Pronti partenza via. Martedì 7 febbraio riflettori accesi sulla 67esima edizione del festival di Sanremo. “Tutti cantano Sanremo“. Ma proprio tutti. Anche i marziani che cantano una terra promessa, il simpatico jingle che dall’inizio del nuovo anno ci ha accompagnati fino al 7 di febbraio. Un evento mediatico in grande stile forse il più importante organizzato dalla rete di Viale Mazzini. Terza conduzione e direzione artistica di Carlo Conti. Il volto più abbronzato di Mamma Rai si è riconfermato alla guida dell’Ariston dopo i successi delle precedenti edizioni. Ma la ricerca di un braccio destro si è rivelata non poco ardua, con la conferma di Maria De Filippi a poche settimane dall’inizio del festival.

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Carlo Conti e Maria De Filippi. Fonte Urbanpost.it

E la coppia, forse la più azzeccata della tv italiana, è riuscita a pieno nel suo intento. Esplosivo, incontenibile lui, pacata, posata lei. Una coppia che si completa a vicenda. Solite polemiche sui compensi, dimenticando che c’è molto di più di 5 giorni, Sanremo si porta via quasi un anno di lavoro che comincia non appena finisce la precedente edizione. Quest’anno 22 big e come ormai da un po’ si torna alla singola canzone in gara, dopo gli esperimenti disastrosi della premiata ditta Fazio-Littizzetto. Giuria demoscopica, giuria di qualità, sala stampa, televoto, lo strumentario della democrazia sanremese non ha fine, nel tentativo di conciliare i gusti di tutti e di ricercare la perfezione. Sul palco prodotti freschi di fabbrica dei talent show, vecchi senatori alla ricerca di nuova gloria e gli abituè del festival, chi sembra non voler abbandonarlo. La merce che offre Sanremo è sempre quella.

Ospite fisso Maurizio Crozza: stracriticato, dite quello che volete, ma piace. Chi pensa che Sanremo sia solo una kermesse canora sbaglia di grosso. Sanremo è l’evento mediatico di febbraio, la chiave di lettura dell’Italia che cambia. E Maurizio Crozza porta un po’ di sana satira, per tirare su di morale i volti ingrigiti dell’Ariston. Non ci troviamo nulla di male. Del resto nemmeno il buon Carlo ha lasciato fuori le forze dell’ordine che si sono impegnate nelle operazioni di Rigopiano. Una scelta azzardata ma riuscita. Un po’ meno il signor Turi, forse il dipendente meno assenteista d’Italia. A dir poco patetico, con i sindacati pronti ad osteggiarlo. Si continua a rimarcare come straordinario ciò che dovrebbe essere quotidianità.

Maurizio Crozza. Fonte Rai.it
Maurizio Crozza. Fonte Rai.it

Ad aprire la kermesse il solito Tiziano Ferro. Bravo e bello quanto volete ma non dice nulla. Non è la prima volta del resto che lo fa, molto meglio il Benigni a cavallo di qualche anno fa. Ospiti internazionali di qualità con Robbie Williams che a sorpresa bacia Maria De Filippi. Un infarto per il povero Maurizio Costanzo. Un siparietto divertente con Francesco Totti, che ha sfidato Carlo Conti in un lancio di palloni sulla platea. Fino a Clean Bandit, LP, Ricky Martin, e Diletta Leotta. È stato proprio il volto bello e sensuale della Casa della Serie B che ha fatto scatenare la rete. Ci chiediamo Carlo, perché parlare del fattaccio di settembre con la scusa di fare informazione sul cyberbullismo? Patetico. Forse Caterina Balivo ha peccato d’invidia, ma parlare a Sanremo di cyberbullismo è un lusso che non ci si poteva permettere. E poi  il grande assente.

Quest’anno non abbiamo sentito “dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio“. Il direttore d’orchestra più amato d’Italia ha disertato Sanremo perché nessuno dei cantanti che lo aveva scelto ha superato la selezione. Ma i the jackal sui social non hanno fatto mancare l’attenzione su di lui. E proprio sui social si è giocato il festival anche quest’anno da #Sanremo2017 a #UsciteVessicchio, Sanremo Social ha riavvicinato gli under25, una fascia rimasta lontana dal festival per troppo tempo.

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Lele Esposito, vincitore di Sanremo Giovani. Fonte ansa.it

Mentre proprio Sanremo giovani fallisce miseramente. Di nuovo. Collocarli in fascia pre-primetime non è servito a niente. Un bel trampolino di lancio, ma poco seguito, share alla mano. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: quell’orchestra su più piani fa tanto condominio. Forse la si è voluta separare, per evitare rivolte in grande stile come quella del 2010. Tornano i fiori. Tantissimi. Sanremo è la città della musica e dei fiori, e Carlo Conti li ha riportati al centro della scena, dopo anni di latitanza.

Fino ad arrivare al podio: con Ermal Meta che con Vietato morire si qualifica terzo e porta a casa il premio Mia Martini. Fiorella Mannoia, riceve il premio della sala stampa e la sua Che sia benedetta arriva seconda. Mentre è Francesco Gabbani a ricevere il leoncino d’oro, in un trionfo di melodia e originalità con Occidentali’s Karma.

Francesco Gabbani, vincitore di Sanremo 2017. Fonte rai.it
Francesco Gabbani, vincitore di Sanremo 2017. Fonte rai.it

Un aggettivo per quest festival? Sanremese.   Il festival della musica leggera ha riscoperto se stesso. Niente esperimenti linguistici, niente pasticci pseudoimpegnati. Orecchiabile e leggero le parole d’ordine. Un festival che riscopre quel modello vincente che ha fatto innamorare il mondo della nostra musica. Ricordàti per ricercare la leggiadria, l’equilibrio, quel motivetto che ti ronza nella testa per mesi e mesi dopo il festival. In una parola, bellezza.

 

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