Fino al 1981 nella nostra legislazione vigeva il delitto d’onore, l’attenuante a cui faceva ricorso l’omicida quando aveva ucciso un componente della propria famiglia. L’uomo che assassinava un proprio familiare aveva la facoltà di appellarsi all’articolo 587 del codice penale, il quale comminava una pena irrisoria dai tre ai sette anni. Tutto ciò era consentito poiché nella cultura giuridica italiana emergeva l’istituto dell’onore. Quest’ultimo presupponeva una condizione di sudditanza da parte della donna rispetto all’uomo ed era frutto della considerazione che gli altri avevano della persona, considerazione legata in modo particolare alla condotta sessuale della donna. Franca Viola decise di non vendicare personalmente la violenza subita e di lasciare che la giustizia facesse il suo corso. La giovane siciliana rappresenta un’icona del femminismo e delle pari opportunità, una figura storica che ha trasmesso voglia di riscatto alle donne succubi delle violenze psicologiche e fisiche degli uomini. L’iter legislativo si concluse il 5 agosto del 1981 con la legge n. 442 che rese possibile l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore. La legge in vigore fino al 1981, infatti, descriveva i casi in cui era ammesso il matrimonio riparatore come conseguenza alla violenza sessuale di una minore e nel caso in cui lo stupratore avesse dato il consenso a sposare la vittima, decadeva completamente il reato di violenza carnale, in quanto in tal modo avrebbe salvato l’onore della famiglia.

Franca Viola. Fonte eticamente.net
Franca Viola. Fonte eticamente.net

Franca Viola fu violentata ad Alcamo da un mafioso della zona, Melodia, e, per evitargli la condanna prevista, avrebbe dovuto sposarlo . Ella ebbe la forza di opporsi a quel tipo di decisione e rifiutò di essere condannata ad un destino avvilente. E’ stata la prima donna italiana a ribellarsi ad un sistema giuridico e culturale che sminuiva pesantemente la figura delle donne e la loro dignità. Rifiutando il matrimonio riparatore, il processo prese avvio. Decisivo è stato il ruolo assunto dal padre, Bernardo, il quale si costituì parte civile nonostante le intimidazioni subite. La posizione della Viola era ferma e nessuno l’avrebbe fatta scendere a compromessi. Era come se vivesse in una trappola senza via d’uscita ma era consapevole di dover necessariamente rivendicare il proprio diritto alla felicità ed alla vita. Franca sposò il 4 dicembre del 1968 Giuseppe Ruisi, l’uomo di cui era veramente innamorata. Durante il processo il boss mafioso la minacciò dicendole che avrebbe ucciso quell’uomo qualora si fossero sposati. Franca ce l’ha fatta a condurre vittoriosamente la propria battaglia interiore e ad infondere una fiammella di speranza in tutte le donne vittime della brutalità dei mariti e condannate a vivere in uno status di sottomissione che le priva della loro dignità.
La storia di Franca Viola è stato oggetto di studio ed è interessante prendere in esame le diverse fonti a nostra disposizione. Emblematico è il libro di Beatrice Monroy, “Niente ci fu”, che pone al centro dell’attenzione la cultura dell’omertà e della minimizzazione dei problemi che caratterizza ancora oggi diverse realtà del Sud Italia. Niente ci fu è un modo di dire delle madri siciliane che fanno ricorso a questa espressione per minimizzare un certo episodio che in realtà è molto serio. La Monroy fa riferimento alla “cultura femminile siciliana del non-detto” e ,servendosi della storia di Franca, ha cercato di dare voce a tutte quelle donne che non hanno il coraggio e la forza di ribellarsi e di denunciare le violenze subite.

Beatrice Monroy. Fonte beatricemonroy.it
Beatrice Monroy. Fonte beatricemonroy.it

Anche la filmografia italiana non è rimasta indifferente. Basti pensare al regista Damiano Damiani che nel 1970 girò il film “La moglie più bella”, ispirato alla storia di Franca ed avente come obiettivo primario quello di infondere consapevolezza alle donne portando come modello l’esperienza vincente della diciassettenne siciliana. Trattasi di una pellicola ambientata in una Sicilia governata da mafia e omertà in cui le donne erano rassegnate al proprio destino senza possibilità di ribellarsi al modello della famiglia patriarcale. Ornella Muti interpreta la lotta interiore di una donna che tenta con tutte le sue forze di fuggire da quella mentalità retrograda siciliana che negava ogni tipo di speranza alle donne.
L’Italia ha vissuto e continua a vivere, sebbene in modo meno appariscente, il suo “Medioevo”: ancora oggi in alcune aree del Mezzogiorno e non solo, la donna è considerata come un oggetto da usare e sfruttare, destinata a dedicarsi esclusivamente alle faccende domestiche ed alla famiglia senza potere emergere a livello lavorativo né progredire di carriera. E’ giusto condannare la concezione ed il ruolo della donna con riferimento all’Islam, ma non dimentichiamoci che fino a poco tempo fa convivevano nel nostro impianto giuridico il delitto d’onore ed il matrimonio riparatore. Sebbene questi due istituti non siano più presenti a livello giuridico, persiste ancora nelle radici culturali del nostro paese la tendenza a dover necessariamente primeggiare sulle donne ed imporre la propria superiorità. Il dato che ci deve fare riflettere è quello fornito dall’ISTAT aggiornato al 2016. Oltre cento donne in Italia ogni anno vengono uccise da uomini, il più delle volte quelli che sostengono di amarle. Franca Viola ha rappresentato la Sicilia che dice no alle mafie ed alla violenza sulle donne, quella parte di Sicilia vogliosa di riscatto e desiderosa di un futuro migliore ed ha segnato una pietra miliare sulla strada dell’emancipazione femminile. A distanza di cinquant’anni, come riporta “duerighe.com”, continuano ad esserci storie di donne che con la loro determinazione cercano di opporsi a situazioni raccapriccianti che caratterizzano il nostro paese. Basti pensare a Lucia Borsellino, figlia del giudice Borsellino, che si è dimessa il 2 luglio 2015 da Assessore alla Salute della Regione siciliana poiché considerata una figura scomoda, avendo scoperto le collusioni mafiose che infestano l’ambiente sanitario e politico della Regione. Una revoca delle dimissioni, come sottolinea il quotidiano, creerebbe in due diversi contesti temporali il parallelo di due voci, Franca Viola e Lucia Borsellino, unite da un filo simbolico contro i soprusi della violenza.

Lucia Borsellino. Fonte ilfattoquotidiano.it
Lucia Borsellino. Fonte ilfattoquotidiano.it

In un’intervista del 2014 Franca ha trasmesso coraggio alle donne maggiormente deboli che ,se non supportate, finirebbero per giustificare la violenza subita. “Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti… io l’ho fatto in una Sicilia diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori”.

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