Certamente una delle cause che ha permesso la nascita della democrazia digitale è la crisi della rappresentanza politica e la disaffezione dei cittadini nei confronti dei tradizionali partiti politici. Ma cos’è questo tipo di democrazia e quali sono i suoi obiettivi? L’intento principale è quello di coinvolgere maggiormente i cittadini nelle scelte che fanno parte della vita civile e politica di un paese facendo in modo che il singolo individuo esprima la propria preferenza riguardo specifiche decisioni. I movimenti che provano a diffondere la democrazia digitale si servono del web e di determinate piattaforme online per rendere il cittadino parte integrante del proprio programma politico.

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Stefano Rodotà. Fonte ansa.it

La profezia di Stefano Rodotà sembra essersi realizzata: “Le tecnologie, impegnate in una incessante trasformazione della realtà, creano un terreno propizio alle utopie positive e negative. E’ forse a portata di mano l’ideale della democrazia diretta?” Questi dubbi furono avanzati da Rodotà nel 1997 nel suo libro “Tecnopolitica”. Negli ultimi anni si è, infatti, assistito ad una trasformazione della realtà grazie alle nuove tecnologie e alle innovative forme di comunicazione, che hanno ampliato la partecipazione popolare e prodotto nuovi modi di interazione che spesso si allontanano dalla realtà sociale per dare spazio ad una realtà squisitamente virtuale. In Italia, e non solo, diversi movimenti politici, su tutti i 5 Stelle, usano il web  come principale canale per sviluppare forme di democrazia diretta o partecipativa, ritenendo che soltanto la Rete possa attuarle. Per studiare tale fenomeno è utile partire dalle prime esperienze di democrazia digitale. La prima piattaforma tecnologica è stata “Liquid Feedback”, ideata da un gruppo di ricercatori di Berlino ed utilizzata dal Partito Pirata tedesco per favorire il confronto popolare. Tale piattaforma è stata poi impiegata anche  dal Movimento 5 Stelle  nel Lazio. Anche il Partito Democratico ha usufruito di un’ applicazione ,“Tu Parlamento”, per sostenere la candidatura di Ambrosoli alle regionali lombarde del 2013. Quali effetti hanno prodotto queste prime sperimentazioni?

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Fabio Chiusi. Fonte Gazzetta d’Asti

Secondo Fabio Chiusi, autore del libro “Critica della democrazia digitale”, nel concreto tale prima esperienza è stata un totale fallimento. L’esperienza del Partito Pirata tedesco , aggiunge Chiusi, non ha reso possibile l’incremento della partecipazione e del consenso popolare. Egli ritiene che “Nemmeno l’onnipotente software può stimolare i comuni cittadini a interessarsi delle questioni monotone e arcaiche di cui è fatta gran parte della politica”.  Questo tipo di democrazia produce rischi per la stessa vita democratica? E’ una certezza il voto elettronico? Il primo tipo di rischio è legato all’e-voting: i primi casi di manipolazione del voto elettronico sono avvenuti negli Stati Uniti nelle elezioni del 2000 (Bush contro Gore) e del 2004 (Bush contro Kerry). Tali irregolarità nel conteggio del voto elettronico sono ben riprese dal film americano “Hacking Democracy”. Il voto elettronico di un semplice iscritto ad una piattaforma dovrebbe avere lo stesso peso di quello espresso dal leader di un movimento, ma è davvero sempre così? Il secondo tipo di rischio riguarda la manipolazione dei cittadini per mezzo dei social network. Il voto elettronico è spesso influenzato dai messaggi che vengono diffusi sui social ed è come se ci fosse una sorta di contagio emotivo. Rodotà anche su questo aspetto ci aveva visto lungo. Nel suo testo c’è un riferimento al politologo statunitense Theodore J.Lowi, il quale nel 1980 dichiarava che “se la tecnologia apre le porte, il capitale le chiude”. Oggi, difatti, gli uomini più potenti ed influenti al mondo non sono più banchieri e petrolieri ma coloro che hanno reso possibile la nascita di Google e dei vari social network. Facebook ha condotto a partire dal 2010 una serie di esperimenti volti a studiare da vicino il contagio emotivo degli utenti. In occasione delle elezioni del Congresso USA, a 61 milioni di elettori iscritti a tale social, fu inviato un promemoria che ricordava che in quella data si doveva esprimere il proprio voto. Ciò fu fatto tramite un link che permetteva di dire se l’utente aveva già votato, includendo anche le foto di sei amici dell’utente che avevano già comunicato di aver votato. Inoltre i ricercatori avevano scelto tre gruppi distinti: un gruppo non avrebbe dovuto ricevere le foto degli amici, un gruppo aveva solo ricevuto il messaggio “Oggi si vota” e il terzo gruppo non riceveva nessun messaggio. Analizzando le liste elettorali, il gruppo di ricerca ha desunto che il campione che aveva ricevuto il messaggio con le foto degli amici, aveva permesso la crescita dei votanti di 60 mila unità, a dimostrazione che il contagio emotivo dovuto a Facebook è stato molto forte. Hanno destato scalpore le dichiarazioni di James Fowler, responsabile di tale esperimento: “Se vogliamo trasformare il mondo in un posto migliore non dobbiamo solo cambiare il comportamento di una persona, ma anche usare la rete per influenzare gli amici di quella persona”.

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Laurie Penny. Fonte The Daily Beast

A seguito di queste dichiarazioni, Laurie Penny, giornalista britannica, ha definito tali ricerche “totalitarie” ed ha evidenziato il pericoloso ruolo di Internet nella vita democratica. La giornalista sottolinea come Facebook sia quasi un paese a sé, un luogo dove gli utenti sono controllati a vista. Ella aggiunge infatti che da un momento all’altro i vertici di Facebook  potrebbero decidere di rendere possibile la divulgazione di sole belle notizie, così da influenzare l’elettore al momento del voto ed afferma che “Se Facebook è un paese, allora il suo sistema di governo è la dittatura aziendale”. In conclusione, la democrazia digitale potrebbe sfociare talvolta in oligarchia, in un sistema in cui paradossalmente soltanto pochi prendono le decisioni ed in un modello in cui il voto di un iscritto può avere un peso diverso rispetto alla preferenza espressa dai vertici di uno specifico movimento. Affermiamo con forza, come dichiara Chiusi, che il Web non garantisce democrazia diretta né partecipazione politica, può forse stimolarla ma non costituisce il presupposto essenziale. Sono le persone ed il loro processo di educazione ad essere al centro dello sviluppo della cultura democratica. La mera partecipazione virtuale non è sufficiente per collocare l’individuo al centro delle decisioni politiche.

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