C’è chi parla di una crisi di governo senza precedenti, c’è chi sostiene che Renzi da “rottamatore” si sia trasfigurato in un “rottamato”, c’è – ancora – chi ritiene che la vittoria del No corrisponda ad una nobile rivendicazione della sovranità del popolo italiano. Ma  cosa succederà adesso? Il premier Renzi ha dichiarato che lunedì riunirà il Consiglio dei Ministri, per poi rassegnare nelle mani del Capo dello Stato le sue dimissioni. Adesso spetta a Sergio Mattarella il compito di individuare il bandolo della matassa. Le strade da percorrere sono due: quella delle consultazioni, attraverso cui il Presidente della Repubblica constata se, in sede parlamentare, vi siano i presupposti per un governo tecnico; oppure la strada delle elezioni anticipate.

Matteo Renzi
Matteo Renzi. Fonte IlSole24Ore

Lo scenario attuale potrebbe apparentemente sembrar semplice per il Capo dello Stato, poiché il Partito Democratico detiene tuttora la maggioranza assoluta dei seggi tanto alla Camera dei Deputati quanto al Senato. La situazione – tuttavia – si complica, in quanto occorre tener conto delle istanze veementemente sostenute dal Movimento 5 Stelle, considerato il “vincitore” di questo referendum. Sembra assurdo parlare di vincitori e vinti in un’occasione del genere, ma – a causa di una serie di errori commessi in campagna elettorale – risulta impossibile recidere il legame tra il quesito referendario e le sorti del governo Renzi. Quali saranno le mosse del presidente Mattarella? Il cicaleccio mediatico parla di  eventuali governi che potrebbero essere guidati dall’attuale Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini oppure dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ma al di là di queste ipotesi, occorre individuare quale potrebbe essere la finalità di un reiterato governo tecnico: si tratterà di un governo che riceverà un mandato dal Parlamento sino allo scadere della legislatura oppure di un esecutivo che avrà il compito di redigere una nuova legge elettorale per poi ricorrere alle elezioni anticipate?  L’ipotesi di andare al voto sembra la congettura più accreditata sia tra i pentastellati che tra Fratelli d’Italia e Lega Nord, ma resta il problema della legge elettorale. Se per la Camera dei Deputati è in vigore dal 1° luglio 2016  il sistema dell’Italicum, per il Senato è tutta un’altra storia, in quanto – restando fedele alla sua consueta articolazione – esso è tuttora regolato dal Consultellum,  ossia la versione del Porcellum epurata dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 1/2014.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fonte ansa.it
Sergio Mattarella

Il quadro generale è e continua ad essere complesso e multiforme. Non ci resta che confidare nel Capo dello Stato: spetta a lui adesso il compito di dribblare questa crisi di governo nel leale rispetto della Costituzione.

 

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