Il fenomeno delle fake news è ormai all’ordine del giorno a livello globale. Analizzando la situazione italiana, notiamo che siamo assaliti quotidianamente da pseudo testate giornalistiche che diffondono informazioni non veritiere e che non fanno altro che fomentare odio in un clima già di per sé teso. Proviamo a spiegare – servendoci delle fonti a nostra disposizione – il dietro le quinte e l’ambiguità di questo losco sistema partendo proprio dall’Italia. Le varie testate nazionali hanno trattato questo argomento servendosi dell’opinione di due noti debunker, Paolo Attivissimo e David Puente, i quali stanno cercando di smascherare questo marketing, a partire da Libero Giornale. Quest’ultimo è – a parere dei debunker –  un distributore di bufale che, approfittando dei social network, diffonde notizie false cercando di ottenere più visualizzazioni possibili. Citando le parole dei due esperti, come riporta Repubblica, “è un sito bufalaro che spesso storpia in modo ingannevole i nomi di testate giornalistiche molto note”. Ovviamente sono innumerevoli i siti online che fanno questo sporco gioco. Che guadagno hanno? David Puente afferma che “siano macchine da soldi”. Infatti, i due debunker, analizzando il codice pubblico delle pagine di tali siti, hanno potuto constatare che venga utilizzata sempre la stessa fonte e condiviso “lo stesso account da publisher, per i propri banner pubblicitari”.

Fonte engage.it
Fonte engage.it

A causa di questo cinico meccanismo si sviluppa un clima di odio e di terrore che contribuisce a creare incertezze e disorientamento all’interno dell’opinione pubblica. L’ultima bufala ha riguardato il neo Presidente del Consiglio Gentiloni, il quale avrebbe pronunciato tale frase: “Italiani fate sacrifici, non lamentatevi”. In un Paese in cui persiste ancora una crisi economica dilagante ed in cui molte famiglie vivono nella disperazione, una dichiarazione del genere è normale che faccia scaldare gli animi della gente stanca ed oppressa a causa dei sacrifici economici che è chiamata a compiere per sopravvivere. La diffusione di simili bufale destabilizza una situazione già abbastanza complessa e non fa altro che turbare ulteriormente il cittadino. Questo viscido meccanismo fa il gioco dei populismi e delle componenti politiche che hanno l’obiettivo di aizzare le folle. Stanno verificandosi episodi sconcertanti che probabilmente sono anche frutto di questa campagna dell’odio. Pochi giorni fa un esponente politico è stato “arrestato” da alcuni membri del movimento dei forconi in nome del popolo italiano per dare – a loro avviso – un segnale forte alla lotta contro i politici corrotti e ladri. Il clima che si respira è sgradevole e si fa leva sulla povera gente piena di rabbia per lo status in cui versa. A cadere nella trappola delle fake news sono anche i giovani. Come riporta Repubblica, è stato utilizzato un campione di quasi 8 mila giovani statunitensi per valutare le loro competenze nell’ambito delle fake news e dell’affidabilità online. I risultati sono stati scioccanti: la stragrande maggioranza ha mostrato enormi difficoltà nell’individuare una fonte credibile o l’autore di una determinata storia oppure l’attendibilità di una notizia e molti addirittura vengono facilmente ingannati dalla sezione Chi siamo dei vari siti.
Come è stato detto precedentemente, è un fenomeno globale in continua crescita. Basti pensare alla diffusione delle fake news durante la campagna elettorale statunitense. E’ bene conoscere le posizioni di alcuni dei leader di maggiore spicco del panorama internazionale. Obama ha definito le fake news pericolose per la democrazia; la Clinton ha parlato persino di “un’epidemia che va fermata”; secondo Angela Merkel è necessario “mettere in guardia contro il populismo che si nutre di false informazioni”. Il giornalista Maurizio Blondet nel suo blog si è concentrato sulla funzione delle multinazionali che forniscono pubblicità a tali siti. La Kellog’s – per esempio – ha dichiarato che eliminerà gli introiti pubblicitari da Breitbart.News, il sito che ha appoggiato Trump e il cui direttore, Bannon, oggi è a fianco del nuovo Presidente come consigliere. Comprendere anche il ruolo dei social network in relazione alla diffusione delle bufale online è fondamentale. Facebook – come riporta Il Sole 24 ore – sta correndo ai ripari per cercare di arrestare la diffusione delle notizie false almeno negli USA; la nota del vicepresidente della piattaforma Mosseri è significativa: “Crediamo che sia importante dare voce alle persone e che noi non possiamo diventare arbitri della verità, quindi stiamo affrontando con attenzione questo problema”. Verrà predisposto negli Stati Uniti un pulsante che consentirà agli utenti di segnalare eventuali fake news. Le segnalazioni – come spiega bene la testata – verranno elaborate da organizzazioni dedite al fact-cheking, aventi la competenza della verifica dei fatti.

Laura Boldrini. Fonte ansa.it
Laura Boldrini. Fonte ansa.it

Anche il mondo politico italiano non è rimasto indifferente. Laura Boldrini, presidente della Camera, ha dichiarato alcuni giorni fa di essere in contatto con esperti contro la disinformazione e si è dimostrata molto critica nei confronti dei social network, giudicati colpevoli di essere complici di questo marketing. Non sono pochi i critici. Diverse personalità si sono scagliate contro l’idea di dover vietare la diffusione di notizie false sul web. Basti pensare a Ron Paul, politico statunitense, il quale ha espresso la sua posizione ritenendo che “coloro che chiedono il divieto di notizie false stanno lavorando per creare un Guardiano governativo con il potere di censurare qualsiasi notizia o opinione che disturbi la stabilità politica”.
La lotta alla disinformazione deve prima di tutto partire dai lettori, i quali non devono cogliere come oro colato ogni notizia ma devono esercitare un’operazione di confronto. Gli stessi esperti di comunicazione validi devono ancora di più impegnarsi nel contrasto alla diffusione delle fake news per rendere conoscibile a tutti tale marketing e per far sì che il cittadino non raggiunga un messaggio distorto. La poetessa Paola Melone non a caso ha definito la disinformazione “un’arma di distruzione di massa”. In un periodo in cui il mondo è macchiato dal terrorismo, incrementare l’odio crediamo che sia altamente controproducente.

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