Game over. I giochi sono chiusi. E’ andata come è andata verrebbe da dire, come forse già qualcuno si aspettava, continuando titanicamente a giocare, fino al novantesimo. E adesso ci ritroviamo a fare i conti con la verità. Sono passati giorni, settimane, mesi da quando abbiamo cominciato a rincorrere un sogno che a tratti sembrava farsi realtà, a tratti no. Un sogno che ci ha presi tutti anima e cuore. I primi eventi, i volantinaggi, i pomeriggi al telefono a dare istruzioni ai vecchi militanti che di registrare on line un comitato referendario non volevano saperne. Gli aperitivi con i protagonisti, con chi questa riforma l’ha scritta e l’ha votata, con chi si è sentito dire che il compito di questa legislatura erano le riforme. A prescindere che fosse un governo di destra o sinistra, se in tal senso qualcosa può ancora contare. Le manifestazioni in piazza, le telefonate e le liste broadcast, una campagna condotta sui social a colpi di tweet e like. L’impegno di tutti, dai simpatizzanti ai comitati locali, fino a noi irriducili del Comitato Nazionale. E ieri al numero 74 di Piazza Santi Apostoli si respirava l’aria di chi ci ha creduto fino in fondo, di chi ha sfidato i sondaggi e i pronostici. L’esercito del Sì che nel silenzio assordante di una gelida notte romana ha visto spezzate le proprie certezze. E ieri, tra i flash delle telecamere che facevano sbrilluccicare gli occhi lucidi di chi ha dato il cuore, i distintivi delle forze dell’ordine che non hanno rinunciato a tenerci al sicuro, si leggeva un po’ di sconforto ma anche di silenzio e rassegnazione. Rassegnati al fatto che la democrazia è anche questo. La dura legge del goal, tra una risata e un sorriso malinconico, così ne parlavamo ieri sera. La dura legge del goal che non perdona neanche in politica. Ci abbiamo provato, abbiamo dato il massimo per dire la nostra, per dire, nel merito che a noi questa Riforma sarebbe piaciuta. Lontani dalle retoriche di partito immaginavamo un’Italia non più veloce, non più democratica, semplicemente un’Italia più bella. Di una bellezza giovane e fresca. Non ci siamo riusciti. Non abbiamo avuto ragione. Ci siamo seduti dalla parte del torto, anche se di posti dalla parte di chi aveva ragione ce n’erano per tutti. Ma noi inguaribili romantici abbiamo sognato fino a scontrarci con la realtà. E la realtà ha dato ragione a chi ha detto No. E  facciamo loro le nostre congratulazioni, e, a malincuore il nostro più sincero in bocca al lupo, perchè sembra proprio che se la dovranno vedere loro con le immediate sfide del presente. Ieri spoglio alla sezione elettorale in cui sono rappresentante di lista. Sarei voluto tornare nella mia terra per votare, ma questa sfida andava assaporata fino all’ultimo insiema ai compagni di questo lungo viaggio. Scappo, prendo il primo notturno per Piazza Venezia. Al Comitato un’aria pesante. Decidiamo di andare verso il Nazareno. Arriviamo in Via di Sant’Andrea delle Fratte, gli uomini delle Forze dell’Ordine ci guardano indispettiti, ci avranno scambiato per dei manifestanti mi chiedo. “Siamo i volontari del Comitato Nazionale”, un’orda di giornalisti su di noi, perchè nel nostro piccolo facciamo notizia, come un po’ tutto quella notte. Nel tragitto verso casa ci fermiamo a Fontana di Trevi che di notte profuma di Dolce Vita felliniana, ha i colori di un film neorealista in bianco e nero; un selfie con tanti sorrisi e poi il lancio della monetina con un desiderio espresso e urlato: FUTURO. Perchè adesso si guarda proprio in questa direzione. Lasciato alle spalle il referendum si guarda a nuovi progetti, a nuove esperienze, chi allo studio, chi al lavoro. E stamattina mi sono svegliato con la freschezza che non ho mai trovato il lunedì mattina. La freschezza di chi è pronto per ricominciare a fare, studiare, pensare, a volte inventare. Di nuovo.

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