E se fosse sempre un problema di benaltrismo? L’irresistibile tentazione a dribblare un problema affermando che c’è di peggio. Una tendenza bipartisan che si perde nella notte dei tempi della storia repubblicana, da quando sono nati i partiti di massa. L’attrazione quasi carnale delle folle ad essere aizzati da parte di chi sa cosa alla gente piace sentirsi dire. Tra demagogia e sana retorica affrontare i problemi di petto sembra essere un blocco psicologico di tutti, quasi fosse un trauma infantile. Il trauma di una classe dirigente che sa dimostrarsi anche capace ma poco avvezza a discutere nel merito.

Fonte lindro.it
Fonte lindro.it

La capacità retorica di chi domina le piazze di saper parlare anziché alla testa, alla pancia degli italiani. Un’abitudine totalmente nostrana a dire che “i problemi sono ben-altri”. E di questi tempi i benaltristi dominano lo scenario politico italiano. Le forze politiche che parlano alla parte irrazionale, all’es delle folle freudianamente parlando. E che ci riescono bene, e a volte non piegarsi a questi strumenti diventa difficile. Perché? Perché in fondo tutti abbiamo dei tasti del nostro animo che se toccati, ci emozionano, ci spingono all’irrazionale. Proprio come un amante sa fare con la donna amata. I demagoghi sfidano le regole della logica, sulla quale per secoli i filosofi hanno dibattuto, e con il giusto mix di giochi di parole e di temi caldi e dibattuti riescono a far breccia nel cuore di chi li ascolta. Un gioco iniziato secoli fa con i sofisti, accusati da Socrate di essere “prostituti del sapere” e che arriva fino a inizio ‘900 con la carica retorica dei nazionalismi. Fino ad arrivare agli anni 2000, l’inizio della Seconda Repubblica che segna la fine delle ideologie di base dei partiti della Prima Repubblica. La nascita di partiti liquidi che sanno rinunciare ai propri vessilli ideologici per portare in alto la voce della gente, un ritorno a sistemi pre-partitici che si fondano su quanto il cittadino sia vicino alle istituzioni. Il cappio asfissiante che i nuovi partiti privi di base ideologica stanno stringendo attorno ai partiti che, arrancando, provano a conservare il proprio depositum fidei politico.

Fonte sardegnasoprattutto.com
Fonte sardegnasoprattutto.com

Il tutto condito da un relativismo dilagante, l’assenza di punti fissi, di idee, platonicamente parlando, a cui far affidamento; un superuomo che ha come metro di giudizio se stesso, ma che davanti alle grandi questioni si gira dall’altra parte. E si parte proprio da qui, dalla consapevolezza di vivere senza punti di riferimento, che qualche volta siamo in grado di costruirci anche da soli, altre volte no e ci perdiamo. E chi aspira a governare lo sa bene: signore e signori, vanno dimessi i panni di uno Stato eticamente superiore, in grado di dettare condotte positive o negative; vanno riposti gli abiti del bonus pater familias che sa sempre cosa fare, e vanno indossati i vestiti del papà moderno, bonaccione ed accomodante. E così lo scopo della società politica muta, passando da prescrivere comportamenti a documentarli.

Si legge nel benaltrismo il prodotto di chi si è adeguato, di chi preferisce sollevare problemi ma non risolverli, di fatti sollevandone altri, continuando a non dare soluzioni, e girandosi dall’altra parte.

*Immagine in evidenza trata da www.natalesalvo.it

Commenti

commenti