In occasione del 103esimo compleanno della Reggina 1914, abbiamo incontrato il presidente Mimmo Praticò per una breve intervista, ponendogli tre quesiti principali, ricordando il passato, osservando il presente e immaginando il futuro della società amaranto.

Logo Urbs Sportiva Reggina 1914
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Cosa l’ha spinta a intraprendere questa avventura con la Reggina?

Diciamo che la prima volta che mi sono reso conto di una situazione triste è stata quando, nelle ultime partite dell’ultimo campionato di lega Pro del 2015, la squadra della mia città, la squadra per cui io tifavo da quando – che io ricordi – avevo quattro anni, avrebbe potuto ritornare tra i dilettanti […]. Da lì, mi sono avvicinato [alla società, N.d.A.] perché pensavo di poter dare una mano. Alla fine mi sono ritrovato in mezzo ad altre persone le quali hanno voluto che io ricoprissi questo ruolo per portare avanti al meglio il nome della squadra e soprattutto della città, perché credo che tra la città e il calcio ci sia sempre stata una grande simbiosi. Da lì, siamo partiti ed abbiamo cercato di iscrivere la squadra al massimo campionato possibile, perché per regolamento la squadra sarebbe dovuta partire dalla terza categoria […]. Abbiamo scelto la serie D – con un costo notevole, 300mila euro di spesa – con il solo scopo di dar lustro alla città, perché se ci fossimo iscritti al campionato di promozione nessuno avrebbe potuto dire nulla, perché non ci sono state altre persone disponibili a fare quello che abbiamo fatto noi. Siamo stati bravi, fortunati: siamo arrivati ai play-off e […] abbiamo avuto l’opportunità – grazie al ripescaggio e con un costo di 250mila euro – di iscrivere la squadra alla Lega Pro. Per cui, oggi, ritengo che sia un “miracolo” che la squadra possa giocare in questa categoria. Mi dispiace […] che una parte di tifosi, o di sportivi – perché il tifoso ama incondizionatamente, che si vinca o che si perda – si ergono a fare delle valutazioni, che, secondo me, possono soltanto fare male alla squadra, alla società e alla città.

Quali sono le difficoltà che lei incontra, anche quotidianamente, nel portare avanti questo progetto?

Le difficoltà sono molteplici. Tutte le condizioni per portare avanti una squadra, per iscriverla, dalla documentazione, al rispetto della normativa che, come sappiamo, è la stessa che regola l’iscrizione al campionato di Serie A. Le incombenze sono tante, giornaliere. Abbiamo delle scadenze che sono irrimandabili. Quindi un insieme di cose che mi portano a lavorare almeno dieci ore al giorno per questa società. […]. Mi piace conoscere tutto, perché un presidente o amministratore di una società – anche non sportiva – deve conoscere tutto e saper rispondere a tutti […]. Ci sono difficoltà anche di carattere finanziario: i costi sono aumentanti notevolmente rispetto all’anno scorso […]. Sono aumentanti i costi dei calciatori, a causa dei contributi. Non è facile gestire una Lega Pro. Forse sarebbe più facile, date anche le entrate che ne conseguono, gestire una Serie B che una Lega Pro.

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Reggina 1914

Quali sono le ambizioni, gli obiettivi di questa squadra e come intende perseguirli?

Ritengo che, nella vita, bisogna fare un passo alla volta. Nel calcio ancora di più, perché lo sport ci insegna che vinta o persa una partita hai l’obbligo di pensare a quella della domenica o del sabato successivo. Per cui, se sogniamo ad occhi aperti possiamo pensare a qualunque obiettivo, ma se vogliamo veramente fare un passo alla volta, dobbiamo tenerci dentro i nostri sogni e mascherare i nostri obiettivi. Quest’anno dobbiamo puntare alla salvezza. Per il futuro vedremo.

Dato che siamo in periodo di mercato, ha in mente di integrare la rosa, di correggere qualche “tiro”?

Noi, benché le difficoltà finanziarie siano notevoli, abbiamo dato delle indicazioni al nostro direttore generale [Gabriele Martino, N.d.A.], che riteniamo persona di assoluta esperienza e di grande professionalità. Abbiamo detto di vedere come si può fare per migliorare questa squadra nei reparti dove è necessario intervenire.

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