Poco più di un anno fa andava in onda in prima visione su Sky Atlantic la serie evento del 2015, 1992, trionfo di ascolti e di critica per la serie che ricalcava le vicende che hanno portato alla lunga stagione di arresti e processi di Tangentopoli, e a quella che mediaticamente viene definita Caduta della Prima Repubblica.

Virginia Raggi. Fonte L'Unità
Virginia Raggi. Fonte L’Unità

A distanza di pochi mesi c’è chi parla di nuovo di governo delle procure. C’è chi grida al complotto e chi dai complotti prende le dovute distanze. E di complotti se ne intende Virginia Raggi, che si trova a fare i conti con il suo primo arresto eccellente. Per Virginia Raggi, Raffaele Marra era molto di più di un capo del personale, era una garanzia nella giungla capitolina; quando la macchina amministrativa era ancora in fase embrionale era arrivata a dire “o lui o me ne vado“. E a pochi mesi di distanza, sotto l’albero di Natale Raffaele Marra ci trova l’avviso di garanzia. Il tormento dei pentastellati; già causa di uno scisma con Federico Pizzarotti, reo di aver voluto attendere che la giustizia facesse il suo corso, per poi vedersi prosciolto prima ancora che il processo avesse inizio. Un metodo quello della Casaleggio e Associati che non lascia spazio a interpretazioni: chi ha qualcosa da nascondere è meglio che si faccia da parte. Grillo e i suoi amichetti non vogliono gente con processi pendenti, condanne passate in giudicato o avvisi di garanzia. Ma sarà che l’ossessione di essere trasparenti, incensurati, candidi come bambini, si possa trasformare facilmente da punto di forza a punto di debolezza?

Fonte huffingtonpost.it
Fonte huffingtonpost.it

Torniamo al caso Raggi. La povera Virginia, che a guardarla fa tenerezza, ha l’aria di chi si è messa in un gioco più grande di lei, ma che ha iniziato a fare politica con l’innocenza e il candore di un agnellino. L’agnellino che Beppe Grillo per un attimo avrebbe voluto scannare assieme a quel Raffaele Marra che gli ha messo i bastoni tra le ruote, nella prima grande amministrazione pentastellata. Ma Roma, si sa, è una città difficile, la più difficile, e non solo perché è grande, affollata, e ci si aspetta sempre tanto da chi la amministra, ma per un motivo che è sotto gli occhi di tutti e che sfugge sempre: è la Capitale, la Capitale di uno Stato, della fede religiosa più diffusa del pianeta, e conserva la pesantissima eredità di essere stata la Capitale del più grande Impero mai esistito. E Beppe Grillo non poteva non mettere in conto incidenti di percorso, anche di una certa portata. Non poteva pensare che un contratto, peraltro a tutti gli effetti nullo, potesse risolvere i problemi della suburra romana. E anche se Grillo ha ribadito il suo appoggio a Virginia, le cose non saranno più come prima. Beppe non potrà non risentire della sindrome dell’amante ferito. Di chi ha creduto in un progetto catartico di redenzione e conversione politica. E ha visto il suo sogno scontrarsi con la dura realtà dei fatti. Ha scoperto che giocare con le paure della gente a volte è pericoloso, perché non le puoi ammaestrare. Ha capito, a sue spese, che nell’azione amministrativa, è più facile beccarsi un avviso di garanzia che fare la differenziata. E si è reso conto che i sogni sono belli, ma sono belli se restano sogni. Quando li realizzi hai tutto da perderci. E poi tante aspettative da soddisfare, due milioni di romani nettamente delusi, da chi ha visto il sogno olimpico sgretolarsi a chi prima di andare a dormire punta la sveglia due ore prima perché ci sono più scioperi che autobus. E le opposizioni che hanno solo da guadagnarci, dal PD che cerca il riscatto post referendario a Forza Italia che non vede l’ora di andare al voto.

Virginia Raggi. Fonte ilfoglio.it
Virginia Raggi. Fonte ilfoglio.it

E per un attimo l’ipotesi di capolinea per l’Amministrazione Raggi non era solo fantapolitica. Ma per ora sì. Per adesso #staiserena Virgì.

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