Ore 05:45, la sveglia suona. È ora di partire, sto tornando a Roma la città che con tanta dolcezza mi ha adottato, la cornice dei miei studi universitari. Mi lavo, mi vesto, l’imbarco apre alle 06:25, “in perfetto orario”, mi ripeto. 06:20 esco di casa, appena 5 minuti di macchina e sono in aeroporto. Check-in rigorosamente on-line, ho il tempo di un tè con papà. La colazione giù al sud, quando ancora non è nemmeno sorto il sole. “Imbarchiamo prima le famiglie con bambini, i clienti Sky priority…” l’aeroporto è così piccolo che l’avviso risuona sin dai banchi del check-in, mi dirigo ai controlli. Ne avranno chiusi di occhi gli addetti alla vigilanza dei varchi di sicurezza. Ne sono passati di formaggi, di corde di salame, qualcuno mormora di aver visto perfino delle teglie di lasagne. Questo lavoro è di gran lunga più difficile al Sud che in grandi aeroporti come Fiumicino. Volete mettere l’insistenza di una nonna calabrese con la cintura di tritolo di una cellula dormiente dell’ISIS? Di gran lunga più pericolosa la nonnina. E così, superati i controlli scendo le scale, ma non prima di aver dato uno sguardo a papà che è rimasto a salutarmi fino all’ultimo. Come tutti del resto. I più temerari, aspettano dalla vetrata panoramica del Tito Minniti, non vogliono perdersi il momento del decollo, in una città che è metropolitana, ma in cui dà ancora spettacolo vedere un aereo partire.
Una breve rampa di scale e sei arrivato ai gate. O al gate? Perché ce ne sono tre ma imbarcano quasi sempre uno per volta. Le facce sono quasi sempre quelle, i soliti pendolari, politici, uomini d’affari. Faranno ritorno con il volo delle 21:25, tuttalpiù con il primo volo della mattina. “Ingresso dalla scala posteriore, grazie e buona giornata”, sorride il personale di terra. E arriva qui il momento più bello. Letteralmente inebriato dalla brezza del mattino, mi lascio incantare dai colori dell’alba sullo Stretto. Per poco non vado a sbattere contro l’ala. L’assistenza all’imbarco degli over 60 che volano per la prima volta, vengono imbarcati gli ultimi passeggeri, perché al Tito Minniti nessuno resta a terra. “Cabine crew ready for take-off”. E siamo pronti a partire. Usciamo dal parcheggio, i colori del mare, le case, i treni che già corrono veloci. Dritti in fondo alla pista, motori al massimo, si decolla. Il decollo del volo delle 07:00 è sempre il più bello. La città è ancora addormentata, e dal finestrino sembra di poter toccare il Castello Aragonese, la Via Marina, gli aliscafi del porto. Non trovi nemmeno il tempo di addormentarti, che sei già arrivato a Fiumicino. Ma adesso seriamente: Alitalia, che te ne vai a fare?

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