Sì o No? il Referendum Costituzionale che gli italiani sono chiamati a votare il 4 dicembre prossimo riempie i telegiornali e le tribune politiche del Paese ormai da fine agosto. E’ l’argomento rovente dell’autunno caldo della politica italiana e la data del 4 dicembre è fuori da ogni dubbio considerata una deadline per il renzismo, per il Partito Democratico e per l’intero panorama politico, tutti scenari destinati a cambiamenti irreversibili, che vinca il sì o che vinca il no.

Pare legittimo però chiereferendumottobre-600dersi: quante volte lo strumento referendario è stato utilizzato? Innanzitutto occorre differenziare il referendum costituzionale dal referendum abrogativo: quest’ultimo, lo dice il termine stesso, ha lo scopo di abrogare (= cancellare) una norma già esistente e prevede un quorum minimo del 50%+1 degli aventi diritto al voto affinché la votazione sia valida; il referendum costituzionale è invece un referendum confermativo, volto a modificare, aggiungendo e/o abrogando, le sole norme della Costituzione che devono ancora entrare in vigore. Istituti differenti con funzioni differenti: al referendum abrogativo si è fatto ricorso ben 17 volte dal 1974, la prima volta con la dibattutissima questione del divorzio fino all’ultimo referendum del 2016 sulle trivelle.

Il referendum costituzionale, seppur previsto sin dall’inizio dalla Costituzione Repubblicana, ha trovato uno scarso utilizzo nel ‘900 mentre dai primi anni 2000 se ne è fatto ricorso per ben tre volte: la prima volta nel 2001, con la Riforma del Titolo V, la sezione della Carta dedicata alle autonomie locali; l’art.117 stabiliva le materie di competenza esclusiva delle regioni, mentre le materie residuali restavano di competenza dello Stato: la riforma ha ribaltato questa prospettiva, inserendo una caratteristica tipica degli stati federali, il carattere residuale delle materie di competenza regionale, elencando le materie di competenza esclusiva dello Stato. Nonostante la scarsa affluenza (34,1%) la riforma voluta dalla sinistra parlamentare venne approvata con il 64,20% dei consensi.

fonte italiano.rai.it
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Nel 2006 fu la volta della prima importante proposta di riforma costituzionale in chiave federalista e presidenzialista del Centro-Destra dell’era Berlusconi. Il testo della riforma prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari e anche in questo caso la fine del bicameralismo perfetto con la nascita di un Senato Federale, con il compito di esaminare le leggi di interesse regionale, e l’elemento di maggiore rilevanza, la nascita di quello che mediaticamente era stato definito il premierato, un Presidente del Consiglio dei Ministri con molti più poteri, tra cui quello di sciogliere la Camera. La riforma fu bocciata dal 61,29% degli italiani, si recò alle urne il 52,46% degli aventi diritto.

Quale futuro per questo referendum? Non ci resta che aspettare.

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