Il suo nome riesce ancora a provocare un mix di sensazioni: un po’ di nostalgia,  un forte attaccamento alla maglia ma soprattutto il sogno che la Reggina possa riappropiarsi dell’antica gloria. La Redazione de IlSaccente.it ha avuto il piacere e l’onore di intervistare Nicola Amoruso, storico attaccante del club amaranto e leggenda per tutti i tifosi.

Nicola Amoruso ha militato in ben 13 squadre diverse in serie A ed è l’attaccante che ha insaccato più gol per più squadre. Il suo primo esordio in massima serie risale al 12 dicembre 1993 nel match Inter-Sampdoria. In maglia blucerchiata Amoruso vince il suo primo trofeo, la Coppa Italia. Nel 1994 si trasferisce alla Fidelis Andria – in serie B – siglando ben 15 gol. Arriva presto il rientro di Nick Amoruso in massima serie: nel 1995 indossa la maglia del Padova. Benché i veneti si piazzino all’ultimo posto in classifica, l’attaccante pugliese riesce a catturare l’attenzione di Nostra Signora: difatti, nella stagione 1996 viene acquistato dalla Juventus per 7 miliardi di lire. Nel triennio bianconero conquista 103 presenze e 29 reti, due scudetti ed una Supercoppa Europea. Dopo una breve parentesi nel Perugia nel campionato 1999-2000, indossa nuovamente la maglia bianconera nel 2001, vincendo il suo terzo scudetto. Nel 2002 ritorna al Perugia, per poi passare al Como e al Modena. Nell’estate del 2004 indossa la maglia del Messina. Nel 2005 si apre la storica esperienza di Amoruso nella Reggina. Nel club amaranto, l’attaccante colleziona 96 presenze, siglando 40 reti. Il binomio Amoruso-Bianchi diviene la coppia più prolifica della Serie A nel campionato 2006-2007. Nel 2008 indossa la maglia granata, per poi passare al Parma. Nel 2011, all’età di 37 anni decide di appendere le scarpette al chiodo in maglia orobica.

Nicola Amoruso. Fonte LaPagina
Nicola Amoruso. Fonte LaPagina

Ecco l’intervista integrale che Nicola Amoruso ha rilasciato alla nostra Redazione:

Qual è il ricordo più significativo che ti lega a Reggio Calabria?

I tre anni vissuti a Reggio Calabria  sono stati anni emozionanti, tutti diversi l’uno dall’altro, però sempre molto intensi.

Qual è il segreto della storica salvezza della Reggina nel campionato 2006/2007?

L’anno della salvezza è stato l’anno più difficile, con i 15 punti di penalizzazione. All’inizio c’era un ambiente molto depresso – naturalmente grandi difficoltà – però poi è venuto fuori il gruppo, la qualità. Insieme siamo riusciti a fare questo grande miracolo.

Lo storico gol della salvezza al 7° minuto del match Reggina-Milan del 27 maggio 2007.

Qual è il segreto del binomio Bianchi-Amoruso, la coppia più prolifica del campionato 2006-2007? Ritieni che oggi si possa ancora parlare di simbiosi tra attaccanti della stessa squadra?

Con Bianchi c’è stata una profonda intesa. Lui è un giocatore totalmente diverso da me: attaccava la profondità, a differenza mia che amavo giocare un po’ più da seconda punta. Sono arrivati bei gol, gol importanti ed una salvezza strepitosa. Ci deve essere sempre una sintonia tra gli attaccanti: se ci si capisce, tutto funziona meglio. Io credo che gli allenatori nelle scelte guardino anche questo, l’affinità e la capacità di integrarsi.

Ti va di raccontarci un aneddoto che hai vissuto con i tuoi ex compagni di squadra della Reggina?

Un aneddoto particolare può essere l’ultima partita contro il Milan, dopo quella cavalcata. Mi ricordo le nostre facce nello spogliatoio prima di entrare in campo: eravamo stanchissimi, eravamo logori, però con gli sguardi eravamo tutti concentrati sull’obiettivo.

Raccontaci del tuo esordio in Champions League con la Juve nel 1997.

Quello con la Juve è stato un sogno, ero giovanissimo. Arrivare in una grande squadra, giocare in Champions League è qualcosa di unico che ti rimane dentro. Ho avuto la fortuna di fare 9 gol, alcuni gol molto importanti, anche in semifinale. Erano partite diverse, era una tensione diversa, era un’energia diversa. Una cosa che mi è pesata è arrivare in finale e perdere due volte, però resta comunque un’ esperienza unica e meravigliosa.

Nicola Amoruso - Juventus FC 1996-97.jpg
Nicola Amoruso alla Juventus. Campionato 1996/1997. Fonte Wikipedia

Per quali ragioni hai scelto la carriera di dirigente sportivo e non di allenatore?

Ho deciso di fare il dirigente sportivo perché voglio trasmettere la mia esperienza ai ragazzi. Ora sono agente, sono comunque nel mondo del calcio, ed il mio obiettivo è quello di lavorare con giocatori con cui potere interagire, con cui potersi confrontare.

Quale consiglio ti senti di dare ai giovani talenti del nostro calcio? Ci sono dei giovani che tu segui in particolare?

Il consiglio è quello di sognare e di poter comunque aver la forza di fare dei sacrifici; quando c’è la passione non ci sono sacrifici. Personalmente non è mai stato un problema fare delle rinunce, perché amavo il calcio. Bisogna vivere il calcio come una passione sana, come una passione che può portare a raggiungere grandi traguardi.

Ringraziando nuovamente Nicola Amoruso per la sua disponibilità, IlSaccente.it gli augura un grosso in bocca al lupo per i suoi progetti, presenti e futuri!

 

 

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