Le previsioni per l’uscita del Samsung Note 7, durante l’estate, erano più che buone. Qualche giorno dopo l’inizio della vendita, però, sono iniziati i primi guai, sia per i clienti che per il colosso asiatico. Il phablet (una via di mezzo tra smartphone e tablet) doveva essere il fiore all’occhiello sul mercato mondiale, una prosecuzione dell’ottimo trend di vendite anche dopo l’ottima riuscita del parente S7 della famiglia Galaxy.

I guai sono sorti a seguito di esplosioni o addirittura incendi del dispositivo stesso. Dopo un primo richiamo alla casa del cellulare, l’azienda ha optato al completo stop della produzione, la cosiddetta rimodulazione di produzione. Tramite un comunicato Samsung ha annunciato il ritiro del prodotto in quanto sempre vigile “alla tutela della sicurezza dei consumatori”. Un danno all’immagine e soprattutto economico che ha portato – e porterà – perdite finanziarie: si stima diversi miliardi di dollari. Il più grande tracollo cui si sia imbattuta la società di Seoul.

Fonte Ilpost
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Ma come si è verificato tutto ciò? Al momento la Samsung non ha rilasciato una dichiarazione ufficiale e si sono formulate diverse teorie più o meno accettabili a riguardo. Il problema è legato certamente alla batteria che, visto il poco spazio in cui risiede, non permette un lavoro tranquillo durante la fase di carica. Il lavoro degli ingegneri e dei tecnici, oggigiorno, richiede massimo impegno già durante la prima fase di progettazione, cioè far conciliare fattori quali efficienza, velocità, durata, prestazioni. Più di un decennio fa, le classiche batterie erano composte da nichel-cadmio, ma con l’avvento delle batterie a ioni di litio (in alcuni casi polimeri di litio) si è sempre più cercato di massimizzare e sfruttare le loro proprietà. Un elemento, il litio, che permette di usare il proprio dispositivo per molto tempo e soprattutto consente una ricarica in qualsivoglia momento senza causare particolari problemi. Arrivati al cosiddetto punto critico, la temperatura della batteria aumenta e conseguentemente può infiammarsi. Durante la ricarica gli ioni positivi (Li+) vengono assorbiti dall’anodo, elettrodo a potenziale maggiore, e a garanzia che tutto ciò avvenga nel migliore dei modi sono presenti delle unità di controllo. Durante questo movimento vi è un rilascio di energia e se questo non viene monitorato si va incontro a complicazioni che il Note 7 ha mostrato al mondo. Giocano un ruolo altrettanto importante gli elettroliti, i quali servono a condurre corrente elettrica. Un’ipotesi più che confermata afferma che sugli elettroliti andrebbero a confluire gli ioni, questo perché avviene un cortocircuito (non passa tensione) tra anodo e catodo, non viene svolta l’operazione corretta: passaggio degli ioni all’anodo e catodo. Il ruolo di ogni elemento, in definitiva, viene alterato e scambiato; tutto ciò trova una valvola di sfogo in un’esplosione.

Fonte samsung.it
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Purtroppo ci sono stati diversi feriti e in altre situazioni si sono venuti a creare roghi. Ormai le batterie a litio sono portate quasi al loro punto di massimo lavoro e in tal senso vengono effettuate sempre più ricerche (anche in campo accademico) per trovare un’alternativa. Si parla di grafite, di ossigeno… Idee che si spera abbiano un responso positivo in un futuro non troppo lontano.

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