz. Devi essere libero da ogni pregiudizio per suonare così, devi essere coinvolgente, devi avere molta personalità.
Ogni strumento può essere suonato in modo jazzistico, ma quando si pensa a un quartetto jazz gli strumenti che ci vengono subito in mente sono il pianoforte, il contrabbasso, la batteria e la tromba. Il timbro di questi strumenti è quasi paragonabile a una magia che ti fa pensare e credere che, nel trasporto emozionale, ancora qualcosa di bello in questo mondo c’è!
Si crede che questo genere musicale sia per soli, pochi, prescelti specializzati, ma la cultura stessa ci dice che tutti possono fare Jazz, e che tutti – soprattutto – possono essere Jazz.

Edward Kennedy Ellington
Edward Kennedy Ellington. Fonte biography.com

Sì, una persona può essere Jazz. Perché oltre ad essere un genere musicale il Jazz è una scelta di vita, uno stile di vita, un modo di essere.
E per meglio comprendere questo principio vi lascio con una efficace citazione dell’americano Edward Kennedy Ellington, uno dei più grandi musicisti e compositori jazz: “In genere, il jazz è sempre stato come il tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia”.

Vi consiglio di ascoltare questo straordinario brano di Louis ArmstrongI Love Jazz.

Buon ascolto.

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