Mercoledì 23 novembre 2016  è stato illustrato nell’aula magna dell’istituto comprensivo “Da Feltre – Carducci” (RC) il progetto  Educ@genda. A presentare l’ambizioso lavoro è stato il presidente della Commissione regionale anti ‘ndrangheta, Arturo Bova.

Arturo Bova
Arturo Bova. Fonte Calabriaonweb

Questo progetto è stato fortemente sostenuto dal Consiglio regionale della Calabria, in particolare dall’Area Assistenza Commissioni e dalla Commissione straordinaria anti ‘ndrangheta, ed ha visto la partecipazione di forze giovani e fresche che hanno tramutato un’idea in un piano consolidato e ben architettato.  Trattasi di un diario prodotto da Antonio Federico, dipendente regionale ed insegnante di discipline artistiche, destinato ai ragazzi delle scuole medie e superiori, caratterizzato da vignette e da una grafica coinvolgente e giovane che ha l’obiettivo di diffondere un messaggio che possa essere colto da tutti. Il giovane artista, come ha esposto durante la conferenza stampa, ha sentito il dovere civico di donare un bene prezioso ai giovani ed ai meno giovani, coinvolgendoli nell’educazione alla legalità e rendendoli consci del fatto che la lotta al fenomeno mafioso debba partire dal basso. L’aspetto che colpisce di più è la capacità di analizzare con toni scherzosi un tema così caldo senza cadere nella banalità. Educ@genda dedica ampio spazio agli uomini che quotidianamente si battono per combattere il fenomeno della criminalità organizzata e lo fa tramite l’impiego di vignette satiriche che rendono più leggero ma anche più efficace il messaggio che vuole essere trasmesso alle nuove generazioni. Sfogliando le pagine dell’agenda scorgiamo alcune massime degli uomini che hanno dedicato la loro vita a questa lotta e che troppo spesso sono stati dimenticati dallo Stato. Ci riferiamo a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, ma anche ad altri esempi virtuosi che nel loro piccolo hanno contribuito a diffondere la cultura della legalità e a denunciare l’omertà, piaga ancora peggiore della mafia. Il progetto Educ@genda racchiude  diversi inserti satirici che hanno come protagonista principale “Bossolo”, un boss un po’ sbadato della malavita in conflitto con il figlio, che ha la grande aspirazione di diventare poliziotto. Non possiamo far altro che essere d’accordo con la dichiarazione di Arturo Bova: “Puntare sulla cultura per rompere l’omertà e stimolare le coscienze e dare un bello scacco matto al consenso sociale di cui da sempre la mafia si nutre”. Noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte ed è bene che vengano impiegati strumenti simili per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Il cittadino talvolta è complice del sistema mafioso e si fonde al suo interno compiendo atti che all’apparenza sembrerebbero insignificanti. Saltare la fila alle poste, chiedere ausilio al politico di turno,  cercare vie illegali poiché più semplici, ci rendono parte integrante della mentalità mafiosa. La cultura e la formazione sono armi pacifiche per conoscere e per capire dove poter colpire questa “malattia”. La cultura infastidisce le mafie e le mette in difficoltà. E’ più semplice ottenere consenso da parte di gente  priva di coscienza critica che spera di trovare un futuro migliore diventando il burattino di turno del boss di riferimento. Le vittime della mafia non sono morte invano, hanno trasmesso ai cittadini che credono nella legalità e che hanno il desiderio di sviluppare un proprio senso critico ed una propria coscienza, la voglia di ripartire e di ricostruire ciò che la mafia ha distrutto. La criminalità organizzata, come ha sottolineato Arturo Bova, si nutre del consenso sociale e popolare e spetta al cittadino ribellarsi alla cultura del non detto. Educ@genda  è un mezzo utile per negare l’indifferenza e per contrastare chi finge di non conoscere tale piaga e pone in luce l’importanza della conoscenza del problema, poiché per sconfiggere e per analizzare una questione così delicata, bisogna prima di tutto conoscerla. Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione  Calabria, durante l’incontro con gli studenti svoltosi nella scuola reggina, ha sottolineato l’importanza e la necessità di recuperare il valore della memoria storica, vista come “baluardo per combattere la mafia”.

Antonio Marziale
Antonio Marziale. Fonte CapoSudTeleVision

Crediamo fermamente in questo progetto e riteniamo che iniziative del genere debbano essere promosse sul territorio ancora in modo più frequente così da infondere ai giovani senso civico e legalità, collocandoli al centro della lotta alla criminalità  e rendendoli  cittadini consapevoli e dotati di proprie idee ed opinioni.E’ impossibile non fare riferimento ad una delle massime di Paolo Borsellino che ben si concilia con quanto esposto fino ad ora: “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire il profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e della complicità”.

 

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