Il concetto di letteratura in questi ultimi decenni sta vivendo un processo relativamente veloce di mutamento. Se, da un lato, la cultura tradizionale sembra divenire – col passare del tempo – patrimonio esclusivo di un numero sempre più ristretto di uomini e donne, è tuttavia possibile affermare che si stia generando un fenomeno di compensazione a questa progressiva perdita. Infatti, alcune forme di espressione appartenenti in origine alla cultura popolare, come il fumetto o la musica rap, sono state considerate prima opere d’arte e, più recentemente, letteratura. A questo proposito, è d’obbligo citare alcuni nomi che hanno dato un notevole contributo all’innalzamento della musica allo status di letterarietà, come il fenomeno della dub poetry o il vincitore del premio Nobel per la letteratura Bob Dylan.

L’argomento centrale di questo articolo riguarda un uomo che da qualche anno si prodiga per congiungere il rap all’arte dello storytellingAlessio Mariani, in arte Murubutu, con il suo ultimo album (pubblicato il giorno seguente all’assegnazione del Nobel a Dylan) L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti. Si tratta di un album composto da quattordici brani musicali che – nel corso dei loro tre o quattro minuti di durata – raccontano una storia nella maggioranza dei casi ben costruita, durante cui fanno la comparsa dei personaggi, le cui caratteristiche psico-fisiche sono approfonditamente descritte.

Murubutu. Fonte repubblica.it
Murubutu. Fonte repubblica.it

L’organicità dell’opera, evidente nella scelta di utilizzare come argomento comune il vento, è data dall’uso ripetuto del lessico appartenente al campo semantico delle “brezze e correnti” e dalla trattazione di questi temi a partire dal punto di vista della gente comune (fatta eccezione per “L’armata perduta di re Cambise” e “Il re dei venti” che sono due canzoni-narrazioni che attingono alla storiografia e alla mitologia greca), tramite una tecnica che mira alla sistematica cancellazione del concetto di lieto fine, in favore di una visione disincantata della realtà.

La struggente bellezza di quest’opera si esplica attraverso l’arte poetica con cui l’autore riesce a trasmettere le sensazioni, le gioie e i drammi dei protagonisti delle sue storie, grazie all’uso di metafore sempre appropriate e tramite l’andamento del racconto che fa sì che l’ascoltatore percepisca il senso della canzone, costruendoselo poco a poco, assemblando uno dopo l’altro i vari frammenti che Murubutu gli fornisce.

 

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