Reddito di cittadinanza, un aiuto ai cittadini in tempi di crisi migratoria

L'arrivo dei migranti economici abbassa i salari dei lavoratori poco qualificati. Alcuni cittadini diventano più poveri. Lo stato può rimediare a questo problema attuale con dei sussidi .

Come può un governo affrontare la reazione dei propri cittadini colpiti dalla concorrenza dei migranti? Come rispondere a chi dice che questi clandestini ci tolgono il lavoro?. Si parla di una guerra tra poveri. Non basta chiedere ai cittadini di evitare episodi di razzismo e di mostrarsi più solidali. Chi chiede questo a un cittadino che perde il lavoro o la casa è ipocrita. Bisogna intervenire economicamente, con dei sussidi a chi è colpito maggiormente dalle conseguenze delle migrazioni.

Guardiamo per un attimo alle cause delle migrazioni. Escludendo i motivi umanitari, la fuga da guerre e persecuzioni, tutte le analisi concordano nel riconoscere nel desiderio di benessere economico la principale causa degli spostamenti migratori. L’Europa e l’America sono i poli attrattivi di chi cerca una vita migliore e un reddito più alto. Questo comporta, secondo le analisi di economia internazionale, un aumento dei salari dei paesi di emigrazione, una riduzione di quelli dei paesi di immigrazione. I migranti sono quelli che dovrebbero star meglio, ma tutti sappiamo che se aumenta la manodopera complessivamente la retribuzione dei lavoratori si riduce. A perderci è la manodopera locale. Per effetto delle migrazioni sembrerebbe dunque migliorare la situazione nei paesi poveri, da dove si emigra, e peggiorare quella dei paesi ricchi. Questa conseguenza non è così scontata e completamente vera. O meglio, ci sono degli effetti positivi che superano quelli negativi. Grazie alle migrazioni sia il PIL mondiale che quello del paese di immigrazione aumentano. Ma cambia la distribuzione delle ricchezze. Nei paesi di emigrazione aumenterebbe il reddito dei lavoratori (teoricamente). Nei paesi di immigrazione è il reddito dei capitalisti ad aumentare, mentre quello dei lavoratori si riduce. L’economia in generale ci guadagna, ma ci sono individui più poveri di prima ed altri più ricchi di prima.

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fonte: lacittadiradio3.blog.rai.it

Il benessere di un paese non si può misurare solo dal PIL, soprattutto in quei paesi dove vi sono attività economiche non registrabili, sommerse e informali (mercato nero, economie di tipo familiare, ecc). Inoltre, come ci informa l’Economist, si è registrato di fatto un aumento della diseguaglianza di reddito nei paesi poveri, da dove provengono i migranti. Allora le migrazioni sembrano non migliorare di fatto le condizioni dei paesi poveri. Rimandiamo ad altre occasioni un’analisi più approfondita di questo fenomeno.

Quello che si può porre in discussione adesso è il modo di affrontare un problema attuale: l’aumento dei flussi migratori (migranti economici) abbassa i livelli salariali dei paesi di immigrazione, come l’Italia. Certamente i salari che si riducono riguardano i lavori dove accedono i migranti, quindi i lavori poco qualificati (come l’assistenza domestica e i vari lavori manuali).

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fonte: vita.it

Una possibile risposta è il reddito di cittadinanza. C’è chi lo reputa mero assistenzialismo e una proposta populista. Ma qui non si parla di elemosina ai poveri, ma di un intervento di politica economica e direi anche sociale. Con le dovute precauzioni e condizioni per accedervi, il reddito di cittadinanza può essere una risposta alla crisi economica, alla crisi migratoria e alla diseguaglianza.

Va di pari passo un maggiore controllo delle assunzioni dei migranti, per tutelarli dalla criminalità e illegalità (come il caporalato), che incentivano l’abbassamento dei salari. In Italia il mercato nero del lavoro purtroppo non coinvolge solo i migranti ma molti italiani, soprattutto al Sud.

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fonte: campagnareddito.eu

L’associazione anti-mafia Libera ha sottolineato i benefici di un reddito base, che restituirebbe dignità a molti italiani, ricattati altrimenti dalla criminalità organizzata approfittatrice delle condizioni di precarietà economica. Sarebbe poco egualitarista dire che l’italiano viene prima dello straniero. Più politically correct, oltre allo straniero c’è un cittadino con dei diritti. In molti paesi europei il reddito di cittadinanza è un diritto. l’Italia ancora è un passo indietro.

Riportiamo il link dell’articolo dell’Economist

http://www.economist.com/news/finance-and-economics/21613280-why-globalisation-not-reducing-inequality-within-developing-countries-revisiting

 

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