Il mercato musicale odierno da’ poco risalto a generi diversi da quelli che possiamo considerare “commerciali”. I Caron Dimonio sono un duo musicale che suona musica post punk/elettronica formato da Filippo Scalzo (basso) e Giuseppe Lo Bue (synth, drum machine, chitarra, piano e voce), giovani musicisti siciliani e bolognesi d’adozione.

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Come mai la scelta di questo genere musicale? Cosa vi ha spinto verso questa direzione?

Non c’è stato nulla che ci dovesse convincere, la musica ti arriva. Noi suoniamo in base alle nostre attitudini e al nostro modo d’essere. Il genere è post/punk con grosse influenze di elettronica e darkwave, non ci siamo messi a tavolino e deciso cosa fare, è stata una cosa spontanea sin da subito.

Da quanto tempo suonate insieme?

Dall’inizio del 2013, Giuseppe aveva scritto dei pezzi molto belli che ci hanno convinto sin da subito e dopo un po’ di tempo abbiamo deciso di registrarli dando vita alla prima demo, dopodiché abbiamo avuto buona risposta del pubblico da subito italiano prima ed estero successivamente. Noi cantiamo in italiano e ci ha stupito il fatto che comunque all’estero la risposta sia stata migliore. Adesso abbiamo un’agenzia booking che ci segue e in programma ci sono Russia, Canada, Francia, Svizzera, Austria, Polonia, Ucraina e Belgio, ci possiamo ritenere soddisfatti sotto questo punto di vista.

Quanti dischi avete pubblicato? Di cosa parlano?

Due! Il primo è “Gestalt” pubblicato nel 2014 e si riferisce alla percezione delle cose che ti stanno intorno e abbiamo legato questa percezione della realtà che è intorno a noi a questa filosofia che fa parte della psicologia; invece “Solaris” pubblicato nel 2015 è collegato al film di Tarkovskij dove i personaggi hanno a che fare con la materializzazione delle loro paure che emergono dal loro inconscio durante il sonno. Quindi è una sorta di confronto con cose con cui tu hai a che fare in modo inconsapevole o anche in maniera poco consapevole.

Quali sono gli artisti che più vi hanno influenzato?

Giuseppe: Di tutto, alla fine tutto ciò che ascolti in un modo o nell’altro finisce in quello che suoni. Quindi puoi andare dalla Darkwave al punk, al post punk, all’elettronica sia del passato che delle cose attuali. Ho ascoltato molto la musica anni ’90, adoro i Nirvana ad esempio anche se non ne esce fuori in maniera così chiara perché è mescolato con tante altre cose. Ho ascoltato molto i Pixies e i Mudhoney, adesso ascolto molta musica elettronica. Noi crediamo molto nel cantare in italiano in quanto è la nostra lingua e ci valorizza di più rispetto all’inglese.

Filippo: Io sono più legato agli anni ’80, gli anni ’90 li ho un po’ saltati. Mi piacciono molto Joy Division, gli Smiths e questa influenza si sente più chiaramente. Siamo molto variegati e questo ci ha aiutato e ci aiuta molto. E comunque cantare in italiano, come diceva Giuseppe, è meglio perché ha una quantità di termini molto più variegata rispetto all’inglese e comunque anche all’estero apprezzano questa nostra scelta.

Che programmi avete per il futuro?

Abbiamo in programma di pubblicare un terzo disco entro la fine dell’anno su cui stiamo ancora lavorando e di continuare il “Solaris Tour”, a maggio continueremo a suonare in giro ed entreremo in studio per le registrazioni.

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