Il più grande sistema planetario mai scoperto. Con la particolarità di tanti “sosia” del nostro pianeta. Intorno all’orbita di Trappist-1, una stella nana rossa a una distanza stimata di circa 40 anni luce, sono stati infatti scoperti sette esopianeti di tipo roccioso, cioè con caratteristiche simili a quelle della Terra. Tutte le “sette sorelle” si trovano in uno spazio ristretto vicino alla stessa madre. Sei tra questi pianeti si trovano tra gli 0 e i 100 gradi. Tre potrebbero addirittura, essendo localizzati nella “fascia di abitabilità”, avere acqua allo stato liquido. Di conseguenza, sono pronti ad aprirsi nuovi scenari nella ricerca di vita nell’Universo. La scoperta non è rivoluzionaria soltanto per il numero elevato di pianeti simili, ma anche perché “tutti hanno sorprendentemente dimensioni simili a quelle della Terra”.

Fonte Adnkronos
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Le osservazioni erano iniziate già nel 2015 attraverso il telescopio Trappist (dal quale prende il nome la stella-madre del sistema) installato in Cile presso l’European Southern Observatory (ESO). Proprio Trappist 1 era stata già scoperta nel maggio del 2016, ed è stata classificata come nana ultrafredda, cioè meno calda e più piccola del Sole. L’esistenza di un sistema come quello appena scoperto conferma che “pianeti piccoli simili alla Terra sono abbastanza frequenti, anche attorno a stelle molto diverse dal Sole”. La vicinanza alla stella, inoltre, sta a significare che i pianeti compiono un’orbita completa nell’arco di una manciata di giorni. Il che significa che un loro “anno” ha una durata minima di circa un giorno e mezzo ed una massima di 12,3 giorni. Proprio questo essere così tanti e “impacchettati”, stretti vicino alla loro stella, “ha permesso di caratterizzarli tanto bene”, precisa la NASA, e che quindi la quantità di calore che ricevono da Trappist-1 potrebbe essere paragonabile a quella che la Terra riceve dal Sole. Nel 2018, la NASA lancerà il telescopio spaziale “James Webb”, che potrebbe sicuramente già dare qualche informazione in più a riguardo. Ci troviamo di fronte ad una svolta epocale, che potrebbe dimostrare che la vita nell’universo non è prerogativa del nostro pianeta.

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