Alla mafia, si è ribellato con le armi che i boss odiano di più: l’ironia e lo sfottò”: così Lirio Abbate tratteggia la personalità di Peppino Impastato, che oggi avrebbe festeggiato il suo 69esimo compleanno. “Se venite in Sicilia e sentite qualcuno che per quello che fa viene definito o un “pazzo”, o “un drogato”, o un “anticonformista”, o un “fallito”, o un “Playboy fallito”, o uno che è meglio non frequentare o tutto questo contemporaneamente ci sarà una grossa possibilità che quell’uomo vada incoraggiato e appoggiato”: e – in effetti – la caustica sentenza di Pif rispecchia l’amara realtà. Dire no ad un sistema, scardinare i valori acquisiti nei secoli dei secoli non è coraggio, ma follia. E questo è il riassunto della vita di Peppino Impastato,  simbolo moderno della lotta contro la mafia.

Peppino Impastato
Peppino Impastato

Com’è ben noto, gli Impastato erano una famiglia degna di rispetto nella Sicilia degli anni ’70, affini del ben noto boss siciliano Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in uno storico agguato di Cosa Nostra, ed intimi amici del boss Tano Badalamenti. Peppino – da fool shakesperiano – avrebbe sicuramente odiato gli appellativi e i salamelecchi che gli sono stati affibbiati nel tempo: eroe, martire etc. Piuttosto, avrebbe sicuramente preferito l’epiteto di giullare, un vero e proprio menestrello che con il suo sorriso e la sua ironia pungente ed antisistema ha fomentato un vespaio di reazioni. Il tono dissacratorio  è lo strumento con cui Peppino ha tentato di scardinare una mentalità saldata ad ancestrali valori. Una vita breve, durata solo 30 anni, una vita spezzata proprio a causa dell’enorme forza persuasiva dello sfottò. Anche se forse Peppino avrebbe fatto a noi tutti una sonora pernacchia di fronte a tutta questa ampollosità, non si può non parlare di lui come un eroe dei nostri tempi. E sia chiaro, non si è meritato l’onorificenza di eroe soltanto perché è stato barbaramente ucciso dalla mafia, ma perché ha avuto il coraggio di combattere il cancro di Cosa Nostra con un’arma nuova, quella della goliardia. Peppino ha insegnato a  tutti che il male – financo la realtà mafiosa – si può sconfiggere con lo sfottò. È la risata il mezzo attraverso cui è possibile demolire il marcio, il mezzo attraverso cui si può pervenire alla bellezza.

Funerali di Peppino Impastato. Fonte Wiki Mafia
Funerali di Peppino Impastato. Fonte Wiki Mafia

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

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