Negli ultimi anni le donne hanno acquisito maggiore dignità nell’ambito lavorativo ma le disuguaglianze di genere sono ancora evidenti. Nell’ultimo biennio sono state registrate differenze di genere legate in modo particolare al livello di retribuzione. Servendoci dei dati raccolti dall’Osservatorio Job Pricing è facile constatare questo intollerabile gap. Gli uomini percepiscono una retribuzione annua lorda di 30.676 euro, le donne si fermano a 27.228 euro. Queste cifre sono estrapolate grazie al Gender Gap Report. Quest’ultimo ci consente di analizzare quali siano i settori lavorativi in cui la presenza del genere femminile è ancora minoritaria. Il dato che emerge è sconfortante: c’è una prevalenza del sesso maschile in 27 casi su 35. Questa predominanza si nota soprattutto nel mondo bancario, assicurativo e nel settore terziario. Proviamo a stilare un quadro maggiormente esaustivo servendoci delle fonti a nostra disposizione.

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L’Italia è al 49esimo posto su 145 Paesi analizzati dal World Economic Forum. Ci sono stati parecchi progressi rispetto al 2014, anno in cui il nostro Paese si trovava nella 69esima posizione. Emerge un ulteriore dato umiliante: per l’aspetto retributivo ci troviamo nella casella numero 109! Anche in tale caso c’è stato un miglioramento rispetto al 2015: in questa data ricoprivamo il 128esimo gradino. Andiamo ai dati positivi. La nostra Repubblica, citando ancora una volta il Gender Gap di JobPricing, ha visto una crescita percentuale da 11,6% nel 2012 a 27,6% nel 2015 delle quote rosa negli organi direttivi delle aziende italiane quotate in borsa. Dal 2004 al 2014 c’è stato un aumento di donne dirigenti e di figure altamente professionali a livello aziendale. Negli ultimi anni in particolari settori lavorativi, ad esempio in quello dell’arredamento, le donne guadagnano in media più degli uomini. Altri dati da non sottovalutare sono quelli elaborati da Manageritalia sul fronte delle pari opportunità. L’Italia è 41esima su 145 Paesi. E’ interessante cogliere questo indice poichè ci permette di delineare alcune situazioni che persistono ancora nella realtà italiana. C’è un forte pregiudizio nei confronti dei soggetti che devono svolgere per convenzione un determinato lavoro rispetto ad altri. Il 71% degli italiani ritiene che gli uomini abbiano meno competenza delle donne nei lavori domestici e il 43% sostiene che un padre debba mettere in primo piano la carriera lavorativa rispetto al mantenimento dei figli piccoli. Un importante salto in avanti si intravede attualmente nella crescita e nella nascita di imprese a conduzione femminile: secondo Bnl, nel 2015, il numero delle imprese fondate da donne è cresciuto di 14.352 unità. Cerchiamo di fornire un quadro parziale dei paesi della UE.  Secondo Il Sole 24 ore, nel 2014, una donna su cinque nell’Unione Europea di età compresa tra 25-49  e senza i bambini lavorava part-time (20,0%) contro l’8,2% degli uomini. Il gap è ancora più spiccato quando vi è la presenza di bambini: quasi la metà delle donne (45,1%) con almeno tre figli lavora part-time, contro il solo  7,0% degli uomini  nella stessa situazione.

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Riteniamo che siano stati realizzati diversi progressi nell’ambito lavorativo sotto questo punto di vista ma ancora la piena uguaglianza di genere nel mercato del lavoro italiano non si è pienamente compiuta. Le politiche volte alla tutela delle madri lavoratrici sono ancora troppo deboli ed inadeguate. Non ci sono  spesso strutture caratterizzate dalla presenza di asili nido e troppe donne lavoratrici lasciano il proprio posto di lavoro per dedicarsi interamente ai figli piccoli. Vige nel nostro paese la cultura del pregiudizio: le donne devono fare le madri, gli uomini invece possono ambire alla progressione di carriera nonostante siano padri. Condanniamo fermamente le campagne propagandistiche (vedi il Fertility day del settembre 2016) che non fanno altro che irridere le famiglie che tentano di mettere al mondo dei figli con la speranza di garantire loro un futuro migliore. Sono necessarie politiche concrete che tutelino ed incoraggino le famiglie a costruire dei progetti familiari e non semplici slogan politici. Per combattere le disuguaglianze di genere è determinante il dibattito giornaliero e la conoscenza di queste tematiche. Questioni del genere non vanno celebrate soltanto in occasione della festa della donna ma devono essere il nostro pane quotidiano. Per abbattere i pregiudizi deve esserci un cambio di mentalità, che si riuscirà a raggiungere solo nel momento in cui si realizzerà una rivoluzione culturale. E’ inutile celebrare l’8 marzo se ancora una buona parte degli italiani giudica in modo negativo una donna madre che decide legittimamente di ambire alla progressione di carriera o di mantenere il proprio posto di lavoro. Vi invitiamo ad esprimere le vostre opinioni nei commenti, poichè il dibattito è fondamentale per annientare il pregiudizio e lo sviluppo delle disuguaglianze.

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