Giovani e con tante idee per la testa. I LaBrain sono una delle eccellenti promesse del panorama musicale reggino e italiano. Dopo anni di attività e di lavoro, nel settembre 2015 esce il loro primo album “Derma” dalle sonorità psichedeliche e sperimentali. In occasione del concerto tenutosi il 4 gennaio presso il “Piccolo teatro della scaletta”, abbiamo assistito alla presentazione live del loro album e intervistato i giovani musicisti.

LaBrain, perchè avete scelto questo nome e cosa significa?

LaBrain nasce da un connubio di termini cioè: la parola “Lab” sta a significare sia laboratorio che labirinto e “Brain” cervello. Lo scopo è quello di dare voce a delle idee che sono intricate come un labirinto e sono in continua elaborazione come in un laboratorio.

Chi sono i LaBrain? Come vi siete formati? Qual è la vostra storia?

Le formazioni che hanno preceduto l’attuale erano due, dal settembre 2012 abbiamo iniziato questo progetto con altri musicisti che si sono persi per strada fino al novembre 2013. La formazione iniziale prevedeva me (Alessio Ciccolo), Samuele Arcudi, Stefano Lipari e Ivan Verduci, successivamente con l’ingresso di Giulio Varrà e Petro (Francesco Petrolino) il sound si è modificato notevolmente spingendoci verso il prog e la psichedelia cercando di dare una nostra impronta con testi in italiano. E’ stato sin da subito un progetto allettante per tutti, viste le nostre esperienze. Veniamo tutti da conservatorio o scuole di musica, quindi questo tipo di impostazione ci ha spianato la strada verso questo genere.

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Voi suonate Rock Sperimentale, cosa vi ha spinto verso questa scelta?

Perchè da’ maggiore spazio alle idee e alla creatività rispetto ad altri generi. Attraverso l’uso di molti effetti particolari, si possono creare ambienti musicali diversi rispetto a ciò che si sente normalmente. E’ un genere musicale che ci ha legato subito, diciamo che lo abbiamo ereditato dai nostri genitori visto che appartiene a una generazione diversa dalla nostra. Non solo il progressive ma anche il classic rock. Il nostro genere ci consente/obbliga a sfondare il muro della forma-canzone, cioè la canzone di 4 minuti che è la cosa più geniale mai creata dall’uomo, a volte si rivela troppo compatta e non da’ lo spazio necessario per creare ed esprimersi. Nel nostro caso, visto che siamo in sei, avere più tempo all’interno di un pezzo è necessario.

Gli artisti principali a cui vi ispirate?

Non sono pochi gli artisti a cui ci ispiriamo, tra i principali ci sono: Tullio De Piscopo, Franco Battiato, PFM, King Crimson, Sigur Ròs, Pink Floyd, Porcupine Tree, Anathema, Niccolò Fabi e Radiohead.

Avete pubblicato un album “Derma”, di cosa parla e qual è il messaggio da trarre?

“Derma” possiamo dire che è stato un lavoro abbastanza complesso. Alcuni brani sono nati con le precedenti formazioni, altri con la precedente. Diciamo che c’è stato un grande collage per la realizzazione dell’album. L’intenzione era quello di creare una sorta di percorso acustico sia per noi, sia per le persone che sono andate ad ascoltare il disco. Quindi sedersi ad ascoltare musica e tutto ciò che questo comporta. Spesso consiste in un isolamento positivo nel senso che rispetto al mondo circostante puoi metterti le cuffie e viaggiare. Quindi il tema principale è il viaggio all’interno di se stessi, tutte le risposte sono dentro di noi nonostante i fattori esterni.

A livello di sound ve lo immaginavate così com’è oppure avete apportato delle modifiche sostanziali ad alcuni pezzi in studio per le registrazioni?

Le modifiche ci sono state non solo prima, ma anche dopo le registrazioni. Questo perché abbiamo iniziato a registrare piuttosto presto rispetto all’ingresso nel gruppo di Petro e Giulio, quindi col passare del tempo il sound si è evoluto e ci ha portato a rivedere alcune cose. Quest’evoluzione del suono si nota non tanto nelle registrazioni che ci sono in “Derma”, quanto nei nuovi brani che stiamo componendo e nei live per una questione di consapevolezza che abbiamo riguardo a ciò che vogliamo fare, sappiamo fare e riguardo all’importanza del ruolo che ognuno di noi ricopre all’interno di ogni pezzo.

Siete in attività dal 2012, fino ad ora che tipo di difficoltà avete incontrato? Siete soddisfatti di ciò che avete fatto o avete qualche rimpianto?

Sì, un grande rimpianto è stato quello di non aver avuto la pazienza di aspettare che, comunque, da un altro punto di vista c’è stata viste le nostre partenze verso nostre sedi universitarie. Per la fretta abbiamo fatto scelte che ci hanno rallentato, unito al fatto che a Reggio Calabria, da una decina di anni a questa parte, suonare è diventato quasi impossibile per chi fa inediti e ancora di più per noi che proponiamo qualcosa di diverso da quello che si sente in giro. Un grosso scoglio da superare, invece, è stato quello di mettere d’accordo sei teste sopratutto quando eravamo tutti distanti l’uno dall’altro, sopratutto con gli ultimi due arrivati (Petro e Giulio) per farli entrare nei nostri meccanismi e fargli capire che tipo di strada volevamo perseguire. La distanza ci complica un po’ i nostri piani, nonostante l’album sia stato pubblicato nel settembre 2015 siamo riuscito a presentarlo per intero live solo oggi (4 gennaio 2017) dopo più di un anno dalla pubblicazione.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Adesso vogliamo riorganizzare tutte le idee, prendere il meglio da questa serata e proporre ancora e ancora la nostra musica live, magari fuori Reggio visto che le possibilità si stanno sempre più restringendo.

 

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