Fenomeno Tycoon, trionfo del populismo negli USA, e la domanda che sorge in queste ore è quali possano essere gli effetti internazionali di un risultato elettorale di questo genere. In questo articolo non mi occuperò di questo, ma proverò ad analizzare il fenomeno inverso: ovvero come il panorama internazionale abbia influenzato l’esito di queste elezioni, un panorama internazionale dove sempre di più il fenomeno del populismo sta assumendo un ruolo da protagonista.
Che Trump sia diventato ormai uno dei simboli dei populismi internazionali mi sembra fuori discussione, ma non è che uno degli ultimi esponenti di una corrente politica, se così si può chiamare, che da un po’ d’anni si sta instaurando in più Paesi riscuotendo sempre maggior consenso popolare. Ma, cosa si intende esattamente con il termine populismo e perché etichettiamo così più fenomeni particolarmente differenti gli uni dagli altri?
Con il termine populismo si fa riferimento alla tendenza di considerare il “popolo come depositario di valori totalmente positivi” – citando la voce della Treccani – il cui portavoce è un leader carismatico, difensore del popolo contro i suoi avversari che possono essere le altre forze politiche, “di sistema”, alcune istituzioni sovranazionali, l’immigrato, le banche, etc … Attenzione alla differenza con la demagogia, concetti spesso confusi, la quale è invece la politica delle “sovrapromesse”, stando ad una felice affermazione del politologo italiano Piero Ignazi, cioè promesse inattuabili, sulla cui inattuabilità è consapevole lo stesso propositore.
Negli ultimi anni, il populismo è passato ad essere da caratteristica presente nella maggior parte dei partiti, a peculiarità di alcuni specifici partiti o movimenti. In realtà se da un lato i movimenti populistici appaiono come un fenomeno accentuato in questa precisa epoca storica, dall’ altro, guardando indietro nel tempo e vicino nello spazio, possiamo vedere come anche in Italia sono già esistiti movimenti populistici sin dai primordi della Repubblica: basti considerare il caso dell’ “Uomo qualunque”. Il populismo contemporaneo – però – è più facilmente individuabile come processo storico sociale perché i vari movimenti populisti hanno più tratti in comune oltre all’essere tutti culla del populismo per come è definito. Tali fazioni, tutte, sfruttano un aspetto tipico della condizione umana: la paura. La paura del diverso, sia come straniero (xenofobia) che come diverse dottrine politiche (conservatorismo), non a caso si parla di “destre populiste”.

fonte ansa.it
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In particolare la xenofobia di questi partiti si concretizza in delle politiche anti-immigrazione rigide ed ai limiti dell’accettabile, dal programma di Trump di costruire un muro tra USA e Messico al referendum di Orbán, al progetto della costruzione di un muro a Calais per frenare il flusso migratorio. La paura dettata dalla crisi, è una paura non solo economica, ma anche di valori, in particolare quello della perdita di identità nazionale, per cui molti cittadini la considerano messa a repentaglio dai numerosi organismi sovranazionali, uno tra tutti l’Unione europea. Un altro aspetto comune è il presentarsi come un’alternativa al tradizionale sistema dei partiti politici, fortemente in crisi, non più capaci di rappresentare validamente le masse. Infatti, sempre considerando il caso Trump, basti ricordare i toni accesi usati durante la campagna per le primarie repubblicane nei confronti dell’avversario, ma membro dello stesso partito, Ted Cruz, per renderci conto come Trump si sia posto come alternativa a tutto il sistema partito tradizionale compreso il “suo” partito. Un’altra caratteristica più o meno accentuata sta nella capacità del populismo “contemporaneo” di insediarsi in Paesi storicamente molto democratici e con una storia democratica plurisecolare, come la Francia e gli USA. Inoltre questo tipo di populismo, considerato come processo storico sociale, è un classico fenomeno a macchia d’olio, una chiara dimostrazione politica dell’effetto domino, anche se non è ancora chiaro quale sia stata la prima spinta .
Da qui le differenti teorie su quale di questi movimenti sia il primo, davanti alle quali mi scuso anticipatamente con il lettore se mostrerò un quadro confuso e disordinato, ma le opinioni a proposito son molte e discordanti. Mi permetto però di sottolineare come il primo di questi movimenti populisti non debba essere per forza quello scatenante l’effetto domino, o come forse un determinato movimento scatenante iniziale non ci sia.

fonte freemalaysiatoday-com
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Alcune ipotesi sono il partito Russia Unita con il suo portavoce Putin in Russia, il partito Fidesz-Unione civica ungherese con Orbán in Ungheria, oppure ancora quello di Wilders in Olanda o il Front National della Le Pen in Francia. Analizzando la prime due figure e relativi movimenti , senza alcun dubbio definirei questi leader populisti ma avrei alcune riserve nel considerarli totalmente parte integrante di questo processo populista. Viene meno, infatti, la caratteristica sopra citata di proclamarsi come soluzione alla crisi dei partiti tradizionali perché si sono imposti in degli Stati con una recente storia democratica. Riguardo a Wilders, il suo Partito per la Libertà (Partij voor de Vrijheid), è stato uno dei primi partiti del genere ma ha riscosso una contenuta risonanza internazionale. Infine il caso della Le Pen è certamente uno dei più importanti, ma mi sembra azzardato definirlo la prima pedina dell’effetto domino.

fonte intraprendente.it
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E l’Italia dove si inserisce in questo panorama internazionale? Storicamente e strutturalmente, il movimento populista italiano, di questo genere, per eccellenza sarebbe la Lega Nord. Ma, se da un lato non è l’unico movimento del Paese che si presenta come alternativa all’ attuale sistema dei partiti, vi è infatti il Movimento 5 Stelle, dall’ altro è l’unico caso al mondo di movimento secessionista che si trasforma in movimento nazionalista , perdendo in credibilità e non colmando a sufficienza il gap di consensi al Meridione.
Ma, come possiamo difenderci dall’ avanzata dei populismi? Distinguerei due specie di rimedi, quelli a lungo termine e quelli a breve termine. Rimedi del primo tipo riguardano il settore dell’istruzione: sarebbe infatti bene sensibilizzare maggiormente gli studenti, sin dalla scuola primaria, ai valori costituzionali e ad alla cura del bene comune. Rimedi a breve termine sarebbero invece delle politiche volte alle riforme sociali in modo tale da dare al singolo cittadino l’impressione – ed anche i fatti – che lo Stato sia vicino ai suoi bisogni immediati. Ed ancora, nel caso degli Stati membri dell’UE, garantire una maggiore integrazione dei singoli Stati come tasselli di un’unione politica e non solo economica .
Qualunque siano i possibili rimedi, lo spettro del populismo non si limita più solamente ad aggirarsi ma sta prendendo pianta stabile nello scenario politico internazionale. L’ elezione di Trump è il caso più recente, quale sarà il prossimo? A voi, cari lettori, i temuti pronostici.

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