Un referendum perso, una scissione, un congresso. Si consuma nel giro di pochi mesi la metamorfosi del PD. Da quella fredda notte di dicembre di tempo ne è passato. E le cose sono cambiate. C’è chi ha deciso di cambiare casacca, o meglio di cucirsene una nuova. Quella dei Democratici Progressisti di Speranza, D’Alema & Co. Una fuoriuscita, una scissione, inutile soffermarsi sulle parole. Dividersi ha fatto male, ma è stato un passaggio obbligato. La scelta di chi intuiva di dover rimanere per altri due lunghi anni in minoranza a vedere il Giglio Magico dettare la linea. E così approfittando di un sistema elettorale che darà un po’ di spazio a tutti, l’area più a sinistra si è presa i suoi spazi.

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Massimo D’Alema. Fonte repubblica.it

Ma qualcosa continua a cambiare. I compagni non ci sono. Bandiera rossa non suona più. E Matteo non si arrende, vuole riconquistare il popolo della Sinistra. Una Sinistra rinnovata, meno operaia più trendy. Questa è sempre stata l’impronta del segretario. E proprio ora con il Congresso qualcuno non aspetta altro che la rivincita dopo la sconfitta referendaria. E così via alle 3 mozioni: Matteo Renzi, Andrea Orlando, Michele Emiliano. Si apre lo scontro per rinnovare la segreteria del partito. E l’aria è aria di cambiamento. Aria di congresso. O forse è solo la primavera. Il PD si trova davanti ad uno snodo epocale: il 2017 è l’anno della scissione, l’anno del congresso e con ogni probabilità sarà l’anno delle elezioni politiche. Qual è l’obiettivo da darsi: l’obiettivo è più vicino di quello che sembra: innamorarsi di nuovo della politica. Non solo i militanti, ma anche e soprattutto simpatizzanti ed elettori. Innamorarsi ancora di quello che i più ormai ritengono sporco e pericoloso. Ma aspettarsi che sia la gente a venire dal Partito è anacronistico. “Esci partito dalle tue stanze” questo no, non è anacronistico. Va bene la società liquida, va bene la politica liquida, ma torniamo con la gente. Non per scendere in piazza a urlare slogan nosense. Non per fare i conferenzieri nei teatri. Non dai palchi, non nei palazzi. A fianco. A fare politica vera. Partito esci dalle tue stanze, e apri le porte. Apri i circoli, aprili al giovane universitario e alla casalinga in pensione. Parla la loro lingua. Non complicarti nei neologismi della politica. Cerca le proposte, perchè la migliore proposta politica si recupera con il confronto, tra chi amministra e chi viene amministrato, conciliando esigenze.

Matteo Renzi. Fonte ansa.it

Affermiamo diritti e li chiediamo a gran voce. Siamo la società dei diritti. Oggi si parla di giurisdizionalizzazione della politica. Rivendichiamo diritti davanti ai giudici ma si sono persi i canali tradizionali del dialogo politico. Recuperiamoli. Con le nuove tecnologie, con i social network per un nuovo approccio con chi diffida da noi. Perché la percezione che si ha di chi si impegna è che lo faccia per un fine secondario o che abbia le mani in pasta da qualche parte. Ricominciamo perché la gente non ci crede e vota con la pancia. Guarda Quarto Grado e prova un senso di godimento nell’indignarsi, nel polemizzare, nello sfanculare il politically correct. Chi gli sa dare risposte c’è. Si veste di verde o indossa spille 5 stelle. Ed è spregiudicato: chi nel gestire il movimento, chi nel giocare con le paure. Il quadro continua a prendere forma, e la tela è ormai quasi finita. Il disegno è terribile. E ci porta indietro di 70 anni quando il sonno della ragione ha generato i mostri peggiori del Novecento. Abbiamo perso la capacità di ascoltare. Abbiamo dimenticato il sapore del caffè.Ci siamo guardati allo specchio per troppo tempo. Siamo diventati troppo autoreferenziali. Matteo, Andrea, Michele: tornate amici dei ragazzi di strada.

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