Abbiamo scelto di rimanere volutamente in silenzio  in seguito alla drammatica storia di Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico a causa di un incidente, poiché riteniamo che non sia giusto cavalcare l’onda mediatica soltanto quando una determinata situazione viene data in pasto all’opinione pubblica attraverso i mezzi di comunicazione.  Dj Fabo è morto il 27 febbraio grazie ad una procedura di suicidio assistito in Svizzera .

Dj Fabo
Dj Fabo

Marco Cappato, politico italiano dei Radicali, lo ha condotto fuori dal proprio Paese per avere una morte dignitosa.  Soffermiamoci un attimo sul consueto marasma che si viene a creare dopo simili vicende. Noi italiani diamo importanza ad un fatto soltanto quando raggiunge ampia risonanza mediatica per poi accantonarlo in un batter d’occhio. Tutti improvvisamente diventiamo giudici, saccenti e conoscitori di verità assolute. D’altronde il cittadino rispecchia la propria classe politica. Non sono mancate le immediate prese di posizione dei politici, tutti pronti a scagliarsi a favore o contro l’eutanasia e disponibili teoricamente a smuovere un iter legislativo immobile. La classe dirigente, dopo episodi simili, sembra prendere di petto il dibattito sull’eutanasia e sulla valenza del testamento biologico ma dopo il placarsi del caos mediatico tutto finisce in una grande bolla di sapone. Un quadro simile si è presentato in seguito a casi individuali come quello di Antoniani, Welby ed Englaro.

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Marco Cappato. Fonte marcocappato.it

A che punto è la legge italiana? Neppure ai nastri di partenza. Nel frattempo sempre più italiani decidono di emigrare in altri paesi per avere una degna morte. Oggi ci sono ben sei proposte di legge che sono state depositate in Parlamento e due di queste sono in discussione in Commissione Affari Costituzionali della Camera: la prima è stata presentata da cinque deputati di Possibile, Brignone, Civati, Maestri, Pastorino e Matarrelli; la seconda da tutti i deputati del Movimento 5 Stelle. Un passo in avanti c’è stato. Dopo un anno di lavoro le due proposte risultano unificate. Anche in questa circostanza l’iter legislativo subirà rallentamenti? Consideriamo che sia un diritto fondamentale morire dignitosamente nella propria terra. Una persona afflitta da malattie incurabili deve essere libera di scegliere il momento in cui lasciare una vita fatta di stenti e di sopravvivenza. Elemento basilare per l’applicazione di tale diritto è il testamento biologico. Anche su tale tema l’Italia è in una fase di stallo. Cos’è il suddetto testamento? Non è altro che una dichiarazione di volontà da parte di una persona, trasmessa in una condizione di lucidità mentale, sulle terapie che intende affrontare o meno nel caso in cui dovesse essere incapace di esprimere il proprio ocnsenso poichè affetto da malattie o lesioni traumatiche irreversibili o invalidanti che lo costringerebbero a trattamenti con macchinari che provocano impedimenti gravi alle relazioni vitali. Tale vuoto legislativo deriva anche dalla mancata ratifica della Convenzione di Oviedo, trattato internazionale sulla bioetica redatto nel 1997 su proposta del Consiglio Europeo. Il Parlamento italiano ha recepito la Convenzione nel 2001 ma non è mai stata ratificata ed è come se non facesse parte del nostro ordinamento.  Diversi comuni stanno iniziando a dotarsi di registri per il testamento biologico. Il comune di Reggio Calabria, ad esempio, dal 2015 ha introdotto tale strumento, consentendo ai reggini di esprimere le proprie volontà in merito ai trattamenti sanitari relativi al “fine vita”. Ma ancora oggi non esiste una legge nazionale che disciplini organicamente l’eutanasia ed il testamento biologico. Siamo consapevoli del fatto che prima di giudicare bisognerebbe essere a contatto con esperienze dirette. Colui che scrive ha visto gli occhi della sofferenza di un proprio caro, il suo sentirsi un macigno per i propri familiari ed il suo desiderio di smettere di vivere in quanto non più uomo. Vivendo sulla propria pelle tale dolore è facile percepire lo stato d’animo del soggetto coinvolto: un uomo che ha perso la propria vitalità e che è diventato un unico corpo con il suo soffocante letto.

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Fonte sardegnaoggi.it

Speriamo vivamente che la storia di Dj Fabo possa muovere le coscienze della classe dirigente perché è impensabile che in un’epoca così avanzata non si abbia neppure il diritto ad una morte nobile. Le dichiarazioni politiche lasciano il tempo che trovano: è ora di dare risposte! Non è ammissibile che per l’ennesima volta tutto svanisca in una gigante e deprimente bolla di sapone.

 

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