Allora lasciati un po’ andare, siamo fiamme su candele, siamo fatti per bruciare, non puoi sempre trattenere troppa vita da squagliare“. (Io lo so – Scarda)

Domenico Scardamaglio (Nico), in arte Scarda, cantautore napoletano di nascita, ma calabrese d’adozione. Il suo stile old school, influenzato sicuramente da alcuni suoi idoli, -“mostri sacri” della musica – risulta comunque molto attuale e contemporaneo quando canta le sue canzoni, armato soltanto di chitarra e voce. Questo gli consente di distinguersi dagli altri protagonisti del panorama musicale del momento, permettendogli di emergere. L’unico modo per avere le idee un po’ più chiare sulla sua personalità è andare a conoscerlo e scambiare con lui quattro chiacchiere.

In occasione di un Live a Reggio Calabria.
In occasione di un Live a Reggio Calabria.

Partiamo dalle tue origine artistiche: quando e come hai iniziato ad interessarti alla musica?

“Partendo da un discorso generale, a 14 anni ho iniziato ad essere un consumatore vero di musica, nel senso che prima ascoltavo una musica più “di massa”, quello che ascoltano tutte le persone che accendono la radio quando entrano in macchina, per esempio. Successivamente, sono diventato l’altro tipo di consumatore di musica, quello che va a ricercarla. Infatti, ho iniziato ad ascoltare il rock classico: Pink Floyd, Led Zeppelin, Doors fino ai Nirvana, ai Radiohead e altri. Più tardi, ho iniziato ad ascoltare De Andrè e il cantautorato classico. A 26 anni, quindi più avanti, è arrivato il desiderio di fare musica. Perciò, il mio rapporto con quest’ultima nasce prima da ascoltatore, poi da emulatore, come quando, in cameretta, con uno strumento, immaginavo di avere un mio pubblico davanti.

Come dicono gli Afterhours, “quello che non c’è“, in realtà è un concetto che esiste, quella cosa “futura”, invisibile, che magari al momento si trova solo nella tua mente.

Quanto è importante per te raggiungere un proprio stile, una propria individualità artistica?

Molto. A volte, si nasce sulla scia di qualcosa che ti piace e tante volte accade che il primo lavoro di un artista non abbia una sua identità distinguibile. E’ un concetto talmente importante che punto a raggiungerla proprio nel secondo disco, dandogli proprio un “sound alla Scarda”.

Quali sono i tuoi punti di riferimento, sia in termini musicali sia in ambito artistico in generale?

“Cantautorato classico, tipo Dalla, Battiato, De Gregori, anche se, attualmente, ascolto molta musica indipendente italiana e seguo anche fenomeni musicali in ambito internazionale, soprattutto i Radiohead. I miei riferimenti sono sia il vecchio sia il nuovo cantautorato.

Quanto incidono, nelle tue canzoni, le tue origini, la città da cui provieni, ma anche quelle dove hai vissuto e che consideri come una “seconda casa”?

Se dovessi quantificarlo, direi per metà, soprattutto considerando ciò che ho visto in Calabria, sebbene io sappia anche distaccarmene. In Calabria, ciò che è considerata come “una grande città” (vedi Reggio) in realtà non lo è, se inserita nel contesto delle vere grandi città italiane.

Tra le tue varie esperienze e partecipazioni, sicuramente ricorderai con grande soddisfazione il coinvolgimento nel film “Smetto quando voglio” del 2014, con l’omonima soundtrack. Quali sono state le tue sensazioni a riguardo?

Locandina Smetto Quando Voglio
Locandina del film. Fonte 01distribution.it

La cosa interessante, in quel caso, è stato il fatto di non aver mai scritto una canzone “su commissione”. E’ stata un’esperienza che mi è piaciuta e ritengo sia andata piuttosto bene, considerando fosse la prima volta!

Se dovessi dare un consiglio a giovani aspiranti musicisti, che magari vorrebbero somigliare a Scarda al momento dell’esordio, quale sarebbe?

Sebbene non mi senta ancora nella posizione di dare consigli del genere, innanzitutto direi di puntare sulla musica, facendo “bella musica”, che non fa mai male. Poi, per ciò che ho avuto modo di vedere, capire quali siano le tendenze del momento, perchè spesso, come ci si presenta è ancora più importante del contenuto stesso. Il “sistema Italia” impone anche di fare carriera scegliendo gli amici giusti nei punti chiave, perchè così si va avanti anche nella musica.

Ultima domanda finale classica, ma d’obbligo: dopo questo tour, quali sono i tuoi progetti futuro?

Contemporaneamente al tour, di ritorno a Roma, registrerò il nuovo disco in studio, che è già pronto nella mia testa, aspetto solo di “concretizzare tutto”. Ci saranno delle novità in termini di sound, sempre mantenendo, però, una base acustica e “da cantautorato”.

Guarda l’intervista integrale rilasciata alla nostra redazione.

 

 

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