Il caso dell’hotel Rigopiano ci ha incollati tutti davanti a tv, smartphone, tablet e compagnia bella. Ci siamo commossi guardando i bimbi che venivano estratti vivi, abbiamo temuto il peggio sperando che lì sotto qualche vita non si fosse ancora spenta. Il sistema d’informazione nostrano si è fermato, occhi puntati su quel piccolo albergo di montagna.

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Fonte meteoweb

Nel frattempo Donald Trump giurava, e il discorso inaugurale, dalle forti venature nazionaliste e protezioniste, inizia a destare non poche preoccupazioni. Probabilmente se non fosse stato per Bill Clinton ipnotizzato da Melania Trump, o per il piccolo Barron osteggiato dai social i 3/4 di chi sta leggendo non se ne sarebbe accorto.

Verrebbe da chiedersi “Ma che c’azzecca?”. C’azzecca eccome. Il problema vero è che il disastro dell’hotel Rigopiano ha tolto il sonno all’Italia e dato oro ai giornali. Quelli veri che fanno informazione per vivere, a volte dando agli italiani quello che la pancia degli italiani chiede. E la pancia degli italiani chiede cattive notizie. Chiede di entrare nel dolore delle persone. Vuole le lacrime dell’amica dell’avvocato della famiglia rimasta sotterrata. In due parole: patetismo gratuito. Un dolore che dovrebbe rimanere privato, con i giornali che fremono nel divulgare foto e nomi di chi non ce l’ha fatta, e sembrano non voler aspettare. La regola deontologica vuole che i nomi delle vittime vengano divulgati non prima che i parenti ne vengano messi al corrente. Qualcuno non stava nella pelle a tal punto da divulgare nomi e foto. A volte sbagliati. E così dal centro di coordinamento risultava disperso chi veniva dato come sopravvissuto dai giornali.

Uno su tutti L’Arena di Giletti, già il pranzo della domenica è da Maalox, se poi ci si mette anche il caro Massimo a far risalire tutto. Ormai la discussione con i Mughini e Klaus Davi di turno verte su 3 cose: vitalizi, assenteismo e disastri. Ma perchè sembra che agli italiani interessi proprio questo. Tempo fa qualcuno diceva che l’opinione pubblica italiana “si indigna, vota da casa e poi va a dormire”. Ci piace tanto criticare e fare polemica. Amiamo ricoprirci di fatti negativi per poter urlare governo ladro.

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Massimo Giletti. Fonte ansa.it

E la comunicazione è irrimediabilmente influenzata da queste scelte. Anche se sui social qualcosa sembra già cambiare. Le pagine Facebook delle più grandi testate cartacee sembrano avere come parola d’ordine buon umore: luoghi esotici, ricette, lifestyle. A volte scadono nel ridicolo. Ma si sforzano di coniugare al dovere di cronaca le buone notizie. Una scelta desueta. Sconosciuta all’informazione targata Mediaset. Da Quarto Grado a Striscia La Notizia, informare per indignarsi. Quale soluzione? Smettere di informare per assecondare, ma informare per educare. La più grande responsabilità dell’informazione è quella di stimolare le coscienze, assecondando il dibattito e l’opinione non violenta.

Nel frattempo l’attenzione sulle grandi catastrofi va scemando, lasciando orfani dell’informazione chi era rimasto sotto i riflettori per giorni, settimane, a volte mesi; i titoli dei giornali si riciclano e periodicamente qualcuno torna a dire che il Governo  ha abbandonato gli esodati. E le troupe televisive ripartono per la prossima (dis)avventura.

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