“Network society”: la realtà letteraria Italiana in frammenti

I dati Istat risalenti al 2015 sulla produzione e la lettura dei libri in Italia parlano chiaro: un lettore su due si considera “lettore debole”, avendo dedicato il proprio tempo a non più di tre libri in un anno. Questo elemento è strettamente intrecciato al rapporto Istat dell’anno precedente, riguardante l’approccio dei cittadini alle nuove tecnologie, dal quale è emerso un aumento esponenziale di persone che fanno un uso giornaliero del computer e di Internet. Per comprendere al meglio tali informazioni, però, bisogna considerarle all’interno del contesto sociale nel quale sono state rilevate, ovvero la “Network society”, che vede come focus culturale ed economico l’incessante sviluppo delle nuove tecnologie e, più nello specifico, dei mezzi di comunicazione di massa digitali. I bei tempi dei “topi da biblioteca” che, dopo aver perlustrato con attenzione centinaia di scaffali, potevano assaporare la gioia di aver trovato il libro giusto, sono finiti; il rilassante profumo delle pagine di un libro, che sa di niente e tutto allo stesso momento e che suggerisce le storie di coloro che l’hanno sfogliato prima di noi, è stato rimpiazzato dal dolore al dito che , compulsivamente, manda avanti le pagine di un libro in formato pdf. L’influenza tecnologica in ambito letterario, in fin dei conti, è stata così imponente da modificare, tramite la multimedialità, le modalità di fruizione, orientandole verso una lettura frammentata; è cambiata, inoltre, la struttura sintattica che, nei quotidiani online, è basata sulla brevità e su una scarsa articolazione logico-sintattica. Ma, l’innovazione più spaventosa apportata dalla “digital revolution” è, sicuramente, quella riguardante il nostro meraviglioso vocabolario Italiano.

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Da quanto emerso nel comunicato stampa di presentazione della nuova edizione dello Zingarelli 2017, infatti, il nostro vocabolario è vittima di un fortissimo impoverimento linguistico, dovuto all’intenzione di mettere da parte parole ricche di suggestione, quali “obsoleto”, “ingente”, “diatriba” e così via, per lasciare spazio a sinonimi più comuni, ma meno espressivi o, addirittura, a neologismi, per lo più di origine inglese. L’italiano presentato dallo Zingarelli 2017 è un “mix” , per rimanere in tema, che rispecchia al meglio la realtà letteraria che stiamo vivendo: una realtà che privilegia la superficialità, la fretta e l’impulsività, oscurando l’inestimabile “labor limae” usato dai padri della letteratura, che ha permesso ad ogni loro parola di essere un’opera d’arte.

 

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