Le donne fanno i bambini: assurdo no?“, così ha inizio la lettera di denuncia di una donna madre, alle prese con la discriminazione sessista durante i colloqui di lavoro. Una lettera anonima, perché una libera denuncia può ritorcersi contro a chi invoca diritti e pari opportunità. Ecco a voi la sua testimonianza.

Vi racconto una storia. Non sarà la prima e non l’ultima. Purtroppo. Il silenzio, però, mi renderebbe complice di un mondo perverso, che trova la sua forza in tutto ciò che non viene detto. Condivido con voi e spero che voi condividiate con tutti.

“… la sua situazione familiare qual è? Ha figli?

Sono sposata e ho due bambini”.

Come? Due figli? E perché non lo ha scritto in Curriculum?” incalza il datore.

Non sapevo che la mia vita personale andasse dichiarata”, rispondo.

Lei doveva dirmelo”, ribatte seccato.

Lo osservo freneticamente prendere il CV tra le mani alla ricerca di quella informazione che forse gli era sfuggita. Lo gira e lo rivolta, ripetutamente. Scorre con il dito le voci. Scruta le mie mani alla ricerca di un indizio. Si alza stizzito, gli avrò fatto perdere tempo: sono una mamma. È già in piedi e non mi guarda più anzi è quasi nell’altra stanza quando con la voce di chi deve recitare ormai un ruolo, sbrigativamente bofonchia: “… le faremo sapere”. Ecco, ci risiamo. Questa scena l’ho già vista. In un attimo vedo frantumarsi uno dopo l’altro gli step superati ed i numerosi apprezzamenti appena fatti: “curriculum brillante, perfetta per il ruolo, interessante…”. Ormai ho scientificamente appurato che all’apparire dei miei due figli – non ho ancora ben capito per quale magia – la laurea ed un master con ottimi voti, le mie buone esperienze professionali e personali…puff….scompaiano. Non è infatti la prima volta che vengo mandata a casa a seguito di domande che per legge non possono essere fatte durante un colloquio di lavoro, come quando mi è stato detto “Quindi ha già figli…poverina, come mai li ha avuti così presto? Per leggerezza o per scelta? […] Ma non le conviene stare a casa con i bambini, altrimenti come si organizza?

E mi è già capitato di ricevere consigli non richiesti, suggeriti tra una strizzata d’occhio e un tono di voce falsamente bonario: “Non è che fa altri scherzetti? Perché glielo devo proprio dire, se la donna ha un altro figlio mentre lavora è una cretina, anche lei deve imparare a chiudere le gambe, no?” “È preparata, ma non posso assumerla perché non mi conviene, mi comprende vero? Però potremmo incontrarci qualche volta durante la settimana per conoscerci meglio, vedere se ci piacciamo. Ha capito cosa intendo?” Tranquilli, io ho capito benissimo ormai. Ho compreso che sono nel civilissimo nord, quello emancipato e aperto ai giovani: possibilmente maschi, single e senza brutte idee strane nella testa. In quel nord, moderno ed evoluto, dove la donna, vogliono farmi credere, non saprebbe dividersi tra lavoro e famiglia; mentre l’uomo sa ben destreggiarsi tra moglie, figli, famiglia, amante….e partita di calcetto a 5. Ho capito che siamo nel 2017, ma al gentil sesso è chiesto sempre uno sforzo in più rispetto all’uomo e viene dato sempre qualcosa in meno. Ho capito che come Milf vado bene, sono assunta a tempo pieno.

Certo non crediate che pensassi di vivere in un Paese ove mi si ringrazia perché tengo alto il livello di natalità ormai ai minimi storici, da quando l’Italia è tale. E so bene che il lavoro è modellato, fin da sempre, ai tempi ed ai modi degli uomini e che noi donne ci siamo dovute adeguare. Peraltro, viviamo in una società talmente sessista che per salvare il mare mette una donna a ponte (e di certo non mi riferisco al ponte tra Reggio Calabria e Messina!). Questa volta però è diverso. Sono stanca. E mi avete convinto: la maternità è un’alternativa, non una scelta. Mi avete offesa, mortificata nella mia intelligenza, violentata nelle mie scelte e mi avete convinta: o i figli o la carriera. Mi avete insegnato come si deve vivere e mi avete convinta: sono donna e fertile cosa pretendo? Mi avete così tanto persuasa che essere uomo è meglio, che ho desiderato farvi vedere come,  all’occasione, posso “tirare fuori le palle”, quelle che a voi spesso mancano.

Dedico questo messaggio a tutte quelle aziende ed a quelle persone che dentro vi lavorano: in questi anni vi ho visto mentre vi riempivate la bocca con grandi parole…valori, coerenza, uguaglianza, diritti, parità. Almeno tacete. A tutte le donne che sono diventate madri per scelta, per fortuna o per caso: non credete mai a chi vi dice che avete sbagliato, che siete sbagliate. A tutte le donne che madri ancora non lo sono o che non vogliono esserlo: fate sempre delle scelte libere, a prescindere dal “capo”, dal mobbing, dalla società, da quello che potrebbero dirvi o compiere. Ne ho viste troppe, di donne, desiderose di tornare indietro e non poterlo più fare.

A tutti quegli uomini “perbene” che si scandalizzano leggendo queste mie parole e a chi non si disgusta nemmeno più, credendo che questa sia la vita e che le logiche di mercato hanno più potere della libertà, della felicità: se non voleste proprio farvi una cultura leggendo il Codice delle Pari Opportunità, art. 25 e ss. (parità tra uomo e donna), almeno ricordatevi che un giorno potreste trovarvi nella stessa mia situazione con vostra moglie, vostra figlia, vostra nipote. Perché si sa la vita prima o poi ci mette alla prova. Tutti.

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