Si è spento a Milano a 90 anni Umberto Veronesi. Il suo nome è sicuramente legato agli importanti studi condotti contro il cancro, battaglia che ha intrapreso fin dal 1965 quando partecipò alla fondazione dell’ AIRC (Associazione Italiana Ricerca Sul Cancro), per poi divenire nel 1975 direttore generale dell’ Istituto Nazionale dei tumori. Tra i suoi numerosi incarichi, anche quello di Presidente dell’ Organizzazione Europea per la ricerca e la cura del cancro dal 1985 al 1988 e di direttore scientifico dell’ Istituto Europeo di Oncologia, fondato da lui stesso nel 1991. Egli aveva a cuore tanto la ricerca quanto l’insegnamento, finalità che lo spinsero nel 2003 alla creazione della Fondazione Umberto Veronesi, con l’intento di promuovere il progresso scientifico attraverso l’erogazione di borse di ricerca per medici e ricercatori. Il suo ruolo scientifico è importante e noto anche al di fuori dei confini nazionali. È lui ideatore e promotore della tecnica della quadrantectomia per estirpare il tumore alla mammella. Si tratta di un intervento che ha un impatto estetico e dunque anche psicologico molto meno invasivo ma altrettanto efficace della mastectomia, ovvero l’asportazione chirurgica del seno. Inoltre, nel 1993, ha sviluppato la tecnica del linfonodo sentinella: Veronesi e gli altri ricercatori dell’IEO si accorsero di quanto fosse importante intercettare i carcinomi piccoli perché in quei casi le cellule cancerose non raggiungevano ancora i linfonodi dell’ascella, per cui non era necessaria l’asportazione. Per cui, mentre il paziente è ancora in sala operatoria, si inietta un liquido radioattivo che individua il “linfonodo sentinella”, ossia il più vicino al tumore, lo si analizza e se è sano si può evitare di asportare tutti gli altri, poiché costituiscono una naturale barriera protettiva del nostro sistema immunitario.

Logo Fondazione Veronesi

La sua vita scientifica non è stata dedicata solo a curare meglio i tumori, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita dei pazienti, ponendo come obiettivo principale della sua attività il mantenimento dell’integrità corporea e psicologica. L’instaurazione di un legame di fiducia medico-paziente è sempre stata, secondo Veronesi, condizione necessaria per poter affrontare al meglio il percorso di terapia, specialmente in patologie aggressive e difficili da sconfiggere come il cancro.

Umberto Veronesi – però –  non era soltanto uno dei migliori oncologi al mondo; era prima di tutto un uomo dalla forte personalità e non ha mai perso occasione di farsi promotore di diverse battaglie sociali. Già nel 1995, fu promotore di una delle prime campagne per la depenalizzazione e la legalizzazione delle droghe leggere per uso terapeutico. Nel 2006, dichiarò di essere favorevole alla graduale introduzione degli OGM, ritenuti “un valido strumento per combattere la fame nel mondo, per ridurre l’impatto dei pesticidi e per contrastare la desertificazione”, in quanto a provocare il cancro, secondo Veronesi, più che gli stessi OGM fossero delle particolari tossine contenute in alcuni alimenti. E’ stato a sostegno di campagne per la difesa della salute degli animali e di iniziative per promuovere il vegetarianismo, divenendo egli stesso vegetariano e ribadendo quanto possa nuocere il consumo di carne. Si è dichiarato favorevole agli inceneritori come soluzione di alcune problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti e ha sostenuto la loro innocuità per la salute, posizione che lo portò al centro di accese polemiche. E’ stato promotore di campagne a favore dell’eutanasia, ritenendo che così come esista il “diritto alla vita” esista il “diritto alla morte”. Si è inoltre sempre schierato contro una legge che vieti l’aborto, in quanto “condannare l’aborto con una legge, renderlo illegale, non impedisce che gli aborti avvengano. […] L’aborto volontario è un evento grave, ma l’aborto clandestino è una tragedia: per questo offrire a una donna l’opportunità di abortire in modo legale e controllato corrisponde alla scelta del «male minore»”. E in ultimo ma non di certo per importanza, il suo ruolo politico: dall’aprile 2000 al giugno 2001 fu Ministro della Sanità e, grazie alla norma da lui voluta, per la prima volta in Italia fu sancito il divieto di fumo nei luoghi pubblici (cosiddetta “legge antifumo”).

Umberto Veronesi. Fonte repubblica.it
Umberto Veronesi. Fonte repubblica.it

Una vita dedicata quasi a contrastarla, eppure la morte non gli ha mai fatto paura: “Quando sei giovane non pensi alla vecchiaia e man mano che invecchi il confine fra “giovane e anziano” si sposta sempre più in là. Semmai si pensa alla morte, questo sì. Io ci ho pensato molto perché sono un sopravvissuto. A diciott’anni in guerra sono saltato su una mina e sono rimasto vivo per caso. O per miracolo, qualcuno direbbe. Da allora ogni giorno di vita per me è una conquista. Ho deciso che avrei colto la bellezza dell’esistenza a piene mani, finché vita ci fosse stata. E così è avvenuto. Non mi sono fatto mancare nulla.”

E allora, non facciamoci mancare nulla nemmeno noi. La morte di Veronesi è una grande perdita, ma non ci lascia a mani vuote. Potremo sempre fare affidamento sui suoi insegnamenti e potremo sempre tenere a mente la sua visione: “La medicina non è uno strumento senza colore. Non è una tecnologia. E’ invece uno strumento di crescita collettiva, di progresso; ed è un grande esperimento di solidarietà. E’ il terreno dove la scienza migliore si coniuga con l’obiettivo più nobile”.

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