Le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d’America hanno – per ovvie ragioni – una forte risonanza, attirando l’attenzione e l’interesse politico da tutto il mondo. L’inquilino della Casa Bianca rappresenterà per i prossimi quattro anni lo Stato leader in occidente che ha acquisito, dalla seconda guerra mondiale, un ruolo centrale nelle questioni internazionali. A poche ore dal voto – tuttavia – il risultato non appare scontato.

fonte panorama.it
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La campagna elettorale, che entra ora nella fase decisiva, ha presentato due figure diametralmente opposte, ma entrambe capaci di competere sul piano mediatico: da un lato il magnate repubblicano Donald Trump, che ha sfruttato la diffusa paura verso il terrorismo e la diffidenza generale per le difficoltà nel superare la crisi economica, per guadagnarsi la fiducia di una parte dell’elettorato; dall’altro lato – invece – c’è la democratica Hillary Clinton, decisamente più moderata dell’avversario, che raccoglie i voti, non solo tra i cittadini americani che ritengono di appartenere alla stessa fazione politica, ma anche tra coloro i quali non possono accettare i toni forti ed estremisti del candidato repubblicano.

fonte ansa.it
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Hillary Clinton, scossa di recente dallo scandalo delle e-mail, è comunque – secondo i sondaggi – in vantaggio, potendo contare sulla preferenza di 203 grandi elettori, contro i 164 di Trump. Tuttavia i voti necessari per accedere di diritto alla Casa Bianca sono 270, così che i 15 stati ancora in bilico appaiono decisivi: se alla ex first lady basterebbe prevalere in tre soli stati, i repubblicani contano di potere operare – in queste ultime ore – un’improbabile rimonta. Difficile, dunque, dire se per la prima volta gli Stati Uniti d’America avranno un presidente donna, o se avrà la meglio l’eccentrico tycoon, politicamente scorretto e decisamente fuori le righe, abile nell’arte della propaganda, sostenuto però non da tutti coloro che appartengono al partito che rappresenta.

L’apertura dei seggi, in considerazione dei differenti fusi orari dovuti all’estensione del territorio statunitense, avverrà in momenti differenti: le urne di Alaska e Hawaii apriranno quando in Italia saranno le 19. Il verdetto finale sarà noto non prima di domattina.

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