Chi sono io, cosa sarò, che cosa sono stato… tra quello che ho vissuto e quello che ho immaginato”. Come non ricordare l’inciso di “L’unica” dei Perturbazione, brano che ha riscosso un ampio successo al Festival di Sanremo 2014. I musicisti piemontesi hanno pubblicato 9 album nella loro carriera artistica e da quasi 30 anni girano l’Italia per diffondere la loro creatività musicale, colorata da una mistione tra l’indie e l’elettronica.

La Redazione de IlSaccente.it ha avuto il piacere di intervistare Tommaso Cerasuolo, frontman del gruppo piemontese.

  1. Tre aggettivi per descrivere la vostra musica.

Empatica, emotiva ed elettrica.

  1. Il vostro ultimo album “Le storie che ci raccontiamo”, pubblicato nel 2016, è stato definito la prosecuzione naturale di “Musica-X”. In cosa consiste questo legame?

Il legame che c’è tra i nostri ultimi due dischi è un legame che sta nel flirt tra il racconto di storie malinconiche e un’attitudine leggera che flirta con un’elettronica minimale. Questa è stata la scommessa degli ultimi anni e forse è un percorso che si è concluso con questo disco. E’ stata fondamentale la produzione di Tommaso Colliva nell’ultimo disco “Le storie che ci raccontiamo”.

Perturbazione_2013_MusicaX

  1. Le storie che ci raccontiamo” è un vero e proprio spaccato sull’esistenza, un racconto di storie, di esperienze e di incontri. Hanno influito le vostre vicende di vita vissuta nella scrittura di questi brani straordinari?

Influiscono i percorsi di vita di ognuno di noi. Sempre nei nostri dischi abbiamo cercato di raccontare quello che ci succede, quello che vediamo anche attorno nella nostra società, senza essere didascalici, senza dover essere giudicanti. Le canzoni sono belle quando lasciano al pubblico la possibilità di essere completate. Devono evocare un’atmosfera. Essere squisitamente autobiografici non ci importa neanche più di tanto, anzi più passano gli anni e più cerchiamo di alzare la testa e di guardarci molto intorno. Quindi “le storie che ci raccontiamo” non sono solo le nostre ma sono quelle storie che stanno tra chi siamo veramente e chi raccontiamo di essere. Esse sono molto spesso ispirate ai nostri amici, ad una conversazione carpita su un bus, piuttosto che alla letteratura o al buon cinema. Ci sono fonti alte e basse, nel senso culturale del termine. Non andiamo a pescare solo in un luogo, ma in tanti – narrativamente parlando – comprese le nostre vite.

1453471977Perturbazione_Lestoriecheciraccontiamo

  1. Si è concluso qualche settimana fa il 67esimo Festival di Sanremo. Anche voi avete partecipato nel 2014 alla più importante kermesse musicale italiana, presentando “L’unica”, brano che ha riscosso un grande successo. Questa partecipazione ha costituito un’inversione di tendenza rispetto alla vostra carriera?

Sanremo 2014 è stato per i Perturbazione un’esperienza entusiasmante, avventurosa e divertente. “L’unica” – la canzone che abbiamo portato – è una buona canzone, con una sua inquietudine, una canzone d’amore non convenzionale. Ha avuto una buona fortuna – direi forse è stata più fortunata la canzone della nostra carriera, nel senso che poi si ricordava meglio lei di noi. Forse noi non abbiamo la “benzina televisiva”, che è una cosa un po’ strana. Viviamo di concerti e di performance, ma stare dentro quel mezzo – per quello che abbiamo visto con la promozione nei mesi seguenti al Festival – non è la cosa più facile del mondo. Bisogna avere una spigliatezza molto televisiva, che forse noi non possediamo. E’ stato bello quel momento lì, ma non credo che abbia costituito un punto di svolta nella nostra carriera: è stata una delle cose belle da fare, una grande possibilità. Quando la canzone è buona, Sanremo è un bellissimo palco scenico. Aggiungo che è molto difficile arrivarci. Noi siamo riusciti ad arrivare a quel palco solo quando la direzione di Fazio era interessata a monte a noi, nel senso che piacque molto “Musica-X” che era il disco del 2013 che uscì un anno prima del Festival e che poi venne ripubblicato con le due canzoni che partecipavano incluse. Quindi dopo tanti anni di bussate alla porta, ti accorgi che quando un tuo disco arriva a chi dirige quel Festival è diverso ,perché c’è una manifestazione d’interesse e questo cambia molto le cose. Vediamo che negli ultimi anni abbiamo riprovato ma non ci caga nessuno e va benissimo così!  Siamo in tanti in Italia a suonare e a voler fare questa cosa. E’ un’anomalia tutta italiana Sanremo.

  1. Cosa vi ha lasciato l’esperienza sanremese?

Sanremo ci ha lasciato bei ricordi e la sensazione di aver vissuto un’avventura un po’ unica. Noi l’abbiamo vissuta come gruppo. Come si sa, i gruppi hanno grande difficoltà ad esistere in Italia, un po’ perché devi tenere la vita di tutti quanti insieme – tant’è che neanche noi non siamo riusciti totalmente(per la separazione di Gigi e di Elena). I gruppi sono un gran casino, però arrivarci da gruppo su quel palco è una cosa completamente diversa che da solisti. E’ più una gita scolastica, il clima era un po’ quello lì!

  1. La vostra storia è cominciata nel 1988 in un piccolo comune in provincia di Torino. Qual è stato il segreto del vostro successo? Cosa consigliate ai giovani che – come voi quasi 30 anni fa – vogliono intraprendere questo percorso professionale e di vita?

Il segreto del nostro successo non lo conosco, perché non so neanche se definirlo propriamente successo. Abbiamo avuto momenti di fortuna e momenti di grossi down come avviene sempre per le carriere artistiche. Però siamo anche dei privilegiati a tentare di fare questo lavoro, che è fatto di sopravvivenza in Italia. E’ fondamentale la famiglia, il sostegno che hai intorno a te. Occorre anche capire che quello che stai dicendo arriva a qualcuno e quindi tutte queste onde che tu mandi fuori come sassi gettati nell’acqua ti tornano indietro. Noi abbiamo avuto dei momenti nella nostra carriera in cui fortunatamente questo è successo. Il consiglio è quello di non avere fretta. Noi ci abbiamo messo circa 15 anni per fare il primo disco e siamo anche cresciuti nel clima  dei centri sociali: era tutto un gran guazzabuglio di idee, mentre oggi – nel bene o nel male – si concepisce la vita in senso un po’  più individualista.

29112016-_DP_8299

  1. Quali sono i vostri progetti futuri?

Noi stiamo facendo date per tutta la primavera e l’estate. Stiamo girando in quattro in questa modalità molto leggera, classica, svincolata da elettronica. Ci sono basso, batteria, chitarra, e voce. Il tour si chiama 9 metri quadri per questo, come se fosse una vera e propria sala prove. Nel frattempo, c’è stata una bellissima avventura teatrale con il Teatro Stabile di Torino sul teatro di Natalia Ginzburg. Abbiamo un altro spettacolo con una compagnia di teatro d’ombre, un Dracula che andrà in scena ad ottobre a Torino. Nel frattempo, tutte queste nostre esperienze sono diventate canzoni, che ci piacerebbe pubblicare in un altro disco. Abbiamo tante cose in pentola insomma!

Un grazie speciale a Tommaso per la sua disponibilità e un grosso in bocca al lupo per i progetti artistici dei Perturbazione.

 

Commenti

commenti