In questo articolo proponiamo “Atlante della corruzione” , un libro che si occupa di approfondire gli agenti del fenomeno corruttivo, il “perché” della corruzione, il “come” ed il “dopo” e propone altresì alcuni modelli che sono stati istituiti a livello nazionale ed internazionale per instaurare politiche di prevenzione volte a scardinare la corruzione. Alberto Vannucci , professore di Scienza politica presso l’Università di Pisa, insieme alla sociologa e professoressa di Scienza politica Donatella Della Porta, ha delineato in tale testo monografico un viaggio nel mondo della corruzione partendo dal comportamento dei cittadini nella vita quotidiana con riferimento al nostro Paese.

Emblematico è il primo capitolo (Il che cosa della corruzione ) in cui Vannucci passa dalla teoria alla pratica per analizzare le sfaccettature della corruzione servendosi di un episodio che lo ha visto protagonista. In seguito ad una lezione tenuta a Catania proprio su tale tema, il professore chiamò un taxi per raggiungere nel minor tempo possibile l’aeroporto siciliano. A conclusione del tragitto il tassista fece presagire un sentimento di malcontento nella sottoscrizione della ricevuta di rimborso richiestagli. Lo stesso autore dichiara all’interno del paragrafo “di aver imparato in pochi minuti dal tassista più di quanto fossi riuscito a insegnare in un’intera giornata di lezione”. Grazie a tale spunto Vannucci  ha sviluppato l’intenzione di avviare un excursus sui caratteri salienti del fenomeno corruttivo. Nel “che cosa” della corruzione rientrano tutti i criteri impiegati per delimitare l’estensione della corruzione: le norme giuridiche, l’opinione pubblica e l’interesse collettivo. Nel primo caso la  corruzione è ciò che il codice penale definisce come tale; nel secondo viene qualificata come corruzione ogni condotta in contrasto con i valori e gli ideali del tessuto sociale; nella terza situazione si fa riferimento alla corruzione qualora dovessero essere perseguiti interessi personali piuttosto che pubblici da parte dei corruttori. L’autore per rendere semplice la comprensione   di tale dilagante questione si serve di una similitudine molto incisiva: “Per capire la logica della corruzione è utile pensare ad Arlecchino servo di due padroni”. Il corrotto, difatti, è una sorta di Arlecchino, cui il padrone ha affidato la cura dei propri interessi, ma che all’insaputa di quest’ultimo vende le proprie prestazioni ad un secondo padrone, il corruttore.  Potrebbero partecipare al gioco della corruzione altri soggetti che dispongono di informazioni confidenziali o ricattatorie. L’attenzione  nell’Atlante della corruzione viene focalizzata sulla crescente domanda di contatti personali con i politici, talvolta fondamentali canali per garantire protezione politica agli artefici della corruzione.” I vertici dei partiti  si fanno garanti della buona reputazione degli imprenditori di riferimento, raccordando l’erogazione di favori clientelari al riciclaggio dei proventi delle tangenti nei bilanci ufficiali, tramite il tesseramento”.

atlantedellacorruzione

Vannucci include anche la presenza della mafia nel gioco della corruzione, facendo riferimento alla cultura del pizzo, al voto di scambio e al legame strettissimo tra politica e criminalità organizzata. Nel capitolo dedicato al “quanto” della corruzione, lo studioso cerca di approfondire i numeri di tale fenomeno partendo dall’inchiesta “Mani pulite”. Sottolinea che in tutto il 1991 meno di 400 persone sono state indagate per reati di corruzione. In breve tempo, però, si scoprì che la realtà era ben diversa e quelle inchieste avrebbero prodotto uno scenario di corruzione che non ha avuto eguali nella storia dei paesi democratici. Il problema di definire il “quanto” della corruzione è arduo poiché si tende a far trapelare il meno possibile all’esterno eventuali atti corruttivi in quanto potrebbero svilupparsi riprovazione sociale e condanne penali. La vera problematicità è il fatto che “quando la corruzione va a buon fine non lascia alcun corpo del reato, spesso neppure tracce visibili ad essa riconducibili”. Di fatto si ha una stima parziale dei dati relativi al fenomeno corruttivo data dalle statistiche giudiziarie che escono allo scoperto. Atlante della Corruzione sottolinea che la corruzione sia percepita in maniera più forte nelle aree in cui vige una scarsa trasparenza ed è strettamente collegata al livello socio-economico di un paese. Ad avviso dell’autore negli ultimi anni in Italia si è esteso lo spread della corruzione, ossia il rapporto tra le attività illegali oscure e l’effettiva casistica relativa ai reati di corruzione. Nel capitolo dedicato alle cause della corruzione, Vannucci parte ancora una volta da un esempio della vita quotidiana riferendosi al privilegio goduto dagli ambasciatori e dai loro familiari di poter parcheggiare senza tagliando al riparo dal rischio di essere multati. Tale privilegio è durato fino al 2002 a New York. La concessione di ciò ha reso possibile un confronto sulle risposte dei diplomatici provenienti da Paesi diversi. E’ emerso che i sedici diplomatici italiani si sono piazzati al 46esimo posto per indisciplina tra i 146 Paesi analizzati. Viene usata tale immagine per carpire l’inclinazione e la propensione dei singoli a commettere atti illeciti. Il professore non è giustizialista né generalista. Egli nel libro garantisce ampio spazio a chi dice no alle tangenti e a chi, pur avendo partecipato al gioco della corruzione, denuncia tale sistema ribellandosi. Interessante è la parte dedicata ai rimedi attuati da alcuni paesi per prevenire la corruzione. Emerge il modello di Singapore e di Hong Kong, in cui l’elemento di svolta è stata l’istituzione di autorità anticorruzione dotate di ampi poteri decisionali. In Italia le politiche anticorruzione sono state sempre deboli. Nonostante dopo “Mani pulite” siano state varate alcune rilevanti riforme, dopo il placarsi della tempesta l’impulso riformistico è venuto meno. Da tempo in Italia vengono evidenziati i limiti della legge anticorruzione del 2012, limiti che riguardano l’assenza di meccanismi forti capaci di intaccare il patto di ferro tra corrotti e corruttori, la depenalizzazione dei “reati sentinella” (abuso d’ufficio e falso in bilancio), l’esaurirsi dei procedimenti a seguito del decorrere del tempo. Infine l’attenzione è orientata sul vincente modello finlandese in cui si è dato spazio a politiche originate dal basso. Nei paesi scandinavi non ci sono leggi particolarmente rigide né autorità forti, i rimedi alla corruzione si trovano nella partecipazione della società civile tramite canali di comunicazione che creano relazioni tra gruppi e cittadini e rendono accessibile e controllabile l’esercizio del potere pubblico. Speriamo di avervi invogliato ad approfondire una questione così delicata ed oscura e consigliamo vivamente la lettura dell’Atlante della corruzione, un testo che analizza scientificamente il mondo della corruzione ed i suoi interpreti.

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