E anche Whatsapp ha ammesso che senza le storie non si riesce proprio a stare. Questi attimi di vita, foto o video di al massimo 10 secondi per convidere un’istante. La pioggia che batte in una giornata uggiosa. Una macchina che va, un panorama che scorre dal finestrino, una canzone in sottofondo. Oppure tornare bambini con i filtri, indossando il volto di un cerbiatto, o le orecchie di un cane. E dopo 24h reset. Un sistema concepito per essere effimero. Una rivoluzione partita da Snapchat. Un social del tutto atipico rispetto ai tradizionali Facebook ed Instagram. 24h per guardare una storia. 10 secondi per una foto inviata in chat. E se chi riceve azzarda uno screenshot la notifica arriva immediata.

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Oggi Snapchat ha un valore stimato di 18 miliardi di dollari. E una media di 50 milioni di interazioni social al giorno. Dati che mettono paura. E che tanta paura hanno messo a Mark Zuckerberg il fondatore di Facebook che detiene anche Whatsapp e Instagram. E proprio il colosso di Menlo Park ha imposto la linea a tutti i suoi prodotti. Storie ovunque. Prima il collaudo con Instagram. In poco tempo Instagram Stories raggiunge i livelli del fantasmino giallo. Convertendo anche chi di Snapchat non voleva proprio saperne (compreso il sottoscritto).

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E nell’ultima settimana la svolta. Con l’ultimo aggiornamento le storie fanno il loro ingresso in scena su Facebook e Whatsapp. E già, anche su Whatsapp che sembra il meno social di tutti i social. Per il semplice fatto che non permette di costruirsi un alterego digitale. E le interazioni sono limitate a conversazioni individuali e di gruppo. Sono in un certo senso mirate. Mentre costruirsi un’identità digitale che non coincida perfettamente con quella reale, la possibilità di condividere un pensiero, una fotografia, un articolo di giornale, di aggiungere una reazione, sono nella logica di Facebook e in parte di Instagram.

Ma si badi: informazioni durevoli, destinate a rimanere, quantomeno nell’hard disk dei server dei colossi social. Proprio Facebook parla di “diario”: lasciando negli utenti l’idea di qualcosa che resti, che venga conservata a distanza di anni. Interazioni destinate a costruire una biografia social. Tutto il contrario di Snapchat. Una filosofia che cambierà per sempre il nostro modo di interagire. La prima grande rivoluzione social? I social stessi sono stati la rivoluzione, la possibilità di interagire in un non-luogo, uno spazio sulla cui definizione sono tuttora impegnati filosofi, sociologi e giuristi.

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La seconda grande rivoluzione comincia proprio con Snapchat: la durevolezza, la resistenza nel tempo, un archivio di memoria, dalla carta ai computer sono tutti concetti fino ad oggi scontati e presupposti. Che la rivoluzione informatica ha solo rafforzato. Mentre oggi la novità: in 24h tutto cancellato con un colpo di spugna. Una realtà che va veloce e che costringe a rimanere connessi per non perdersi nulla di quello che gli utenti con cui abbiamo tracciato una connessione hanno fatto. Proprio nulla. Perché l’idea della temporaneità spinge sempre di più a condividere dove sono, cosa sto facendo, che voto ho avuto all’esame, se al tavolo il sabato sera bevo Absolute o Belvedere.

In parole povere, meno dura, più condivido.

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