La cosa straordinaria del referendum è che nessuno è soddisfatto: il fronte del SI piange da un lato in attesa della catastrofe e il fronte del NO si giustifica sperando di non essere incolpato dell’eventuale catastrofe. Fatto sta che siamo tutti molto impegnati a puntarci il dito contro a vicenda: ad ogni “Renzi finalmente a casa” corrisponde un “Adesso vi sorbite il Trump di turno”, ad ogni “Io ho votato consapevolmente” corrisponde un “Ignorante, il tuo voto non è di merito”. Insomma un tutti contro tutti, quasi a voler cercare un capro espiatorio a cui addossare la responsabilità di una situazione politica e sociale di cui i cittadini di certo sono i minori colpevoli. A tal proposito sono emblematiche le parole di Fabio Amato che sul Fattoquotidiano.it scrive:

Fabio Amato
Fabio Amato. Fonte ilfattoquotidiano.it

Stanotte ho vinto. […] Eppure ho faticato a prendere sonno. Continuava a tornarmi in testa il Teatro degli Orrori che ci si prospetta: le dimissioni di Renzi, le borse in subbuglio. Ma soprattutto i tanti amici che hanno votato  accigliati, sconfitti, arrabbiati. In certi casi persino incarogniti e irriverenti: ora goditi Salvini, goditi Grillo, goditi il crollo delle borse e prenditi “oneri e onori” di quello che verrà dopo. Ho visto amici perdere la brocca e quasi il rispetto, soffrire come se fosse morta la democrazia. Ho ricevuto messaggi sarcastici, carichi di panico. Cavolo, è davvero colpa nostra? Colpa mia?

No, non è colpa nostra! Non può essere colpevole chi esercita il diritto di pensare e agire liberamente per rendere migliore il proprio Paese. Sono certa che ognuno di noi – a prescindere dal fronte con il quale si sia schierato – dentro la cabina elettorale abbia espresso la propria preferenza non di certo per mandare il Paese sull’orlo del baratro ma per partecipare alla vita politica, per creare un futuro e non per distruggerlo, per progredire e non per retrocedere. Tuttavia è colpa nostra quando continuiamo ad insultarci senza accettare l’idea che un modo di pensare diverso dal nostro sia comunque rispettabile: la democrazia finisce quando le discussioni diventano polemiche da talk show e quando si arriva a pensare che il parere dell’uno possa avere più valore di quello dell’altro.

Renzi, Grillo e Salvini. Fonte affariitaliani.it
Renzi, Grillo e Salvini. Fonte affariitaliani.it

Quello che forse ci sta sfuggendo è che nessuno ha perso. Come si può definire sconfitta un’affluenza alle urne del 68,5%? Questa non è una catastrofe ma è il trionfo della democrazia! Negli ultimi mesi il referendum è stato l’argomento più discusso nelle università, nelle piazze, nelle famiglie, ha avvicinato tutta la popolazione a una Costituzione che troppo era stata messa da parte e dimenticata. Sicuramente non abbiamo cambiato la carta costituzionale ma abbiamo fatto molto di più: abbiamo risvegliato le nostre coscienze e la nostra passione nell’essere cittadini attivi. Quando la res publica ritorna nelle mani e negli animi del popolo non si può che essere di fronte al cambiamento e al progresso.

Forse adesso non ci resta che mettere da parte le frasi stereotipate, le offese, la demagogia e i catastrofismi ritrovando la discussione costruttiva, la moralità, il pensiero libero e slegato da logiche opportuniste e chissà che il futuro non ci riservi un’Italia unita e non divisa. Dopotutto non bisogna dimenticare che i nostri padri costituenti provenivano da forze politiche diverse e che insieme hanno lavorato per lasciarci in eredità una Costituzione in grado di unire il nostro Paese e noi che siamo tutti Fratelli d’Italia.

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