5 Dicembre. Il giorno dopo il Referendum Costituzionale, uno dei Referendum sicuramente più sentiti dal punto di vista politico. Al di là delle posizioni, al di là che questo voto si possa interpretare come una vittoria o come una sconfitta, sicuramente il dato che va analizzato per comprendere pienamente quanto successo nella giornata di ieri e da cui partire è sicuramente quello numerico.

Affluenza alle urne. Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Fonte interno.gov
Risultati referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Fonte interno.gov

I numeri possono sembrare freddi, aridi ma in questo caso parlano, parlano forte e chiaro. Secondo gli ultimi dati riportati dal Ministero dell’interno, su 63.169 sezioni scrutinate complessivamente tra Italia ed Estero con 31.997.916 votanti la percentuale dei votanti è stata del 68,48%. Il si attesta al 40,89% con 13.432.208 milioni di voti, il No si attesta invece sul 59,11% con 19.419.507 milioni di voti. Un distacco di quasi 6 milioni di voti, a discapito dei sondaggi che parlavano di un serrato testa a testa. Nonostante siano ben 15 le Regioni governate dal Pd di Renzi soltanto in 3 Regioni il sì ha vinto. La cara Toscana del Premier, l’Emilia Romagna ed il Trentino Alto Adige. Nelle restanti 17 Regioni il No ha vinto toccando punte altissime in particolar modo al Sud Italia. Basta guardare la Sicilia e la Sardegna in cui il no ha superato il 70% Calabria, Basilicata, Puglia e Campania in cui il no ha superato la soglia del 65%. Numeri forti, numeri che hanno costretto Renzi che, con massima eleganza, ha deciso di rassegnare, nella giornata di oggi, le dimissioni da Presidente del Consiglio. I numeri hanno parlato, hanno evidenziato un distacco dalla politica, una stanchezza e una sorta di diffidenza, soprattutto fra i più giovani.

Matteo Renzi. Fonte ilpost.it
Matteo Renzi. Fonte ilpost.it

Adesso le forze politiche uscite “vincitrici” da questa consultazione referendaria dovranno sedersi a tavolino. La situazione va presa in mano nel tentativo di risollevare un Paese troppo spesso in difficoltà.

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