Vaccini: questione di vita o di morte.

Vaccinare i nostri figli, oppure no? Ecco alcune informazioni che fanno luce sulla questione.

Protagonista indiscussa dell’attenzione mediatica è sicuramente oggigiorno la diatriba sui vaccini. A quanti, accendendo la TV o navigando sul web, sarà capitato di imbattersi in questa scottante quanto attuale questione? Certamente, prima di elaborare una propria opinione in merito, bisognerebbe essere in grado di discernere le informazioni reali – su base scientifica – dalle cosiddette “bufale”, che, totalmente fuori controllo, monopolizzano oramai ogni mezzo di comunicazione.

Dunque, la prima domanda da porsi è: di cosa stiamo realmente parlando? Un vaccino è un preparato di un antigene microbico, spesso associato ad adiuvanti, somministrato per indurre protezione dalle infezioni microbiche. L’antigene può essere sotto forma di microrganismi vivi ma attenuati (come nel caso dei vaccini contro morbillo, parotite, rosolia e varicella) o di microrganismi uccisi (influenza, poliomelite, colera). Esiste anche il vaccino a subunità, contenente antigeni purificati di microrganismi (meningite, polmonite, pertosse). Si sente spesso parlare di vaccini combinati, ossia preparati contenenti più tipi di vaccini per sfruttare la capacità del nostro sistema immunitario di reagire contemporaneamente a più antigeni, ottenendo così il vantaggio di ridurre il numero delle iniezioni e la quantità di additivi somministrata. I più comuni vaccini combinati sono quello trivalente (difterite, tetano, pertosse; morbillo, parotite, rosolia, noto come MPR; antipolio, con tre tipi di virus) e quello esavalente (difterite, tetano, pertosse, HBV, polio ed Haemophilus Influenzae di tipo B). Il vaccino, dunque, simula l’infezione che deve prevenire ed attiva le difese immunitarie affinché l’organismo acquisisca l’immunità senza sviluppare la malattia e le sue eventuali complicanze.

trivalente esavalente

I benefici che i vaccini hanno portato nel corso della storia sono innumerevoli, ne ricordiamo almeno uno dei più eclatanti: il vaiolo, soltanto tra il XIX e il XX secolo, stroncò circa 500 milioni di vite, eppure, grazie all’efficacia delle vaccinazioni, nel 1980, la famigerata malattia è stata dichiarata eradicata a livello mondiale dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Perché, allora, questa sensazionale scoperta che permise a Edward Jenner nel 1796 di rivoluzionare il campo della medicina, salvando così tante vite, è oggi al centro di tante accese polemiche?

Il primo a mettere in discussione l’efficacia delle vaccinazioni fu Andrew Wakefield, medico inglese che, nel febbraio del 1998, con la collaborazione della sua équipe del Royal Free Hospital di Londra, pubblicò sul Lancet, prestigiosa rivista medica, uno studio che segnalava un possibile legame tra autismo e vaccino trivalente.In particolare, la correlazione che il gastroenterologo ipotizzò, era tra enterocolite autistica e vaccino per morbillo, parotite e rosolia, sulla base dell’esame di otto casi di bambini in cui era insorta la patologia autistica in seguito a tale vaccinazione. Da ricordare che già cinque anni prima, suddetto medico aveva affermato l’esistenza di una relazione causale tra questo stesso vaccino e il morbo di Chron. È stato ampiamente dimostrato che entrambi gli studi sono privi di validità scientifica. Nel 2010 il dottor Wakefield venne radiato dall’albo dei medici, con accuse di disonestà e abusi sui bambini oggetto di studio. Il reporter inglese Brian Deer, nel 2004, aveva portato alla luce come i dati di questo famigerato studio fossero stati appositamente falsificati, per motivi meramente economici.

bimba-vaiolo

Ad oggi, nonostante i numerosi studi condotti a riguardo, non è stata dimostrata alcuna correlazione scientifica tra la somministrazione del vaccino e l’insorgere dell’autismo. Già nel 2004, l’Institute of Medicine aveva pubblicato un rapporto indicando come non ci fossero elementi che sostenessero un nesso causale tra la somministrazione dei vaccini MPR e il disturbo autistico. Più recentemente, nel 2011 un’altra relazione dello stesso IOM ha dimostrato che i meccanismi ipotizzati per spiegare come il vaccino trivalente possa determinare l’insorgenza di una sindrome autistica non sono supportati da alcuna evidenza scientifica. A Marzo 2013 invece, sull’autorevole rivista scientifica The Journal of Pediatrics, sono stati pubblicati ulteriori risultati che evidenziano l’assenza di correlazione tra infiammazioni croniche intestinali e vaccino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infine, ha commissionato una revisione di tutta la letteratura sull’argomento, per poter poi asserire, con cognizione di causa, una mancanza di associazione tra rischio di autismo e vaccino MPR.

