Ho scelto la medicina per capire l’origine di quel male che la religione non poteva spiegare: queste parole – pronunciate da Umberto Veronesi – sono estratte dal suo libro Il mestiere di uomo, edito nel 2014. Sono passati solo pochi giorni dalla morte del brillante oncologo italiano, ma il ritratto che si intende tracciare questa volta esula dai suoi encomiabili successi professionali. Veronesi, prima di essere un grande medico, era un grande uomo, un uomo dalle posizioni forti che ha sempre combattuto – anche in modo anticonformista – per la realizzazione dei suoi ideali, umani e professionali.

Umberto Veronesi
Umberto Veronesi. Fonte einaudi.it

Allo stesso modo di Auschwitz per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio: rimbombano fragorosamente queste parole e portano la mente di ciascuno a porsi innumerevoli interrogativi, molti dei quali risulteranno irrisolti a tempo indeterminato. Ne Il mestiere di uomo, Veronesi è pervenuto però a delle conclusioni, sostenendo queste con una incredibile veemenza: questa è la storia di un uomo che, nel corso della sua esistenza, ha compiuto un progressivo allontanamento dalla fede in Dio. L’oncologo tiene a precisare – tuttavia – che il suo non è uno scetticismo nei confronti della vita, ma nei confronti della fede nel senso squisitamente cristiano del termine. Come puoi credere nella Provvidenza o nell’amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi? Queste sono domande alle quali l’uomo può dare una risposta fideistica, trovando sollievo nella misericordia di Dio, oppure pervenendo alla conclusione dell’inesistenza della dimensione ultraterrena. Il fattore che rende ancora più intrigante la posizione di Umberto Veronesi è l’apparente discrasia tra il suo ateismo e la sua eccezionale fede nella vita, che ha costituito il mood della sua cinquantennale carriera. La vita ha un valore inestimabile, ma non è un dono di Dio. Le radici dell’agnosticismo – tramutato poi in ateismo – dell’oncologo risiedono addirittura nel periodo della sua adolescenza. “Non saprei dire qual è stato il mio primo giorno senza Dio. Sicuramente dopo l’esperienza della guerra non misi mai più piede in una chiesa, ma il tramonto della fede era iniziato molto prima. Durante il liceo fui bocciato due volte, ero un discolo in senso letterale: non andavo bene a scuola. Di fatto sono sempre stato anticonformista, ribelle ai luoghi comuni e alle convenzioni accettate acriticamente, e questa mia natura mal si conciliava con l’integralismo della dottrina cattolica che era stata il fondamento della mia educazione di bambino”.  Se gli albori dell’ateismo di Veronesi risalgono alla sua giovinezza, la scelta che ha cambiato la sua vita (quella di diventare medico) ha corroborato in toto questa sua convinzione ideologica.

Umberto Veronesi
Umberto Veronesi. Fonte ansa.it

La professione del chirurgo ha – per sua natura – un contatto incessante e persistente con il male, con la sofferenza, con la morte. Un medico con la “M” maiuscola non può eludere alcuni interrogativi, non può supinamente accettare quelle che – per i retaggi di una cultura di integralismo cattolico – vengono tacciati per incontrovertibili verità o dogmi. L’illustre fisico italiano Antonino Zichichi ha mosso una critica alle dichiarazioni di Veronesi, sostenendo che la scienza non abbia mai scoperto nulla che fosse in contrasto con l’esistenza di Dio. Non credere in Dio – secondo Zichichi – vuol dire fondare il proprio ragionamento su principi che non possono essere rigorosi, così come non lo sono quelli su cui si fonda la fede. Ma Veronesi non stigmatizza la comunità dei credenti, si limita ad esprimere – apertis verbis -le sue convinzioni esistenziali. Questo coraggio e questo anticonformismo sono palpabili all’interno de Il mestiere di uomo, libro che merita una profonda quanto ponderata lettura.

 

 

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