“You can be an Hero, David Bowie, but not just for one day”

Un anno senza la stella bianca-nera più luminosa del rock

Il 2016, purtroppo, verrà ricordato come uno degli anni più tragici e meno felici per il mondo della musica. Sono stati tanti i personaggi del mondo dello spettacolo venuti a mancare e, fino agli ultimi giorni, con la morte di Carrie Fisher e Debbie Reynolds, questa maledizione non si è smentita affatto.
Il mese di gennaio si è aperto con la scomparsa di uno degli artisti più importanti, più grandi e più eclettici del panorama musicale dagli ’60 ad oggi: David Bowie.

David Bowie, pseudonimo di David Robert Jones, avrebbe compiuto oggi, 8 gennaio 2017, 70 anni. La sua morte è avvenuta due giorni dopo l’uscita del suo ultimo album, Blackstar, che fece corrispondere, non casualmente, al giorno del suo sessantanovesimo compleanno. Secondo diverse fonti, il cantante aveva appreso la notizia della sua malattia già nei tre mesi precedenti, durante le ultime riprese del video della canzone Lazarus, secondo singolo estratto dall’album, dopo Blackstar. In molti ritengono che il titolo stesso rappresenti una sorta di “premonizione”, un messaggio subliminale che lo stesso David ha voluto mandare ai propri fan, una volta acquisita la consapevolezza di non avere più molto tempo a disposizione (“Time will crawl“).

Infatti, ad una lettura più attenta del testo della canzone Lazarus, come anche di quello di Blackstar e di altre tracce dell’album, si potrebbero cogliere dei riferimenti celati (ma neanche troppo) alla malattia, alla vita dopo la sua morte, ad una sorta di stato di rassegnazione e serenità, che solo un personaggio del suo calibro avrebbe potuto ottenere, dopo essere morto già tante volte, anche durante il corso della sua stessa vita.

Look up here, I’m in heaven
I’ve got scars that can’t be seen
I’ve got drama, can’t be stolen
Everybody knows me now”.

Si è ucciso da solo, David, per poter reinventarsi, rinascere dalle proprie ceneri come una fenice sotto una vesta nuova, ma pur sempre stupefacente e spettacolare. Come un comune passeggero su un treno, il suo sguardo di ghiaccio (causato da un pugno ricevuto da un compagno di classe, che lo colpì con un anello durante un litigio, provocandogli una “midriasi traumatica cronica” e alterando la sua percezione di profondità e luce), un giorno, si posò sull’insegna di una sartoria chiamata “Ziggy” e fu quello il momento nel quale scelse di appropriarsi di quella parola, composta da 5 lettere e farla sua, facendola corrispondere al suo alter-ego. “The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” può essere considerato un manifesto artistico, pubblicato nel 1972 dalla RCA RECORDS, attraverso il quale Bowie si è senz’altro fatto riconoscere e ha lasciato una sua impronta, rendendolo semplicemente il reale trampolino di lancio per una vita piena di successi e soddisfazioni.
Quest’ultimo, però, non è stato il suo primo album, bensì il quinto: il suo primo LP, pubblicato con il titolo David Bowie non ebbe un grande successo e attirò a sè molte critiche; fu seguito, nel 1969 da Space Oddity e proprio quell’anno fu ricco di sorprese per lui: incontrò Mary Angela Barnett, colei che poco dopo diventò sua moglie.

Ziggy. Fonte Pinterest.com
Ziggy Stardust. Fonte Pinterest.com

Egli non attirò sicuramente critiche soltanto per alcuni suoi successi, più discutibili e meno brillanti di altri, ma soprattutto per il suo aspetto, per il suo modo di presentarsi, per i vari personaggi che era in grado di incarnare con assoluta naturalezza, come se non fosse un’unica persona, ma un uomo rappresentato da tanti “se stesso”.
Ziggy Stardust non è mai stato un un extraterrestre, ma un umano, venuto dalle stelle e utilizzato da “alieni incapaci di provare passioni e sentimenti “, come messaggero: essi prendevano il nome di “infiniti”. Stando a quanto affermato da Bowie, questi ultimi, ogni volta, prendevano un pezzo, un frammento di Ziggy per poter diventare visibili e reali: il loro scopo venne raggiunto alla morte di Ziggy, durante la performance di Rock ‘n Roll suicide. La sua pubblica dichiarazione di omosessualità destò un certo clamore in un’epoca nella quale affermarlo non era una cosa comune. Alcuni pensarono ad una strategia pianificata dal cantante alle porte del lancio di Ziggy Stardust, ma pronunciò quelle parole in modo davvero spontaneo e con il sorriso segreto di una persona divertita, conscia del fatto suo e del fatto che la sua natura sessuale fosse totalmente irrilevante. “Sono un attore, recito una parte, frammenti di me stesso“.

Il nuovo alter ego di Bowie, che segnò una delle tante svolte artistiche nella sua carriera, fu quella che seguì, nel 1976, alla pubblicazione del disco Station to Station, di cui uscì addirittura un’edizione speciale nel 2010. Il Duca Bianco impersonava un personaggio lontano dalla personalità glam rock degli anni precedenti, sia in termini di abbigliamento e presentazione sia in termini musicali; con questo nome, conquistò definitivamente il pubblico e lo conservò fino alla fine della sua carriera.

White Duke. Fonte Melty.it
White Duke. Fonte Melty.it

Ci sarebbero fin troppe cose da scrivere su questo cantautore, attore, artista sotto i più disparati punti di vista, che ci ha donato il suo cuore, la sua vita, le sue emozioni attraverso le sue canzoni, le sue esibizioni, senza mai stancarsi, sempre affamato, sempre coinvolgente, sempre oltremodo bizzarro, tanto da farsi amare dal grande pubblico. Siamo certi del fatto che artisti come lui non nascano poi tanto spesso o, meglio, non cadano così tanto spesso dal cielo, come le stelle di cui parlava tanto.
Ci manchi, David e non ci abitueremo mai alla tua assenza.

Buon compleanno David, Ziggy, White Duke, Blackstar…

Consiglio la visione di un documentario su Sky Arte: “The man who changed the world“.

Inoltre, consiglio un film, che a me personalmente è piaciuto moltissimo: “Velvet Goldmine“, diretto da Todd Haynes, del 1998, che tratta la storia del glam rock, attraverso le vicende di un ipotetico cantante (Brian Slade, interpretato da Jonathan Rhys-Meyers), ispirato velatamente alla vita di Bowie.

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