Ha fatto scalpore il caso verificatosi tre anni fa a Trani, dove una coppia di genitori aveva additato il vaccino MPR come causa dell’autismo da cui sono affetti i loro figli. A seguito di un’accurata indagine da parte della Procura, conclusasi a Giugno di quest’anno, è stata riconosciuta l’inconsistenza di tale accusa. Nonostante ciò, negli ultimi anni si sono diffusi a macchia d’olio – specialmente tramite i social network – movimenti anti-vaccino, che fanno leva sulla disinformazione delle masse come strumento di manipolazione. Sull’onda di questa isteria collettiva, il medico pugliese Massimo Montinari, accanito sostenitore e promotore delle campagne contro i vaccini, è salito agli onori della cronaca per aver promesso a migliaia di genitori la cura dei loro figli affetti da autismo, guadagnando così una fortuna, tra visite e perizie, che ovviamente non hanno portato ad alcun risultato, se non quello di alimentare vane speranze in coloro che hanno deciso di affidarsi al Wakefield dei nostri tempi.

In Italia, e non solo, sono stati registrati diversi decessi per mancata vaccinazione: per citarne un paio, nel marzo 2015, una bimba non vaccinata è morta di morbillo al Gemelli di Roma; nell’ottobre dello stesso anno, presso il Sant’Orsola di Bologna, una bambina di 28 giorni è deceduta per la pertosse, dopo che i genitori si erano rifiutati di vaccinarla. “Stiamo assistendo al ritorno di malattie che credevamo debellate. Un esempio tra tutti è la morte di bambini per pertosse, malattia che sta avendo una recrudescenza nei bambini nei primi mesi di vita, proprio per il calo della copertura vaccinale”: queste le allarmanti parole di Giovanni Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria.Il 20 luglio 2016, la Federazione degli Ordini dei Medici ha dichiarato che “solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica”, meritevole di sanzioni disciplinari, radiazione compresa.

Conoscenze e opinioni a parte, come si pronuncia la legge italiana in merito? Sono obbligatorie per tutti i nuovi nati la vaccinazione anti-difterica (legge 27 aprile 1981 n°166), anti-tetanica (legge 20 marzo 1968 n°419), anti poliomelitica (legge 4 febbraio 1966 n°51) e anti-epatite virale B (legge 27 maggio 1991 n°165).

Alla luce di quanto detto, sembra assurdo che, tra progressi scientifici e conquiste della medicina, si senta ancora parlare di morti per malattie che oggigiorno potrebbero essere del tutto innocue.

L’invito a riflettere è dunque doveroso. E nessun appello potrebbe mai essere migliore di quello di Beatrice Vio (detta “Bebe”), campionessa paralimpica e mondiale di scherma, colpita all’età di 11 anni da una meningite fulminante che costrinse i medici ad amputarle tutti gli arti pur di tenerla in vita:

Se fossi stata vaccinata, non avrei preso la meningite. A coloro che dicono che la vaccinazione comporta rischi mortali o causa patologie irreversibili, rispondo che i rischi che comportano i vaccini sono nettamente inferiori rispetto alla probabilità di contrarre malattie e che, statisticamente, è molto meglio vaccinarsi piuttosto che non farlo. Tra le altre cose, non è scientificamente provato che il vaccino può causare l’autismo. Purtroppo il numero di persone che non ricorre alla vaccinazione sta aumentando e questo potrebbe portare a conseguenze piuttosto serie. A coloro che come me hanno avuto la meningite e sono sopravvissuti, vorrei dire di raccontare la propria storia per sensibilizzare le persone nei confronti della vaccinazione: è una questione importantissima e più se ne parla, meglio è.”

Protagonisti degli scatti di Anne Geddes sono atleti delle Paraolimpiadi e non, ritratti senza protesi, testimonial della campagna di Gsk «Win for meningitis». Tra loro, ecco anche Bebe Vio, 19 anni, da Venezia, fresca campionessa paraolimpica di fioretto, colpita dalla malattia nel 2008 e costretta all?amputazione di gambe e avambracci. ANSA/WWW.ANNEGEDDES.COM ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
Protagonisti degli scatti di Anne Geddes sono atleti delle Paraolimpiadi e non, ritratti senza protesi, testimonial della campagna di Gsk «Win for meningitis». Tra loro, ecco anche Bebe Vio, 19 anni, da Venezia, fresca campionessa paraolimpica di fioretto, colpita dalla malattia nel 2008 e costretta all?amputazione di gambe e avambracci. ANSA/WWW.ANNEGEDDES.COM ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

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