Il 10 dicembre 1948 nel cuore dei leader mondiali e negli occhi delle future generazioni si presenta la speranza di un mondo migliore, senza discriminazione, sterminio, guerra e tirannia. Per realizzare tale ideale è stato necessario imprimere su una Carta universale, che diventerà il manifesto dell’umanità, una certezza: tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo (1948), non ci sono uomini o donne, neri o bianchi, cittadini o stranieri. Esiste solo un unica famiglia umana, da proteggere contro l’abuso dello stato e del singolo.

Se avessimo una visione positivistica dell’umanità potremmo dire che col tempo la civiltà progredisce, migliora la qualità e le condizioni di vita degli esseri umani nel mondo, e sviluppa istituzioni che possano proteggerli e garantire loro la salvaguardia dei diritti individuali. Dunque anche nel 2016, un anno che volge al termine, la società ha fatto un ulteriore passo avanti? Dalla telecronaca si deduce il contrario. L’inizio di quest’anno per l’Italia è stato traumatico sul fronte dei diritti umani. Un dottorando italiano ventottenne è stato ucciso e torturato, presumibilmente dalla polizia egiziana, durante i suoi studi di ricerca. È la storia di Giulio Regeni. Tuttora rimane inascoltato l’urlo di chi chiede giustizia. Amnesty International, l’organizzazione internazionale no-profit che difende le vittime di violazione dei diritti umani, ha organizzato una campagna #veritàpergiulioregeni.

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fonte: https://www.uniud.it/it/area-magazine/ateneo/l2019universita-di-udine-partecipa-al-lutto-per-la-morte-di-giulio-regeni

Dunque ancora oggi c’è bisogno di alzare la voce, di smuovere i mass media, di sensibilizzare l’opinione pubblica, per far valere l’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”. Un paese su due al mondo ancora non ha introdotto il reato di tortura, compresa l’Italia, nonostante il drammatico caso del G8 di Genova. Quella sera di luglio 2001 un gruppo di agenti di polizia fecero irruzione nella scuola Diaz, dove erano accampati attivisti no-global, che diventarono vittime di violenza, che la Corte europea dei diritti dell’uomo solo nel 2015 qualificò come forma di tortura, condannando l’Italia.

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fonte: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/photogallery/2011/07/14/g8_genova_storia_luglio_2011_summit_corteo_scontri_manifestanti_polizia_black_bloc_carlo_giuliani_diaz_bolzaneto.html

Come proclamato da un bollettino di Human Rights Watch di questa estate, l’Italia si scopre xenofoba, con l’uccisione di un nigeriano, Emmanuel, fuggito dal terrorismo di Boko Haram e sopravvissuto all’attraversamento del Mediterraneo. Sembra che risulti poco radicato tra le coscienze degli italiani il valore per cui “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, come enunciato dall’articolo 1 della Dichiarazione Universale. Tuttavia non si può basare su un fatto di cronaca il livello di accoglienza del nostro paese, che comunque gode della fama di “paese non razzista”. Non è solo l’Italia a rischiare di regredire dopo anni di lotta per i diritti umani, tra i quali vanno ricordati il diritto a un lavoro ben retribuito e a un livello di vita adeguato, di cui purtroppo non possono godere oggi alcuni cittadini italiani e alcuni stranieri. Difficile in questi casi far valere l’eguaglianza di fronte ai diritti, quando un cittadino pretende priorità rispetto a uno straniero. È il rischio della guerra tra poveri, che non dovrebbe manifestarsi in uno stato democratico.

L’insicurezza economica, sociale e culturale, derivante dalle crisi economica e migratoria, minacciano la salvaguardia dei diritti umani in ogni parte del mondo. Negli USA, la patria dei diritti umani e delle libertà fondamentali, sintetizzati nel manifesto “right to life, liberty and the pursuit of happiness”, ancora ci sono casi di discriminazione e violenza razzista contro gli afroamericani e gli ispanici, che vivono in condizioni di vita precarie, in condizioni sociali con altissimo tasso di criminalità, mortalità, bassi livelli di istruzione e difficile accesso alla sanità. La crisi radicalizza i regimi di governo e spinge le società alla chiusura, ponendoci di fronte al problema dell’erosione dell’anima della democrazia, i diritti umani. Basti pensare alle misure di sicurezza anti-terroristiche attuate dagli stati come la Francia – in condizioni di emergenza – che portano a limitare le libertà individuali in virtù della sicurezza nazionale, o alle politiche migratorie restrittive e selettive, che limitano la libera circolazione delle persone, anche in maniera violenta, come avviene in Spagna con i migranti provenienti dal nord Africa. La stessa politica si serve della crisi per cavalcare l’onda del malcontento e guadagnare consensi, fino a incitare al razzismo.

In tutto questo l’UE si trova indebolita e la sua unità minacciata. Anche gli USA sembrano attraversare un momento di incertezza, aperto (o culminato?) con l’elezione del demagogo Donald Trump. Ora più che mai diventa urgente recuperare le radici della comunità internazionale, che condivide valori democratici e liberali, sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti umani, ormai vincolante per tutti gli stati. L’Italia può qui giocare un ruolo chiave, essendo la patria dei fondatori dell’Unione Europea, di un’ unione libera e per la pace.

Fonte Human Rights International
Fonte Human Rights International

L’Europa tradirebbe la propria vocazione, non solo economica ma anche umanitaria, se rimanesse impassibile di fronte alle continue violazioni dei diritti umani che avvengono nel mar Mediterraneo e nei propri confini. Bisogna evitare a tutti costi che si ritorni a disprezzare i diritti umani, negandoli a certi individui, causando barbarie“ che offendono la coscienza dell’umanità”. Bisogna lottare con tutte le forze per realizzare, e non solo aspirare a, “un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola, di credo e della libertà dal timore e dal bisogno”(Preambolo – Dichiarazione Universale).           Ritengo a tal fine doveroso elencare i principi e diritti della Dichiarazione: libertà, uguaglianza, dignità di tutti i membri della famiglia umana, diritto alla vita, divieto di schiavitù e di tortura, uguaglianza di fronte alla legge, giustizia, integrità fisica, presunzione di innocenza, diritto alla vita privata, libertà di movimento, diritto alla cittadinanza, diritto d’asilo, diritto alla famiglia, libertà di pensiero e credo, diritto a partecipare alla vita pubblica, sicurezza sociale, diritto al lavoro e al riposo, livello di vita adeguato, diritto all’istruzione, doveri del singolo verso la comunità.

 

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