Il lato oscuro di Joyce

Un'interpretazione originale dell'autore irlandese.

L’inizio degli studi postcoloniali ha portato, a partire dagli anni ’70, a riconsiderare l’intera produzione letteraria, ad elaborare un nuovo canone e a concepire una visione internazionale della letteratura. Si tratta sia di un nuovo approccio di critica sia di un tipo di produzione che nasce in opposizione a qualsiasi forma di colonizzazione, tanto fisica quanto psicologica e mentale.

Il caso più eclatante di riscoperta di un autore è senza dubbio quello dello scrittore irlandese James Joyce. Da sempre considerato un autore appartenente alla letteratura inglese, non si è riflettuto abbastanza sulla sua origine irlandese e sull’influenza che tale dato anagrafico possa avere esercitato sulla sua produzione romanzesca.

Dunque, è toccato alla critica postcoloniale il compito di rileggere Joyce da una prospettiva innovativa e di individuare, all’interno della sua opera, dei chiari segnali della vicinanza di questo scrittore alle istanze dei postcolonial studies.  Due sono infatti gli indizi che riconducono l’autore di “Ulysses” a questo tipo di approccio: un articolo riguardo a “Robinson Crusoe” scritto in italiano e un celebre passo di “A Portrait of the Artist as a Young Man”.

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Nel primo, significativamente rifiutato dalla redazione della rivista “Il Marzocco” (finanziata da un’associazione di Inglesi residenti in Toscana), si sono rintracciate numerose critiche all’anima colonizzatrice inglese e all’operato stesso dell’Impero britannico; nel secondo, invece,  Joyce parla dell’uso della lingua inglese (la lingua dei masters) da parte di un irlandese, il quale non potrà mai utilizzarla allo stesso modo di un madrelingua, assestandosi in una condizione di ambiguità espressiva. Agli occhi di un colonizzato, infatti, la lingua imposta dai colonizzatori non può in nessun caso rappresentare il massimo livello di chiarezza espressiva, ma è sempre il risultato di una trasposizione mentale del pensiero spontaneo in irlandese verso un’espressione artificiale in inglese.

In conclusione, bisogna chiarire che sarebbe anacronistico affermare che Joyce sia un autore postcoloniale, piuttosto lo si può considerare un precursore del pensiero filosofico che soggiace a questo tipo di produzione letteraria.

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