«A veder giocare Baggio ci si sente bambini…Baggio è l’impossibile che diventa possibile, una nevicata che scende giù da una porta aperta nel cielo». Grazie a questo tributo del grande Lucio Dalla, anche chi – sfortunatamente – non ha mai visto giocare Roberto Baggio potrebbe immaginare quali fossero le sensazioni che si provassero a veder il “Divin Codino” con il pallone tra i piedi. Poesia. Meraviglia. Stupore. Un talento cristallino che sicuramente non ha vinto quanto avrebbe meritato, ma che ha fatto la differenza ovunque sia andato, nonostante le tante incomprensioni con gli allenatori. Brescia, Inter, Bologna, Milan, Juventus e Fiorentina le squadre con le quali ha militato in Serie A. E proprio prima di giungere a Firenze, l’infortunio più grave che condizionò tutta la sua carriera, rischiando di tarpare le ali ad una giovane promessa ancor prima che potesse spiccare il volo: lesione al crociato sinistro e al menisco, 220 punti interni di sutura. Un anno dopo l’esordio in Serie A, vinta con la Juventus nel 1994-1995 e con il Milan nel 1995-1996. A livello di club, ha sollevato soltanto una Coppa Uefa nel 1993 e una Coppa Italia nel 1995, sempre durante la militanza in bianconero. Ma negli occhi di tutti gli italiani, sono impresse le prodezze che Baggio ha regalato con la maglia azzurra. Prodezze che però, per una qualche maledizione, non hanno mai portato alla conquista di un Mondiale. Ci è andato vicino Roberto, in quello sciagurato pomeriggio a Pasadena ad USA ’94. Era stato proprio lui a portare con i suoi 5 gol totali e soprattutto con la doppietta in semifinale contro la Bulgaria di Stoičkov gli azzurri in finale ed è stato proprio lui a sbagliare il rigore decisivo. Altissimo sopra la traversa. Di qualche millimetro fuori dallo specchio, invece, il tiro nei quarti di finale a Francia ’98 contro i padroni di casa allo scadere dei supplementari, con l’Italia che poi viene eliminata, ironia della sorte, ancora una volta dopo la lotteria dei rigori. Baggio, quella volta, ha segnato ma non servì comunque. Il “Divin Codino” non ha lasciato il segno solo sul campo da calcio. Ambasciatore FAO, nel 2010 gli viene conferito il “Peace Summit Award”, riconoscimento assegnato annualmente da una commissione composta dai Premi Nobel per la Pace alla personalità che più si è impegnata verso i più bisognosi, per «il suo impegno forte e costante alla pace nel mondo e le relative attività internazionale». A Sanremo 2013, ha indirizzato una lettera ai giovani, che riproponiamo:

“A tutti i giovani e tra questi ci sono anche i miei tre figli

Per 20 anni ho fatto il calciatore. Questo certamente non mi rende un maestro di vita, ma ora mi piacerebbe occuparmi dei giovani così preziosi e insostituibili. So che i giovani non amano i consigli. Anche io ero così. Io però senza arroganza, stasera qualche consiglio lo vorrei dare. Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole.

La prima è passione. Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.

La seconda è gioia. Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci la sera intorno alla tavola apparecchiata. E proprio dalla gioia nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita.

La terza è coraggio. E’ fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale. E’ necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti, sapendo di aver dato tutto. Di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.

La quarta è successo. Se seguite gioia e passione, allora si può anche parlare anche del successo. Di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita quello che si è, nel modo migliore. Questo vale sia per il calciatore, per il falegname, l’ agricoltore o per il fornaio.

La quinta è sacrificio. Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia, che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori, grazie al sacrificio, che vi assicuro che non è una brutta parola . Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza il tempo della costruzione. Per questo bisogna allenarvi bene adesso: da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo, gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio, non fidatevi: è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni e la realtà.

Per tutta la vita ho fatto in modo di rimanere il ragazzo che ero che amava il calcio e andava a letto stringendo al petto un pallone. Oggi ho solo qualche capello bianco in più, e tante vecchie cicatrici, ma i miei sogni sono sempre gli stessi. Coloro che fanno sforzi continui, sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e seguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita ed è proprio questo che auguro a tutti voi ed ai miei figli.”

Grazie di tutto Roby e tanti tanti auguri! 

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