Ti va di guardare un film stasera?” A chi non è mai capitato di fare tale proposta? È diventata ormai una piacevole distrazione e passione la visione di un film sia al cinema sia di fronte a un teleschermo o al proprio personal computer. In una chiacchierata tra amici è argomento comune il consiglio di un buon film. Registi, attori, scenografie, colonne sonore, doppiatori, diventano parte della cultura generale dell’epoca moderna.

Chi dobbiamo ringraziare per aver portato nelle nostre case, nel nostro tempo libero, una finta realtà, che può rappresentare i nostri comportamenti, relazioni, sentimenti, ricordi, dar forma e vita all’immaginazione, riportarci al passato e prevedere un futuro? Oggi abbiamo la possibilità di sfidare il tempo, di eliminarne i limiti che ci permettono solo di affidarci alla memoria per far riemergere dei ricordi. Oggi possiamo tirar fuori dai nostri cassetti i “film” della nostra infanzia e dei migliori momenti della nostra vita. Possiamo rivivere emozioni fuori dal tempo, perché il tempo non appartiene al film. Il film è padrone del tempo, lo accorcia, lo interrompe, lo protende, lo ripete. La tecnologia ormai controlla il tempo e ne fa parte. Basti pensare alle trasmissioni in tempo reale, in diretta, che oltre a sfidare il tempo eliminano le distanze spaziali. Possiamo entrare in relazione, empatia, con il resto del mondo.

A chi ha avuto fortuna di visitare la capitale francese forse conosce la Boulevard des Capucines, la via del Gran Cafè, dove i fratelli Lumière hanno trasformato una moltitudine di persone in cinespettatori, hanno proiettato la prima pellicola della storia del cinema attraverso il cinématographe. È il 28 dicembre 1895. Questo inizio ancora nascondeva il gran successo globale dell’invenzione.

I fratelli trasmisero delle immagini dinamiche in bianco e nero a puri fini documentaristici:  degli operai, uomini e donne comuni, uscenti dalla fabbrica e ignari di aver di fronte un macchinario futuristico capace di intrappolare i loro movimenti ed espressioni. Immaginiamo l’assenza di questa possibilità di registrare un evento e di poterlo rivedere fuori contesto e ridimensionato in un quadro di immagini in movimento. Ci rimarrebbero forse foto statiche per mantenere il ricordo di certi momenti, e non avremmo la possibilità di creare una storia dinamica  e realistica di persone, relazioni e luoghi.

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fonte: www.iniziativalaica.it

La possibilità di registrare, riprodurre, creare immagini, suoni, luoghi, storia, è frutto dell’ingegno umano, che tenta di superare i limiti della natura e allo stesso tempo rendere ad essa giustizia e onore. Questa sfida alla natura oggi l’abbiamo a portata di mano, nelle telecamere dei nostri cellulari.

Per capire la conseguenza rivoluzionaria dell’invenzione del cinema-documentario, si possono fare degli esempi. Se non si potesse documentare e trasmettere nei teleschermi lo scioglimento dei ghiacciai forse nessuno saprebbe una delle più gravi conseguenze reali del riscaldamento globale. Se un reporter non potesse registrare i bombardamenti in Medio Oriente, nessuno forse avrebbe idea della condizione di vita di donne e bambini sfollati. Certamente un giornalista o un quotidiano potrebbero raccontarcelo. Ma una cosa è leggere e ascoltare, un’altra è guardare con i propri occhi.

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Un libro delle favole potrebbe raccontarci di un uomo capace di volare, ma prima del cinema nessuno ne ha mai visto uno.  Nulla come il cinema può farci credere e illuderci per un breve momento che questo sia possibile.

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fonte: www.cinema.sky.it

Il cinema è una fuga dalla realtà e dal tempo, il documentario è un’ immersione nella realtà e nel tempo. Questo oggi è possibile grazie ai fratelli Lumière.

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