Dalla Rai a Mediaset: cosa sta cambiando nella tv generalista

Le fiction di successo della RAI e i profondi limiti di Mediaset: le reti generaliste temono sempre di più il confronto con pay e smart tv

Da I Medici a la mafia uccide solo d’estate, passando per un medico in famiglia 10 e il novero di nuove serie di Mamma Rai, con volti nuovi del piccolo schermo e giovani emergenti. La tv generalista per antonomasia sembra aver svecchiato il prodotto fiore all’occhiello: la fiction, una definizione un po’ più radical chic di quella che noi comuni mortali definiamo serie tv. Dai nuovi format come I Medici, la mafia uccide solo d’estate ai format di consolidato successo ( Don Matteo, un medico in famiglia, che rinnovati e migliorati sembrano riuscire ad afferrare il consenso dei più giovani. La rete di Viale Mazzini si ringiovanisce, con tematiche più soft e se vogliamo più young; si attenuano le fiction storiche e biografiche, i gialli calano drasticamente, e i pochi che restano subiscono un forte restyling, in una chiave di lettura molto più romanzata.

Mamma Rai subisce la forte concorrenza di Sky, i cugini pagati e viziati, che con le grandi produzioni internazionali, tengono il passo delle grandi serie americane. E finora solo I Medici sembrano reggere il confronto, sulla falsa riga di serie come i Borgia, i Tudor, la prima produzione Rai su una grande famiglia del passato, con tutti gli elementi topici, di questo format di grande successo: le vicende travagliate di una famiglia tediata dalla brama di potere e di danaro, che appare in un impietoso ritratto di un’umanità assorbita dal perenne conflitto tra vizi e virtù; con accennate e velate scene di erotismo, senza mai scadere nel pessimo gusto, dialoghi concisi e lapidari, con frasi taglienti e ad effetto.

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E poi il rinnovo dei format che, anche se importati, sono stati naturalizzati a prodotti nostrani; Un medico in famiglia ha ripreso un ruolo di leadership nella fiction di Rai 1, rinnovata di molti dei suoi elementi, una trama più ricca e variegata, personaggi giovani e caratterialmente atipici, nonostante si tenda a confermare la linea paternalistica di una fiction in cui le aspettative del telespettatore vengono di continuo assecondate. Il gap da colmare è ancora ampio, e i tratti essenziali della commedia italiana targata politically correct non sembrano voler mutare.

Ma non è finita qui, riprende la passione tutta italiana per la vita di tutti i giorni, la curiosità degli italiani di rivedersi nei personaggi delle ficiton tanto amate; storie di ordinaria follia trasbordate in chiave televisiva, come E’ arrivata la felicità, la commedia che mette in risalto pregi e difetti di due genitori divorziati della Roma pariolina. L’attenzione ritorna su storie ordinarie, di gente comune, di genitori affetti da pene d’amore e di figli alle prese con le tempeste adolescenziali.

Il nuovo look, più fresco e giovane della rete ammiraglia di Mamma Rai, mette a nudo i profondi limiti delle reti Mediaset: assolutamente incapaci di produrre una serie di qualità, che non si distingua per banalità o volgarità, e l’ormai nota mediocrità dei contenitori diurni, affidati ad un’incommentabile Barbara D’Urso. Oltre ai falliti tentativi di riproporre brand ormai usurati oltre che all’apice della volgarità come Ciao Darwin, con Bonolis a difendersi etichettando come grottesco quello che noi comuni mortali chiamiamo volgare. E così le reti di Non è la RAI si affidano sempre di più ai prodotti d’importazione, unici veri poli attrattivi di Mediaset. Una televisione a formato di italiano medio, proprio come la voleva il Cavaliere. Italiano medio ma con un cervello sottodimensionato.

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E poi l’avvento del digitale terrestre, con l’exploit delle reti minori, che riescono ad accalappiarsi fette sempre più grosse di audience. Nel frattempo i giganti come Netflix continuano la propria scalata alla conquista del teleschermo, proprio come le pay tv, sempre più care ma con un ventaglio di servizi nettamente superiore alle reti generaliste. E oltre al contenuto della programmazione, nuovamente un ridimensionamento della sua fascia oraria, con il prime time che torna nuovamente alle 21:10.

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E i cambiamenti continuano repentini, quasi a vista. Mentre a noi, non resta che dire che c’è sempre un buon motivo per accendere la tv.

 

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